
Peter Calthorpe, però, a differenza di Léon Krier, altro architetto del Nuovo Urbanesimo, non condanna i grattacieli e gli skyline verticali, o almeno non a priori, e considera l’ascensore una delle migliori forme di trasporto pubblico.
Non si sbilancia, non dice quale architetto butterebbe giù dalla torre né quale architettura brucerebbe, se ne avesse le possibilità. Condanna però gli architetti moderni perché Vedono i propri palazzi come oggetti isolati e non hanno il pregio di essere modesti. Apprezzato dal sindaco di Roma Gianni Alemanno, che l’ha voluto con sé in un workshop dedicato al futuro delle città, si sbilancia sul comportamento degli italiani; sono più bravi degli americani, devono però ridurre l’uso delle auto e smettere di costruire grattacieli perché Modernità e altezza non sono sinonimi. Almeno in Europa.
Il Nuovo Urbanesimo si fonda sulla tradizione storica, su come abbiamo costruito le città, si basa su una combinazione di cultura ed ecologia, è ciò che io chiamo a misura d’uomo. Certe cose non cambiano col passare del tempo, come la distanza che una persona può tranquillamente percorrere a piedi. Queste sono cose che non cambiano, come la struttura delle nostre città… la forma delle nostre città è una struttura senza tempo e dobbiamo mantenerla. Detto questo, la tecnologia ha un impatto enorme sulle nostre città e quindi, con l’avvento del treno, le città sono cambiate, così come con l’avvento dell’automobile. E a questo punto il Nuovo Urbanesimo diventa il tentativo di prendere la parte migliore di ciò che avevamo nelle nostre città tradizionali e trovare il modo di metterla in relazione con le moderne realtà e le moderne tecnologie. Il che significa che non possiamo bandire le automobili, non possiamo ignorarle, ma possiamo trovare forme urbane che mettano d’accordo pedoni, trasporto pubblico e una forma urbana memorabile senza al contempo dimenticarci delle automobili. È un problema davvero più complesso e pieno di insidie, non è facile affrontare entrambi questi aspetti piuttosto che solo uno o solo l’altro. Il tradizionalista classico direbbe che dovremmo rinunciare all’automobile e tornare a città costruite per pedoni e trasporto pubblico. Il modernista invece direbbe che l’automobile è la tecnologia del nostro tempo e che dovremmo accoglierla e cambiare l’ambiente intorno, che è esattamente ciò che i modernisti hanno fatto…
È più facile essere semplicistici e tornare indietro del tutto, rigettare le moderne tecnologie come l’automobile, e costruire città fatte solo per pedoni e trasporto pubblico, oppure essere come i modernisti, che hanno rigettato le città tradizionali e cercato di renderle compatibili al 100% con le automobili, ecco perché ci ritroviamo con i sobborghi attraversati da autostrade, cosa che qui negli Stati Uniti conosciamo molto bene. E certamente anche in Italia vi sono certe configurazioni incentrate più sull’automobile, nella periferia delle città. Io penso che la vera sfida del Nuovo Urbanesimo sia quella di cercare di trovare una sintesi razionale fra le due: non rinunciare alla forma urbana storica e pedonale, ma al contempo trovare un modo per incorporare le linee moderne e la tecnologia.
Sì e no! Come ho detto, il lavoro che abbiamo fatto sia qui sia all’altro capo del mondo è stato questo… esiste una sorta di forma ideale che rispetta i pedoni e la comunità locale, ma deve simultaneamente mettere d’accordo le realtà sia dell’automobile sia della vita moderna. E quindi deve cambiare, dev’essere diversa. Non può essere una semplice replica…
Già. Ovviamente le persone vogliono più spazio, vogliono palazzi più confortevoli e posseggono automobili. Quindi la sfida della progettazione urbana è fornire benefici ecologici a livello sociale e umano al contempo, combinare queste con altre cose non è affatto semplice. È un mix piuttosto complesso.
Sì. Beh, direi che ha ragione.
Dobbiamo trovare un modo per rendere la tradizione attuabile oggi. Abbiamo delle sfide ambientali, il surriscaldamento globale, l’uso dell’automobile, le emissioni di carbonio… che sono al di fuori del sostenibile. Inoltre, la congestione del traffico crea l’insostenibilità. Quindi dev’esserci un modo per bilanciarla, non gettarla via completamente, ma trovare dei modi per limitarla e dirigerla.
Beh, ecco in che cosa mi differenzio da Léon. Io realizzo progetti in tutto il mondo, in luoghi in cui si costruiscono anche palazzi alti. Penso che i palazzi alti… penso che gli ascensori siano una delle migliori forme di trasporto pubblico che abbiamo, in termini di tecnologia, e penso che i palazzi alti siano un’opportunità.
Per… beh… strade belle da percorrere per i pedoni e grandi spazi pubblici. Detto questo, io ritengo che l’architettura debba rispettare l’ambiente in cui viene realizzata. Quindi in una città storica europea non penso ci sia posto per le grandi altezze, in molti altri paesi però ritengo che sia davvero appropriato, nelle nuove città. Molto spesso le torri vengono associate a una mancanza di progettazione urbana a livello stradale. Ritengo ad esempio terribili le torri in un contesto di parco, perché lasciano uno spazio pubblico amorfo e poco funzionale.
Per esempio Vancouver, in Canada, ha un bellissimo skyline con palazzi alti, mentre nelle strade si allineano piccole e “preistoriche” casette a schiera… questo crea perfetta armonia fra tradizione e modernità.
No, io ritengo che non ci sia né lo spazio né un bisogno reale di grattacieli in città storiche, per il semplice fatto che trasformerebbero negativamente lo skyline. Voglio dire, le persone hanno memoria e identità, due aspetti molto importanti della progettazione urbana, l’integrità delle città storiche italiane dovrebbe essere rispettata.
Beh, come ho già detto, esistono molti modi di lavorare rispettando in ogni luogo sia la storia che il contesto. Penso che potreste creare nuove città e lì, se fatte con la dovuta cura, potrebbero essere costruiti palazzi oltre i quattro piani, ma non credo che ne abbiate bisogno. Poi, molto francamente, i grattacieli sono molto costosi e quindi diventa anche una questione economica. La modernità, la vita moderna, non dipende dal fatto di costruire grattacieli o palazzi alti.
Io non mi limiterei a tre piani, anche cinque vanno bene. E con quella densità… se la progettazione urbana è ben fatta, si può raggiungere una buona densità, abbastanza intensa da sostenere il trasporto pubblico. Vede, per me l’aspetto cruciale è: c’è sufficiente densità e spazio pubblico di qualità perché le persone non si muovano sempre in auto e i servizi siano abbastanza vicini da essere raggiunti a piedi? La risposta è: sì, si può, e non c’è assolutamente bisogno di estendersi in altezza per risolvere questo problema.
Beh, direi che c’è molto potenziale. Mettiamola così: dalla seconda guerra mondiale in molti luoghi abbiamo costruito comunità che sono davvero poco funzionali, comunità che sono costruite solo intorno all’automobile… Dobbiamo correggere quell’errore, dobbiamo fare in modo che sia le case che gli esercizi commerciali siano a misura di pedone, investendo di più nel trasporto pubblico. Quali sono i problemi che possiamo risolvere? Possiamo certamente risolvere alcuni dei problemi sociali che affliggono le persone. Non ha nulla a che vedere con l’educazione civica, ci sono problemi di fronte ai quali il Nuovo Urbanesimo non può fare nulla, come quelli economici e sociali, ma in termini ambientali può fare molto.
Non penso che da solo il Nuovo Urbanesimo possa affrontare le disuguaglianze. Da solo non può risolvere la maggior parte delle lotte che combattiamo, come il razzismo. Ovviamente esistono grandi problemi per i quali il Nuovo Urbanesimo non è lo strumento giusto. Possiamo però fornire case più abbordabili, uno stile di vita più accettabile, ma non cambiare le disparità economiche che le nostre culture contengono.
Dobbiamo diminuire la nostra dipendenza dall’energia, più che altro a causa del cambiamento climatico e del potenziale devastante che avrà. Ridurre il consumo energetico significa cambiare il nostro modo di vivere e la forma di urbanizzazione in cui viviamo. Abbiamo bisogno di palazzi che siano intelligenti in termini di energia, e in questo senso i nostri palazzi moderni si differenziano molto da quelli medievali che, come sa, non erano molto efficienti in termini di riscaldamento e rinfrescamento. Lo stesso vale per i pedoni, dobbiamo migliorare il trasporto pubblico con soluzioni sempre più tecnologiche che possano farci risparmiare molta energia. Ritengo quindi che ci siano molte strategie basilari in grado di ridurre la nostra dipendenza dall’energia. Una buona passeggiata può aiutare a cambiare il microclima e condizionare la quantità di energia che i nostri palazzi richiedono. Tutto questo può contribuire in molti modi.
Ride… il mio motto è… beh, in realtà ho dei problemi a semplificare le cose. Less is more… in termini di risposte sì, potrebbe essere il mio motto. Conservazione, prima di tutto, direi che è la parola a cui mi sento più vicino. Conservazione prima di tutto, nel senso che dobbiamo ridurre la nostra dipendenza dalle risorse e dall’energia e possiamo farlo in maniera molto più economica. Costa sempre meno risparmiare energia che produrne di nuova, anche se è solare o eolica.
Penso che la crescita sia sostenibile quando in primo luogo ripara gli ambienti danneggiati. Quando progettiamo, anziché guardare a nuove aree, la prima cosa che bisogna fare è quella di prendere le aree suburbane esistenti e povere e rimetterle a nuovo. E naturalmente dobbiamo ricollaudare i nostri palazzi con tecniche di conservazione dell’energia. Per cui sistemare ciò che già c’è, penso sia sempre il primo passo per un futuro sostenibile. Diventare meno dipendenti dalle automobili è un altro enorme passo per la sostenibilità nel lungo periodo.
Penso che lavorare con l’ambiente a livello locale, come anche a livello globale, sia la sfida della prossima generazione. Dobbiamo trovare un modo per vivere in abbondanza e saggezza, senza consumare tutte le risorse che abbiamo.
Sì, sì, sì.
No, penso che ne valga la pena e sia un buon obiettivo. È assolutamente giusto.
No, sono d’accordo con quegli obiettivi che ha elencato. Penso che siano obiettivi giusti. Non conosco i dettagli e quindi non posso commentare che tipo di palazzi il sindaco stia proponendo, anche se ricordo che alla conferenza, quando è emerso l’argomento, non ha enfatizzato né propensione né rigetto per costruzioni alte.
Beh… a Roma nello specifico bisogna aumentare il trasporto pubblico, specialmente nei sobborghi. E penso che i sobborghi debbano essere conformati intorno alle reti di trasporto più che intorno alle autostrade.
Sì, eccome, è un grande problema. Bisogna coinvolgere sia gli standard di design sia un maggiore investimento pubblico in sistemi potenziati di trasporto.
No, penso che il modello per Roma debba essere Roma. Voglio dire, lo standard storico di Roma è uno dei posti più straordinari del pianeta e beh… è interessante che tutti i romani vogliano vivere nella zona centrale, quindi perché non dare ai sobborghi una forma altrettanto valida e funzionale dal punto di vista pedonale e di trasporto del centro storico? Perché non utilizzare gli stessi principi? Perché non costruire piazze e quartieri percorribili a piedi nei sobborghi nello stesso modo in cui si è creato il centro storico?
Sì, il cambiamento è sempre molto molto difficile e le persone sono spaventate dal cambiamento e il cambiamento costa denaro. Quindi vi sono sono due grandi ostacoli. Ma andare nella corretta direzione e avere una visione chiara, penso che sia sempre di grande valore.
No, non camminiamo molto! Penso che le persone siano vittime del proprio ambiente. Se sei in un ambiente in cui le tue mete sono troppo lontane e la strada percorribile a piedi è poco ospitale, non andrai a piedi, bensì prenderai la macchina. È altrettanto vero che se si crea un ambiente progettato apposta per camminare, le persone cammineranno. Nel centro di San Francisco, per esempio, proprio nel centro storico, le persone vanno molto a piedi e in media utilizzano l’auto per un terzo o un quarto, rispetto al numero di miglia che una persona che vive nei sobborghi percorre. Quindi il problema di andare a piedi è una funzione dell’ambiente urbano, non la natura delle persone.
Almeno per gli Stati Uniti, per la nostra regione, San Francisco è un grande modello di sviluppo urbano e la maggior parte dei suoi quartieri è composta da palazzine di tre o quattro piani, quelli vecchi vittoriani naturalmente, sono forme abitative a densità molto alta che hanno dimostrato di funzionare alla perfezione.
Sì, la densità è una parte, ma soltanto una parte. Voglio dire, si possono creare ambienti ad alta densità come è successo in alcune nuove città europee, che hanno costruito palazzi alti circondati dalla terra di nessuno, senza una buona progettazione a livello stradale. Erano sì ad alta densità, ma non funzionavano. Quindi la densità da sola non è sufficiente, la progettazione urbana è una componente molto molto importante.
Certamente, sono completamente d’accordo. E questo vale in tutto il mondo. Vivere in città, dato che i palazzi sono più compatti e richiedono minore energia, cioè meno terreno e meno acqua per l’irrigazione e sono meno dipendenti dall’automobile – o forse soprattutto perché sono meno dipendenti dall’automobile – sono molto più ecologici. E siamo in possesso di tutti i dati che lo dimostrano, voglio dire le emissioni di carbonio di un abitante della città negli Stati Uniti sono molto più basse di coloro che vivono nei sobborghi, a bassa densità.
No, ci sono degli esempi… direi che esiste in molti luoghi ormai, sono vent’anni che ci lavoro, le farò qualche esempio negli Stati Uniti: la città di Portland, Oregon, è un ottimo esempio di Nuovo Urbanesimo. Vent’anni fa abbiamo creato un piano regionale per Portland che prevedeva l’aggiunta del trasporto pubblico e concentrava lo sviluppo intorno alle stazioni dei mezzi di trasporto, lo abbiamo chiamato Sviluppo orientato al trasporto, l’hanno realizzato e funziona. La dipendenza media da automobile di una persona residente nell’aera di Portland è in discesa dal 1996, mentre è in aumento nel resto degli Stati Uniti. Quindi esiste un laboratorio in cui non solo abbiamo costruito il Nuovo Urbanesimo, ma in cui possiamo misurarne gli impatti. Ora si tratta di qualcosa di più di una linea di treni leggeri e di sviluppo transitorio, la città storica di Portland ha letteralmente abbattuto l’autostrada fronte mare e l’ha rimpiazzata con un parco. Ha rimpiazzato blocchi cittadini pieni di parcheggi con piazze, ha ricostruito alcune zone industriali rendendole uno degli ambienti ad alta densità più efficienti degli Stati Uniti, tutte queste cose sono il Nuovo Urbanesimo. Un altro esempio del nostro successo con il Nuovo Urbanesimo è arrivato durante l’amministrazione Clinton, quando ci è stato chiesto di aiutare a ricostruire alcune delle peggiori case popolari d’America. Come lei sa le case popolari soffrono di tutte le patologie del modernismo, sia che si tratti di palazzi alti che di palazzi isolati dai quartieri, e l’aspetto più perverso è l’isolamento della cultura, della povertà. Separare le persone. E la soluzione è stata il tessuto urbano del Nuovo Urbanesimo, insieme al mescolamento delle comunità, così che anziché rimpiazzare i casermoni popolari con case ancor più sussidiate, ogni progetto doveva prevedere il connubio fra appartamenti a costo di mercato, appartamenti a prezzi contenuti e alloggi popolari. Un terzo ciascuno. Ogni quartiere è così diventato un ambiente ricco, da un punto di vista sia sociale che economico, e molto più percorribile a piedi. E vi sono molti progetti come questo negli Stati Uniti, in totale circa 50mila unità sono state sostituite secondo i principi del Nuovo Urbanesimo.
Sì. Il comportamento delle persone nei confronti degli spostamenti a Portland è cambiato. Nel caso degli alloggi popolari, la prova sono i tassi di criminalità che si sono ridotti.
Nell’uso complessivo dell’automobile, che naturalmente ha un incredibile impatto ambientale sul cambiamento climatico. Nel caso degli alloggi popolari, esistono prove documentate che il tasso di criminalità è diminuito in quei quartieri.
Ad esempio Houston, Texas, il tessuto urbano che c’è lì, almeno da un punto di vista ambientale, produce il tasso di carbonio pro capite più alto di qualunque altro posto negli Stati Uniti. Ed è correlato a un tessuto urbano concepito intorno ad autostrade e automobili.
Nelle economie mature anche se le persone hanno tutte l’automobile, devono usarla di meno. Dovrebbero usarla per motivi particolari, non certo per le necessità quotidiane. E per molte persone in Italia oggi è così che funziona. Non si dimentichi che in Italia… beh, negli Stati Uniti l’85% degli spostamenti viene fatto in auto, mentre in Italia credo che la percentuale si aggiri intorno al 50%, quindi siete già bravi il doppio rispetto agli americani. Dovete continuare così… ma pian piano dovete iniziare a usare ancora meno le auto e iniziare anche a usare automobili con minori emissioni di carbonio. In questo modo l’Italia potrebbe abbassarsi al 30%.
Io non posso parlare nello specifico di Milano o di Roma, poiché non ho studiato i dettagli regionali, ma come ho già detto dobbiamo progettare quartieri più percorribili a piedi nei sobborghi, così che sempre più spostamenti quotidiani possano essere fatti a piedi, e poi è necessario un miglior servizio di trasporto pubblico, così che gli spostamenti più lunghi, specialmente quelli per il lavoro, non costringano le persone a guidare. Questi sono i cambiamenti che abbiamo apportato in alcune città americane come Portland e che hanno avuto successo perché hanno cambiato le abitudini di spostamento.
Sì, però costruire quartieri a reddito misto, quartieri percorribili a piedi…. fa diminuire la criminalità e anche camminare non è più pericoloso. Quindi questi sono tutti fattori interconnessi che possono sembrare insuperabili, ma poi quando si isolano le cause… le farò un esempio: nella mia città, Berkley, la via più importante, University Avenue, va dalla baia fino al campus dell’università, e aveva il più alto tasso di criminalità di qualunque altro angolo di Berkley. Questo perché nessuno viveva in quella via. Era una striscia commerciale, a bassa densità, c’erano stazioni di rifornimento e sviluppo commerciale. Abbiamo costruito un palazzo a uso misto, quattro piani sopra i negozi e il tasso di criminalità è calato di due terzi.
Non ho visto il Museo Maxxi, quindi non posso commentare, ma le dirò questo: ci sono molti architetti moderni e parecchia architettura matura che non sostengono una buona forma urbana e un buono spazio urbano. E quindi sa, esistono alcuni palazzi molto semplici che danno forma allo spazio pubblico, sia che si tratti di una via o di una piazza, che sono importanti. Servono finestre che si affaccino sullo spazio, così che le persone si sentano come se qualcuno stesse guardando, serve la frequenza degli ingressi, insieme alle vie, così che vi sia attività, servono vetrine lungo la strada se possibile, così da suscitare interesse nei passanti. Queste sono caratteristiche molto semplici che molti moderni architetti ignorano: creano muri vuoti lungo la strada o lungo il marciapiede troppo spesso, posizionano i palazzi troppo lontani dai marciapiedi, così che si crea uno spazio ambiguo che sembra pericoloso in certi casi, non creano abbastanza attività nelle strade e non forniscono un senso di sorveglianza. Vi sono quindi alcune semplici regole che se venissero rispettate dagli architetti moderni, potrebbero contribuire in maniera positiva all’ambiente urbano. Ma troppo spesso gli architetti vedono i palazzi come sculture isolate. Come una pausa all’interno di una comunità vivente.
Sto pensando a diverse strutture architettoniche ma…
Uhm, mi faccia pensare… prendiamo ad esempio la chiesa di Richard Meier nei sobborghi di… come si chiama quella costruzione – la chiesa del 2000 dell’architetto Richard Meier “Dives in Misericordia” nel quartiere di Tor Tre Teste ?
Sì, la chiesa nei sobborghi là, è una bellissima scultura, ma è a sé stante, è circondata da un’enorme piazza in pietra, ma non c’è vita intorno a quella piazza, è vuota, non è recintata, non ci sono bar né abitazioni direttamente sulla piazza che circonda la chiesa. La chiesa diventa così un oggetto isolato anziché integrato nella comunità. Se si pensa alla chiesa nella città storica, perfettamente inserita nel tessuto, oppure che diventa parte della facciata di uno spazio pubblico… mentre nel caso di quella struttura moderna non è così, rimane sola, è un bellissimo oggetto, ma non crea un buon urbanesimo.
Non ci sono architetture che mi sento di nominare.
…non so… Zaha Hadid è una grande… per la verità non vorrei fare nomi… penso che conosciate la lista di architetti moderni che vedono i propri palazzi come oggetti isolati, e non parte del tessuto urbano. È abbastanza difficile trovare un architetto sufficientemente modesto… serve modestia, che non è una qualità che di solito viene associata agli architetti.
Ride …non saprei, io conosco personalmente alcune persone, come l’architetto Dan Solomon… ne conosco qualcuno negli Stati Uniti. Ad esempio Moule & Polyzoides, un’azienda della California del Sud che fa architettura in quel modo… ma non ho una lunga lista di europei.
Non saprei, non credo ci sia posto per l’espansione in altezza nelle città europee, penso che vi sia posto per l’espansione in altezza fuori dalle città.
… aspetti, sa…. voglio correggermi: penso che nella maggior parte dell’Europa, poiché vi è una tradizione storica dell’urbanesimo così forte e così positiva, credo che non vi sia bisogno di espandersi in altezza, anche perché i tassi di crescita sono davvero bassi. Abbiamo bisogno di espanderci in altezza in posti come India, Cina e Sudest asiatico, dove i tassi di crescita sono così impressionanti che se non creassimo città ad alta densità si consumerebbe troppo terreno. Inoltre in luoghi come il Nord America e gli Stati Uniti, dove abbiamo una tradizione di grattacieli, è appropriato, ma in Europa in generale non credo che lo sia, nemmeno nei sobborghi. Mi smentisco poiché i tassi di crescita sono davvero bassi e la domanda può essere facilmente accontentata con forme urbane che siano più vicine al precedente storico.
Non penso che moderno e altezza vadano di pari passo, non devi costruire palazzi alti per essere moderno, penso che essere moderni abbia più a che fare con l’essere ecologici… bisogna essere coerenti con il posto in cui ci si trova, ogni luogo è diverso. Quindi Hong Kong ha un tipo di tradizione urbana e Roma ne ha un tipo completamente diverso, perché ignorare questa cosa?
Sì, penso che costruire grattacieli in Europa e ignorare l’eredità e l’identità e l’ecologia… beh, penso che sia una cosa brutta..
Penso che non abbiate bisogno di costruire palazzi alti per fare ciò e penso che questo renderà il tutto ancora più difficile. Rendere il terreno verticale, cioè, lei sa che il terreno tende a svilupparsi orizzontalmente, muovere l’acqua in verticale è una cosa stupida, l’idea che… l’idea di una mega struttura, che si tratti di un palazzo alto oppure di una palazzo che prosegue per chilometri, è un errore. Bisogna guardare all’aspetto ecologico e la diversità e la misura fanno sempre parte di un’ecologia sana. Se si volesse emulare la natura si dovrebbe costruire partendo da pezzettini piccoli, per poi renderli vari e complessi. Direi che le mega strutture non si prestano a questo. Infine costano un sacco di soldi, ci costano più di quanto un progetto intelligente per lo sviluppo ecologico.
Sì, dovete rimanere legati alla vostra identità e storia e cultura, e dovete concentrarvi di più su come disincentivare le persone dall’uso delle proprie auto.
Manhattan è un buon esempio di urbanesimo, davvero unico, il che mi riporta a dire che ogni città ha un proprio carattere e l’idea di farle tutte uguali, creando una sorta di architettura universale o post modernista se preferisce, è un errore. Ogni luogo dev’essere unico nella sua storia, cultura e clima.
Sì questa e il fatto di essere molto saldi su alcuni principi che si fondano su ciò che serve per creare ambienti a misura di pedone e d’uomo, e quelli sono universali. Come le dicevo Portland è un ottimo esempio, abbattere quei parcheggi e costruire una piazza è stato un grande successo anche se le persone hanno pensato che sarebbe stato più difficile parcheggiare, abbattendo l’autostrada… la stessa cosa si è verificata qui a San Francisco, avevamo l’autostrada Embarcadero, avevamo una corsia dell’autostrada accanto alla baia, che separava San Francisco dalla baia e il terremoto l’ha resa pericolante. L’abbiamo abbattuta e improvvisamente tutta quella parte della città è tornata a vivere, c’è stata crescita economica ed è diventato un luogo adatto ai pedoni e al trasporto pubblico. Abbiamo costruito una linea tranviaria dove c’era l’autostrada e questo è vero Nuovo Urbanesimo. Quindi è come costruire un nuovo quartiere nei sobborghi, a volte vale altrettanto correggere gli errori del passato nella città storica. Un altro esempio è Boston, dove l’autostrada prima passava nel bel mezzo della città. La maggior parte è stata messa sottoterra e sono stati creati una serie di parchi lineari. Ero lì due o tre settimane fa ed era bellissima, ha riportato la vita nel centro della città.
Credo che sia un altro fallimento, poiché manca di strutture a misura d’uomo, manca dell’urbanesimo tradizionale che rende le strade magnifici posti per passeggiare, e manca di piazze e di posti dove soffermarsi. La misura dello spazio intorno ai palazzi è inospitale per i pedoni, e alla fine per l’urbanesimo è quella la misura ultima del successo o del fallimento.
Sì, beh credo che la Carta d’Atene sia stato un gigantesco e storico fallimento che deve essere corretto.
No, penso che sia stato un grande fallimento.
Perché ha distrutto ciò che era a misura d’uomo e il tessuto urbano che sostiene sia i pedoni che i quartieri.
Traduzione Chiara Polenghi e Daniela Paola Aglione