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Roberto Cuoghi Hammer Projects
in nome del “Dio Padre” infernale
Ali Subotnick, la "talent scout" innamorata degli italiani Perrone, Tuttofuoco, Golia, Cattelan, Vanessa Beecroft
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L’Hammer Museum di Los Angeles ha portato in mostra Roberto Cuoghi Hammer Projects, la prima personale dell’artista italiano in un museo statunitense, a cura di Ali Subotnick.

Roberto Cuoghi Hammer Projects ha esposto una serie di autoritratti e una scultura in marmo di Carrara della divinità assira Pazuzu, versione ridotta di quella presentata nel 2008 nella mostra Šuillakku al Castello di Rivoli. La statua deriva da un piccolo esemplare conservato al Louvre che Cuoghi, grazie ad una particolare tecnica di scansione laser, ha ingrandito fino a raggiungere gli oltre sei metri di altezza e ha accompagnato con un’installazione sonora ispirata alle lamentazioni assire. Al centro della produzione di Cuoghi il concetto di trasformazione, di metamorfosi e la messa in questione della nozione di identità personale: in un’azione ormai diventata leggenda, l’artista decise di seguire per sette anni la routine quotidiana di suo padre fino a somigliare in tutto e per tutto ad un uomo di mezza età.

House living and business ha intervistato Ali Subotnick, curatrice della mostra.

Come è venuta in contatto con l’opera di Cuoghi?

Conosco il suo lavoro da diversi anni grazie a Massimiliano Gioni – critico e curatore italiano. Nel 2005 avevamo esposto le sue opere alla Wrong Gallery – la Wrong Gallery, il più piccolo spazio espositivo di New York, è un progetto lanciato nel 2002 da Ali Subotnick, Maurizio Cattelan e Massimiliano Gioni. La galleria, definita come “the back door to contemporary art” (la porta sul retro dell’arte contemporanea), si è spostata nel 2005 alla Tate Modern di Londra. Sono rimasta molto colpita dall’unicità dei lavori di Cuoghi: fa qualcosa di completamente diverso da tutti gli altri. La sua produzione è enigmatica, fresca ed originale.

Com’è nata l’idea della mostra e qual è il suo fulcro?

Abbiamo lavorato a questa personale per diversi anni e il fulcro è cambiato con il passare del tempo. Originariamente volevamo esibire un lavoro di animazione che sarebbe girato di 60 gradi nella galleria, ma c’era bisogno di una tecnologia speciale che non siamo riusciti a ottenere. Abbiamo quindi cambiato marcia e ci siamo indirizzati verso una serie di autoritratti. In questi lavori Roberto cerca di immaginare come sarebbe stato se avesse fatto qualcosa di differente nella sua vita, che persona sarebbe diventata. Un’intera stanza è dedicata a questi autoritratti-non autoritratti, in quanto, allo stesso tempo, ritraggono Roberto e una persona diversa da lui. Al centro della galleria c’era una versione più recente e più piccola della statua del demone assiro Pazuzu. La scultura è alta circa due metri ed è scolpita in marmo nero di Carrara.

Esponete anche l’installazione sonora che accompagnava la statua di Pazuzu al Castello di Rivoli?

In occasione della mostra Šuillakku del 2008, Cuoghi aveva presentato anche una lamentazione per la caduta della città assira di Ninive. L’artista aveva composto la parte sonora e il testo, prendendo spunto dalle ricerche degli archeologi e affidandosi alla propria immaginazione. Aveva inoltre personalmente realizzato gli strumenti musicali e trasformato se stesso in un coro di centinaia di persone moltiplicando e mutando la propria voce.
No. In realtà l’installazione sonora e la statua sono opere separate, anche se sono state esposte assieme ed evidentemente sono legate, in quanto entrambe ispirate alla cultura assira.

Michael Glover, critico del giornale britannico The Independent, in merito all’installazione sonora Šuillakku, esposta all’ICA nel 2008 titola: «In nome di Pazuzu, fermate questo baccano spaventoso». Come risponderebbe?

Io l’ho sentita solo su CD ma in mostra l’installazione è composta da 30/40 altoparlanti disposti in cerchio ed effettivamente è un baccano spaventoso… però è così che l’opera è stata concepita! È una cacofonia di sorgenti sonore differenti che ti assale d’un colpo. Non voleva certamente essere una dolce melodia ma una lamentazione per la caduta di una civiltà!

Questa è la prima personale di Roberto Cuoghi in un museo statunitense. Le sue opere sono conosciute negli USA?

Non molto, oltre alla Wrong Gallery ha esposto in una collettiva curata da Massimiliano Gioni al New Museum di New York un paio di anni fa. Il pubblico americano lo conosce solo se ha visto sue mostre in Europa, per questo sono molto contenta all’idea di poterlo presentare qui a Los Angeles. Alcuni collezionisti e curatori, d’altra parte, sono stati felici di poterlo finalmente incontrare di persona. Ha sempre avuto un’aura di mistero che lo circonda, soprattutto per aver deciso a venticinque anni di intraprendere quel famoso processo di trasformazione che lo ha portato a diventare praticamente suo padre…

Quale, a suo parere, il fulcro della sua produzione artistica?

La volontà di esplorare il concetto di trasformazione e i suoi limiti è sempre stata al centro del lavoro di Roberto. È costantemente alla ricerca di novità e modifica in continuazione la sua immagine, e le immagini degli altri, per verificare cosa può succedere in questo processo di cambiamento. La metamorfosi è davvero la chiave di tutta la sua produzione.

Come è percepita negli Stati Uniti l’arte contemporanea italiana?

Probabilmente non sono la persona migliore a cui porre questa domanda visto che lavoro da anni con Maurizio Cattelan - uno dei più quotati tra gli artisti italiani viventi, famoso per opere e interventi molto provocatori, quali il dito medio installato in Piazza Affari nel settembre scorso – (ride)… Sono meno oggettiva, proprio perché conosco l’arte italiana molto bene… oltre a Maurizio, molto apprezzata e conosciuta è Vanessa Beecroft - performance artist italiana. Il soggetto principe delle sue opere è il nudo femminile – così come Piero Golia - nato a Napoli, la sua produzione artistica è incentrata sulla poetica del gesto estremo ed eroico – che ora vive a Los Angeles. Diego Perrone – nato ad Asti, vive e lavora tra Asti, Milano e Berlino. I suoi lavori spesso ruotano attorno alle icone della cultura popolare – Patrick Tuttofuoco - nato a Milano, dove attualmente vive e lavora, è uno tra i più interessanti giovani artisti emergenti del momento - e Roberto Cuoghi sono un po’ meno conosciuti e meriterebbero più attenzione. Sicuramente, in Italia avete una scena artistica contemporanea molto ricca e dinamica.