
Per la prima volta in mostra oltre 1000 opere dalla collezione del CSAC Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma (oltre 12 milioni di opere archiviate), in una cornice altrettanto grandiosa: il restaurato Palazzo del Governatore di Parma, inaugurato per l’occasione. Lo storico edificio ha infatti riaperto il 16 gennaio con questa esposizione e sarà, poi, interamente dedicato all’arte moderna e contemporanea. Qui sarà ospitata la sezione “Arte e Fotografia” mentre nelle altre due sedi, la Galleria San Ludovico e le Scuderie della Pilotta, troveranno spazio rispettivamente le sezioni “Moda” e “Architettura e Design”. Nel colossale archivio del CSAC è possibile trovare tutto il ‘900 nelle diverse discipline di espressione umana: arte, fotografia, architettura, moda, design.
NOVE100 ARTE La sterminata raccolta di opere dello CSAC rappresenta una fotografia panoramica di un secolo, il ‘900, nel quale l’arte ha conosciuto forse il punto estremo della propria libertà formale, sperimentando innumerevoli percorsi creativi. La mostra è organizzata in modo da fornire allo spettatore una serie di istantanee che testimoniano questa straordinaria produzione. Si potranno così attraversare stanze nelle quali si trovano giustapposti un dipinto monumentale di Mario Sironi ed un totem astratto di Piero Consagra, una delicatissima scultura figurativa del giovane Lucio Fontana ed un vorticoso ritmo geometrico di Carla Accardi, un grande olio di Renato Guttuso dai toni malinconici ed un provocatorio acrilico di Mario Schifano. Rivivere le avventure della nascente Pop-Art e rivedere i momenti più felici dell’Espressionismo astratto, ripercorrere le vicende del Naturalismo e riscoprire i maestri dell’Informale, dai primi anni del Chiarismo fino ai giorni recenti dell’Arte Povera e della Transavaguardia. Da Valerio Adami a Michelangelo Pistoletto, da Toti Scialoja ad Atanasio Soldati, da Afro a Fausto Melotti, da Alberto Burri a Mario Ceroli, da Enrico Baj a Luciano Fabro, da Franco Gentilini ad Alighiero Boetti.
NOVE100 FOTOGRAFIA Fondata sulla base di alcuni grandi archivi (Studio Stefani, Publifoto, FSA), la collezione dello CSAC abbraccia oltre cento anni di fotografia, dal dagherrotipo al digitale. La sua formidabile estensione temporale permette di constatare l’evoluzione di questa disciplina, che in origine non fu considerata, né praticata, come una forma d’arte. La mostra presenta circa 600 immagini scelte per documentare diversi passaggi di questo lungo cammino. Cominciando dai dagherrotipi e dalle opere di Nadar, il percorso si snoda attraverso i primi anni del secolo con le foto dei fratelli Alinari, prosegue con i documenti dello Studio Stefani e dell’agenzia Publifoto, attraversa il periodo fra le due Guerre con gli esperimenti di Man Ray e Florence Henry, illustra il dopoguerra con Mario Giacomelli e giunge fino agli anni più recenti con i lavori di Luigi Ghirri e Mimmo Jodice. Centinaia di immagini per centinaia di soggetti, dal ritratto al paesaggio, dalla foto di costume alla foto d’arte, firmate da grandi personaggi come Barbieri, Basilico, Evans, Lange, Migliori, Shahn, White.
NOVE100 ARCHITETTURA DESIGN Tutti i nomi più significativi dell’architettura italiana del ‘900 appaiono in questa rassegna articolata e ricca di suggestioni. Dal cucchiaio alla città – celebre espressione coniata da Walter Gropius e diventata manifesto dell’architettura razionalista – e dal primo decennio del secolo ad oggi, si potranno vedere opere firmate dai protagonisti dei diversi dibattiti, non solo stilistici, ma anche e soprattutto sociologici, che hanno segnato la storia recente del nostro paese e marcato l’evoluzione dei nostri modi di vita. In mostra progetti, disegni, plastici ed oggetti di: Marcello Nizzoli, Ottavio Cabiati, Giuseppe De Finetti, Ignazio Gardella, Pier Luigi Nervi, Gio Ponti, Renzo Zavanella, Figini e Pollini, Bruno Munari, Alberto Rosselli, Alberto Samonà, Enzo Mari, Archizoom, Alessandro Mendini, Ettore Sottsass.
NOVE100 MODA La selezione operata, sulla sterminata raccolta dello CSAC, in questa mostra permette di concentrare lo sguardo su un preciso momento della storia della moda: il passaggio dalla Couture al Prêt à porter. Protagonista indiscusso è Walter Albini. Attorno alle sue creazioni, si potranno vedere disegni, modelli ed accessori di Valentino, Armani, Archizoom, Sorelle Fontana, Ferré, Krizia, Versace.
PARIGI GRAND PALAIS – FINO AL 21 FEBBRAIO – ARTE
«MONUMENTA 2010 – CHRISTIAN BOLTANSKI»
Personnes
Un’iniziativa del Ministero della Cultura e della Comunicazione
Grand Palais – Avenue Winston Churchill 75008 PARIS
Lunedì e mercoledì 10,00/19,00 – Giovedì/Domenica 10,00/22,00
Ingresso: Intero 4 euro, ridotto 2 euro
» MONUMENTA 2010
Dopo il successo, circa 140.000 visitatori, delle prime due edizioni di Monumenta, che hanno visto protagonisti nel 2007 Anselm Kiefer e nel 2008 Richard Serra, il compito di allestire i 13,500 mq della navata del Grand Palais è stato affidato all’artista Christian Boltanski. Con l’opera Personnes, appositamente creata per l’occasione, si vuole spingere il visitatore a riflettere sul sociale, sulla religione, sulla vita e sulla morte. Boltanski prosegue il suo lavoro di ricerca sul destino e sulla inevitabilità della morte. Personnes (in foto) è un’unica opera, che trasforma l’intero edificio, creando un’atmosfera toccante e in cui il visitatore viene assorbito, diventando parte di un quadro animato gigante composto da 69 zone in cui i cappotti, che giacciono a terra, simboleggiano le persone scomparse sovrastate dalla mano di Dio, raffigurata da una benna. 400 cuori che battono fanno da colonna sonora e in una stanza contigua i visitatori possono registrare il proprio battito del cuore che sarà utilizzato in una mostra che verrà allestita sull’isola giapponese di Teshima intitolata “Gli archivi del cuore”. Alcune curiosità, l’artista ha richiesto che il riscaldamento rimanesse spento perché il luogo ricordasse un cimitero e che le centinaia di cappotti che compongono l’opera vengano riciclati dopo l’esposizione.
MILANO ROJO ARTSPACE – FINO AL 27 FEBBRAIO – ARTE
«Thomas Schostok»
For All Is Vanity
A cura di Lorenzo Gatti
Rojo artspace Via Tortona, 17-19
Lunedì/Sabato 16,00/20,00 – Ingresso libero
» Rojo Artspace » Thomas Schostok
L’irriverente, sarcastico, ironico e poliedrico Thomas Schostok {ths}, attraverso il progetto curatoriale che lo ha portato a esporre al Rojo®Artspace di Barcellona a novembre 2009, sbarca in Italia con la sua prima personale For All IS Vanity. Conosciuto come uno dei fondatori di Beast Magazine (uno dei primi magazine su design/art/mixed-media distribuito in PDF), Schostok ha creato insieme a Stefan Claudius la fonderia di caratteri Cape-Arcona, una web di design, grafica e humor. Il giovane grafic-designer autodidatta tedesco è riuscito a colmare il divario tra grafica e arte esponendo in Germania, Inghilterra, Spagna, Australia, Stati Uniti e Taiwan. La mostra curata da Lorenzo Gatti porta in Italia opere appositamente realizzate per questo progetto, una serie di quadri e collage in cui fotografia, elemento tipografico e pittura si “sporcano” vicendevolmente. Le opere evidenziano la grande passione dell’autore per il vintage che fa rima trash e sono marchiate dallo stile che lo stesso {ths} definisce metropolitano, aggressivo e sporco, parecchio sporco. ROJO® ha già pubblicato nel 2008 una monografia, tratta dalla collezione di libri d’artista in edizione limitata ROJOedicions, dedicata a {ths} e intitolata Hard Blow. In foto un’opera di Thomas Schostok
GENOVA PALAZZO DUCALE APPARTAMENTO DEL DOGE – FINO AL 28 FEBBRAIO – ARTE
«OTTO HOFMANN»
La Poetica del Bauhaus
A cura di Giovanni Battista Martini
Palazzo Ducale, Appartamento del Doge Piazza Matteotti, 9
Martedì/Domenica ore 9,00/19,00
Ingresso: Intero 8 euro, Ridotto 6 euro, Studenti under 26 e il mercoledì per tutti 3 euro, cumulativo con la mostra “Henri Cartier-Bresson. Russia” 9 euro
Per i possessori della IKEA Family Card alle ore 16 del 3 febbraio visita guidata gratuita alla mostra, la visita porrà particolare attenzione agli aspetti teorici del Bauhaus rispetto al design. Necessario prenotare al numero: tel. 010 5574065 e munirsi del biglietto della mostra (ridotto 3 euro).
» Palazzo Ducale » Mostra
Nato a Essen in Germania all’inizio del secolo scorso e morto a Pompeiana vicino a Sanremo, Otto Hofmann – artista di rilievo internazionale – aveva scelto di vivere e lavorare negli ultimi vent’anni della sua vita nella Riviera Ligure. La mostra è l’occasione per approfondire gli aspetti poetici dell’arte astratta nel XX secolo, attraverso l’opera di un artista che ben rappresenta quelle caratteristiche di interdisciplinarietà che hanno segnato le avanguardie europee del secolo scorso. L’esposizione prevede una esaustiva lettura dell’opera di Hofmann e del suo percorso storico e creativo dagli anni 20 agli anni 90. Divisa sostanzialmente in quattro sezioni la mostra è composta da circa 200 opere tra dipinti, disegni, fotografie e ceramiche, provenienti da diversi Musei europei, da collezioni pubbliche e private nazionali e internazionali e dallo studio dell’artista. Alcuni di questi lavori erano andati dispersi a causa della vicenda personale di Hofmann e degli avvenimenti politici nella Germania del dopoguerra e vengono riuniti per la prima volta dopo il loro ritrovamento, avvenuto in tempi recenti, a seguito della caduta del Muro. Oltre alle opere sono esposti documenti d’epoca, fotografie originali, quaderni di studio, pubblicazioni d’epoca che contestualizzano l’opera di Otto Hofmann nel suo tempo. In foto: Nella zona gialla, Otto Hofmann, 1952, olio, 54 x 73 cm
MILANO TRIENNALE DESIGN MUSEUM – FINO AL 28 FEBBRAIO – DESIGN
«PAOLO ULIAN»
Tra gioco e discarica
Cura e allestimento di Enzo Mari
Triennale Design Museum viale Alemagna, 6
Martedì/Domenica ore 10,30/20,30 Giovedì 10,30/23,00
Ingresso: 8/6/5 euro con il biglietto del Triennale Design Museum
» Triennale Design Museum » Paolo Ulian
Il progetto MINI & Triennale CreativeSet presenta la mostra Paolo Ulian Tra gioco e discarica, che conclude il primo ciclo dedicato al design italiano contemporaneo nello spazio del CreativeSet del Triennale Design Museum. Gli oggetti di Ulian, classe 1961, sono caratterizzati da una sorta di “discrezione” sia formale che funzionale. Attraverso gesti progettuali minimi e poco vistosi Paolo Ulian dimostra come attraverso l’ironia e la leggerezza possa efficacemente esprimere la sua personale visione del mondo. Le opere selezionate sono articolate in quattro gruppi: contestare lo spreco della discarica, minimizzare lo scarto, reinterpretare oggetti esistenti, il gioco del design. Il lavoro del designer toscano, cresciuto nello studio di Ezio Mari, può essere definito come un esempio elegante e originale di design relazionale. Nel progettare, infatti, Ulian si concentra sulla relazione che si stabilisce fra l’oggetto e il corpo che lo utilizza e sulla modalità in cui le due entità entrano in contatto. Sono efficaci esempi di questa attitudine progettuale l’anello/spazzolino da dito Brush-Ring, o il biscotto da dito Finger Biscuit, il fiammifero Double Match (in foto), che si impugna al centro e che si può così accendere due volte, o Handle, l’etichetta da vino che diventa maniglia per trasportare la bottiglia semipiena dal ristorante a casa, e ancora il tappetino da bagno Mat-Walk, con pantofole incorporate, e la ciabattina balneare Print che lascia impresso il suo messaggio sulla sabbia.
MILANO GALLERIA CARLA SOZZANI – FINO AL 7 MARZO – FOTOGRAFIA
«TIM WALKER»
Pictures
Galleria Carla Sozzani corso Como, 10
Lunedì 15,30/19,30 Martedì, Venerdì, Sabato e Domenica 10,30/19,30
Mercoledì e Giovedì 10,30/21,00
Ingresso libero
» Galleria Carla Sozzani » Tim Walker
A Milano è stata da poco inaugurata la mostra fotografica Pictures in cui potrete ammirare scatti più o meno noti del fantasioso Tim Walker. Nei suoi lavori vengono evocati dramma epico e bellezza. Al quotidiano affianca l’assurdo e il favoloso, ricreando un mondo magico fatto di bellezza, eleganza e ironia, in un’atmosfera fiabesca e surreale. Anche se fittizio il mondo ricreato appare reale, Walker cura nei minimi dettagli l’allestimento delle sue immagini e non utilizza ritocchi fotografici. Tim Walker, inglese, classe 1970, si appassiona di fotografia lavorando all’archivio di Cecil Beaton, dopo gli studi inizia a lavorare come assistente di Richard Avedon a New York, a 25 anni scatta il suo primo servizio per Vogue e da quel momento la collaborazione con l’edizione inglese, italiana e americana della rivista è costante. Oggi vive e lavora a Londra. In foto: The dress lamp tree, Tim Walker, 2002, stampa cromogenica, 82 x 121 cm, Eglingham Hall, Northumberland, England, courtesy Michael Hoppen Contemporary
NAPOLI FONDAZIONE PLART – FINO AL 15 MARZO – DESIGN
«ANDREA BRANZI»
Tutte le epoche vengono al pettine
A cura di Cecilia Cecchini
Fondazione Plart Via Martucci, 48
Martedì/Venerdi 10,00/13,00 – 15,00/18,00 Sabato 10,30/13,00 – Ingresso libero
» Fondazione Plart » Andrea Branzi
Consigliamo l’insolita incursione del noto architetto Andrea Branzi nell’universo poco indagato del design dei pettini. Piccoli oggetti anonimi tanto diffusi quanto poco frequentati dalle ricerche dei designer. La mostra, curata nella parte storica da Patrizia Ranzo, presenta al visitatore la straordinaria varietà di pettini con pezzi provenienti dalla collezione di Gabriella Antonini, veri e propri oggetti d’arte realizzati, per la maggior parte, all’inizio del ventesimo secolo, e forgiati nei materiali più diversi. Pettini decorati, istoriati, modellati nelle forme più insolite, veri e propri gioielli da mostrare all’occasione, da poggiare sulla “toletta” o da appuntare tra i capelli. Branzi che coglie la sfida progettuale disegnando dodici pettini realizzati in materiale plastico, ci dichiara: Mi sono ispirato agli organismi viventi, alle diatomee, al sacro ai miei temi di lavoro. Dando, così, vita a dodici prototipi difficilmente definibili: un incrocio tra sculture portatili e pezzi di arredo in miniatura. Si fatica a coglierne la dimensione, potrebbero essere i modelli in scala di oggetti molto più grandi. Sono pettini decorativi, talismani contemporanei affollati di significati ma allo stesso tempo anche lievi e rarefatti nelle forme e nei colori. Nasce così la riscoperta di oggetti di uso comune che come dice l’autore sono simboli segreti di una persona, dei suoi riti privati, di gesti più simbolici che funzionali. Omaggio alla bellezza spontanea di una donna incerta tra il pettinarsi e spettinarsi. In foto: uno dei prototipi creati da Andrea Branzi in occasione della mostra.
Leggi la nostra intervista all’architetto Andrea Branzi
NEW YORK SOLOMON R. GUGGENHEIM MUSEUM – FINO AL 12 MAGGIO – ARTE
«PARIS AND THE AVANT-GARDE»
Modern Masters from the Guggenheim Collection
A cura di Tracey Bashoff e Megan Fontanella
Solomon R. Guggenheim Museum 1071 Fifth Avenue (at 89th Street) New York, NY 10128-0173
Martedì/Domenica ore 10,30/20,30 Giovedì 10,30/23,00
Ingresso: Adulti $18, Studenti e Over 65 $15, Under 12 e soci ingresso libero
» Solomon R. Guggenheim Museum
Il Guggeheim di New York, che ha da poco concluso le celebrazioni per i suoi cinquantanni, mette in mostra l’École de Paris esponendo alcuni dei simboli indiscussi dell’effervescenza che, nei primi decenni del novecento, ha animato Parigi e che l’ha consacrata patria delle avanguardie. In quel periodo storico, un gruppo eterogeneo di artisti, non classificabili in nessun movimento allora noto, ebbe l’opportunità di ritrovarsi in un unico luogo fisico, potendo così dibattere e intraprendere nuove vie espressive, trasformarono drasticamente il concetto di “fare arte”. Nel percorso espositivo possiamo ammirare maestri dell’arte moderna come Georges Braque, Marc Chagall, Robert Delaunay, Albert Gleizes, Juan Gris, Fernand Léger, Joan Miró, Pablo Picasso, e Yves Tanguy, tra gli altri, così come una vetrina significativa di sculture di Constantin Brancusi e Alexander Calder. La mostra è curata da Tracey Bashoff e Megan Fontanella e le opere fanno parte della Collezione Guggenheim. In foto: Parigi dalla Finestra, Marc Chagall, 1913, olio su tela, 135.8 x 141.4 cm, Solomon R. Guggenheim Museum, New York, Solomon R. Guggenheim Founding Collection, By gift 37.438
Milano, 29 gennaio 2010
Rubrica a cura di Cristiana Ceruti – e-mail
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