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Sale il valore della casa certificata
in classe “B” e “A”
Il Risparmio energetico fa apprezzare
l'immobile del 25/30% in più
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Il mercato immobiliare non è più caratterizzato da una domanda puramente quantitativa, oggi lo stesso si connota per una domanda sostanzialmente qualitativa.

È appena iniziata un’epoca nuova contrassegnata da profondi mutamenti e processi innovativi, in via di sviluppo, che stanno rapidamente trasformando i caratteri prevalenti di concezione urbanistica della città, di un approccio ecologico nella sostenibilità ambientale, di investimento immobiliare, metodologia costruttiva e filosofia abitativa.
Il concetto della qualità di un manufatto edilizio riguarda molto da vicino il tema della certificazione energetica: un edificio che è in grado di garantire un elevato livello di comfort, abbattendo nel contempo le dispersioni energetiche, è verosimilmente un manufatto ben costruito, con “buoni” materiali e “a regola d’arte”, ben coibentato e ben progettato.
Le costruzioni esistenti sono collocabili, di massima, in classe “E”, Il divario quindi con le nuove costruzioni, in classe “A” e “B”, può risultare particolarmente rilevante anche per immobili ubicati nelle grandi città che assumono valori unitari molto elevati, ma è certamente più sensibile per le unità di costo relativamente contenuto, incidendo sull’apprezzamento delle stesse, per un plusvalore del 25-30%.

La classificazione energetica degli immobili: Consumo annuo/metro quadrato

Classe A+ Meno di 16,25 Kwh
Classe A tra 16,25 e 32,5 Kwh
Classe B tra 32,5 e 48,75 Kwh
Classe C tra 48,75 e 65 Kwh
Classe D tra 65 e 81,25 Kwh
Classe E tra 81,25 e113,75 Kwh
Classe F tra 113,75 -162,5 Kwh
Classe G oltre 162,5 Kwh

Consuma la tua casa?


L’attestato di certificazione energetica è un documento che stabilisce il consumo di energia per il riscaldamento invernale e pone l’edificio in analisi in una classificazione in base al valore del consumo.

Il consumo degli edifici dipende da molti fattori:

1. dal tipo di muri e di isolamento,
2. grado di illuminazione,
3. dalle ore di esposizione al sole,
4. dall’ampiezza delle finestre.

Nell’attestato possono essere indicati anche possibili interventi migliorativi delle prestazioni energetiche del sistema edificio-impianti.
L’obbligo può sembrare un ennesimo passaggio burocratico, ma è stato introdotto da una normativa europea con scopi precisi, come quelli di:
1) fornire agli acquirenti e ai locatari di immobili un’informazione oggettiva e trasparente delle caratteristiche e delle spese energetiche dell’immobile

2) informare e rendere coscienti i proprietari degli immobili del costo energetico legato alla conduzione della casa in modo da incoraggiare interventi migliorativi dell’efficienza energetica.


L’attestato di certificazione energetica è un documento che stabilisce il consumo di energia per il riscaldamento invernale e pone l’edificio in analisi in una classificazione in base al valore del consumo.
Quanto costa e chi può rilasciarla 
La certificazione energetica:

Può essere rilasciata da ingegneri, architetti, geometri;
costa da 400 a 1.000 euro, in media, per un singolo appartamento. 
Ma se attesta una buona efficienza ha anche un valore aggiunto non trascurabile, perché una casa per cui si possono attestare buoni consumi ha maggiore vendibilità sul mercato. I costi poi possono essere abbattuti drasticamente con certificazioni cumulative: è possibile ad esempio far certificare tutto il condominio. L’attestato di certificazione energetica ha una validità massima di 10 anni a partire dal suo rilascio ed è aggiornato a ogni intervento che modifica la prestazione dell’edificio o dell’impianto in termini di assorbimento di corrente.

C’è l’obbligo della certificazione, non la sanzione

La legge stabilisce che è obbligatoria la dotazione, ma non c’è obbligo di allegare la certificazione al momento del rogito. In tutti i casi il notaio al rogito deve rendere noto alle parti che esiste questo obbligo di dotazione e deve invitarle ad accordarsi su come procedere: la legge non dice che la dotazione debba essere precedente alla compravendita e nemmeno che il certificato debba essere pagato dal venditore. Sono, quindi, validi accordi con cui si preveda che l’acquirente farà fare poi a sue spese la certificazione. È però importante, sottolineano i notai, che l’acquirente sia informato del problema prima di entrare in possesso della casa. Il rischio, altrimenti, è che si possa successivamente rivalere sul venditore avviando un’azione civile per danni. Altra cosa che “indebolisce” consiste nel fatto che non sono previste sanzioni: le sanzioni ci sono se l’immobile è venduto dal costruttore, ma non nelle transazioni tra privati.