Sono un teorico del rapporto architettura e luogo. Prima di costruire, bisogna capire lo spirito e le caratteristiche di un ambiente. L’architettura deve definire un luogo a partire da ciò che quello stesso luogo era prima dell’intervento artistico.
Gli architetti hanno una responsabilità sul luogo. L’architetto è un agente che trasforma la crosta terrestre. Negli ultimi cinquant’anni si è costruito tantissimo e in tanti casi il contesto non è stato rispettato. La natura infatti ha reagito in modo violento, ribellandosi.
Una volta, durante l’epoca fascista, si pensava che i monumenti avessero un ruolo a sé stante. Ma non è così, perché prima di costruire, bisogna conoscere la storia di un luogo. L’architetto deve considerare il contesto. Il contesto deve influenzare il suo lavoro: un’opera non è isolabile dal luogo.
Pochi architetti guardano il contesto. In Italia la cultura della città non è rispettata né considerata. Le archistar, gli architetti dello star system, non guardano l’ambiente. Se ne fregano dei cittadini e scatenano così i loro malumori.
La nuova Fiera di Milano fa rimpiangere quella vecchia. Prima c’era un complesso di edifici diversi in armonia tra loro. Ora è una galleria, dove d’estate fa anche molto caldo. Ma non avrebbe senso spendere dei soldi per un impianto d’aria condizionata. L’Ara Pacis a Roma è un altro esempio negativo. I volumi sono sproporzionati. Il classico esempio della smania dell’architetto che vuole solo apparire. Un italiano in linea con lo star system è l’architetto Massimiliano Fuksas.
Fuksas è un violento.
Non so se lo è anche nella vita privata, sicuramente lo è nelle forme. Lui non analizza il luogo. Sorprende ed è imprevedibile. Non è architettura: l’architettura valida nasce dall’analisi del contesto.
No!
Le opere architettoniche devono migliorare la vita dell’uomo attraverso la bellezza e la funzionalità. Non bisogna mettere gli edifici in primo piano. L’architettura dovrebbe essere funzionale. Ora invece sembra che non esista e non serva più. A Roma è stato inaugurata la sede del MAXXI, il Museo d’Arte Contemporanea realizzato dall’archistar Zaha Hadid, la quale ha detto “vorrei dare ai visitatori l’impressione di andare alla deriva”. Ma questo non ha alcun senso quando si realizza una galleria d’arte: infatti ora bisogna trovare delle soluzioni per riuscire ad esporre i quadri.
Un buon esempio di architettura sono le residenze realizzate dall’architetto Cino Zucchi a Milano: sono in un quartiere con poco valore storico – il Nuovo Portello, hanno poco in linea con l’ambiente, ma ricordano le case di ringhiera milanesi. È riuscito a rispettare l’anima della città. Ogni città ha il suo carattere e l’architettura che non rispetta il luogo, priva la città del suo valore e demoralizza i cittadini.
Celebrare il sé può anche essere corretto, ma fino a un certo punto. Bisogna tener conto delle responsabilità. Il quadro è un ornamento, se non piace si può staccare; l’architettura non possiamo rifiutarla. Gli artisti quindi devono essere prudenti.
Sì, ma deve esserci armonia nelle forme e tra gli edifici. Nel costruire la Moschea a Roma, ho cercato di realizzare una moschea romana utilizzando materiali e forme già esistenti ma che avessero senso anche per gli islamici. Ho usato così due linguaggi diversi, ma li ho fatti dialogare. Realizzarla è stato facile, perché intorno c’era un fiume. Ma anche quando un’opera si inserisce tra altri edifici l’architetto ha la responsabilità di creare un dialogo. Il moderno può dialogare con lo storico.
Prima di pensare di creare un bosco in piazza del Duomo, bisogna ripercorrerne la storia. Prima la piazza era proporzionale al monumento, poi quando è nata la Galleria Vittorio Emanuele II la piazza è diventata rettangolare, di tipo ottocentesco e ha perso il rapporto diretto con l’edificio. Oggi creare una zona verde potrebbe essere la giusta soluzione visto che la piazza è esageratamente allargata. Un bosco invece non avrebbe senso, sarebbe eccessivo e la frase di Renzo Piano voleva solo essere polemica. Io sono favorevole a una riconfigurazione dello spazio. Ma non si farà nulla, ci sono troppe idee diverse nel mondo dell’architettura.
I concorsi sono necessari, ma ciò che conta davvero sono i giudici. Non devono essere faziosi, ma competenti. Non devono valutare gli edifici solo dal punto di vista estetico, anche perché accordarsi sulla qualità estetica è difficile. Durata, funzionalità e bellezza sono i principi da considerare. Come ha insegnato Vitruvio.