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    2 SETTEMBRE 2010 - EDITORIALE HOUSE LIVING AND BUSINESS
    La ricetta della nuova finanza è continuare con le bolle

    Wall StreetDi Bolla in bolla abbiamo trascorso gli ultimi 12 anni tra euforia e depressione. L’euforia ce la procurava la bolla man mano che si gonfiava. La depressione ci assaliva tutte le volte che la bolla scoppiava: come dopo la mania di Internet del 2000 (se Greenspan, nel 1996, invece di limitarsi a denunciare l’esuberanza irrazionale delle borse avesse tre anni dopo ribadito la demenzialità delle quotazioni dei titoli Internet e tecnologici e intrapreso qualche azione per frenare l’eccessiva liquidità dei mercati …); dopo che i prezzi delle case in America, in Gran Bretagna, Spagna o in Australia, ricominciavano a scendere dal 2007; dopo che tutta la liquidità che s’era creata in anni di euforia finanziaria era diventata carta straccia tra il 2007 e il 2008. E la depressione che ci hanno procurato le due ultime bolle rischia di non essere solo psicologica, perché da quella che è stata definita la peggior recessione dagli anni Trenta a una nuova Grande Depressione il passo è breve. E non può essere attribuito alla sorte se gli ultimi 20 anni sono stati particolarmente critici per la finanza internazionale; in balia dei derivati, con il culto del debito, anzi della leva finanziaria come lo si definiva per dargli una connotazione virtuosa. Ma un ventennio (ed oltre) in cui la finanza ha predominato su tutte le attività industriali e commerciali, ha potuto affermarsi perché sono mancate le regole e agli “alchimisti” sparsi nelle banche d’affari e commerciali s’è lasciato fare di tutto: in nome del profitto, del valore per l’azionista e persino della finanza “democratica”, quella dei mutui subprime. E nella nuova era della Finanza la ricetta per uscire dalla grande crisi sembra essere quella di crearne altre ancora… ma … … La crisi finanziaria ci ha avviato verso una rivoluzione energetica e culturale, infatti questa non è solamente una crisi finanziaria. Lasciando da parte i cambiamenti climatici e la geopolitica dell’energia, si può supporre una successione di almeno tre crisi: finanziaria, economica e culturale. La prima, quella finanziaria, come abbiamo imparato, rende tutti un po’ più poveri: le persone perdono i loro risparmi in azioni o titoli e i beni immobili diminuiscono le rendite. La seconda crisi nasce dalla mancanza di liquidità alle imprese ed è quella economica. Si perdono posti di lavoro e con essi la prospettiva di avere un futuro migliore del presente. Non è ancora la depressione, si può ancora avere la speranza che il sistema si auto-rigeneri e che si trovino altri lavori e altre prospettive in nuovi mercati che si apriranno. Il fatto ad esempio che si assista ciclicamente a crisi in alcuni settori in concomitanza ad innovazioni tecnologiche potrebbe far pensare che anche questa volta la situazione si risolverà in alcune chiusure di attività e in nuove aperture. Che, insomma, potrebbe comportare solamente un rinnovamento di alcune imprese.
    Ma la vastità del cambiamento porta all’ultima crisi, quella culturale, che poi è quella che conduce le persone alla depressione. La depressione è il punto di non ritorno. Il punto che si può oltrepassare solo cambiando radicalmente il presente inventandosi nuove strade. E bisogna avere il coraggio e la forza per inventare queste nuove strade riuscendo ad immaginare nuovi sogni e, soprattutto, nuovi valori. La depressione è la paralisi dell’azione, l’attesa che qualcun altro risolva una situazione che non siamo in grado di gestire autonomamente. Perché per cambiare bisogna riconoscere che la strada finora seguita non era quella giusta, i valori su cui si fondava il significato delle nostre azioni non erano quelli condivisibili dagli altri….

    Per concludere in bellezza … a Ottobre nascerà un nuovo fondo immobiliare, è allo studio di Bankitalia, dove gli Istituti di credito faranno confluire gli immobili (soprattutto residenziali) di quei clienti che non riecono più a pagare il mutuo. Pensate li chiamano in gergo tecnico “sofferenze” …
    Le banche, certo, non vogliono restare con il cerino in mano dopo che il sistema bancario nazionale ha sospinto e nutrito con centinaia di miliardi questa “bolla” e adesso rischia di trovarsi con un capitale immobiliare inutilizzabile e senza quel flusso costante di contante. Per la cronaca il 50% dei 24mila debitori che hanno chiesto di sospendere il mutuo è delle regioni del Nord.

    Tutto questo è definibile con una sola parola, spazzatura.

    Milano, 2 Settembre 2010
    Giovanni Pivetta
    HOUSE, LIVING AND BUSINESS



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