ABBONAMENTI HOUSE LIVINGANDBUSINESS registrazionI COMMUNITY NETWORK dell'INDUSTRIA DELL'ABITARE ISCRIZIONI IMMOBILIARE
Milano e l’area metropolitana,
per un Expo 2015 diffusa e sostenibile
Dagli incontri dell'Ordine degli Architetti di Milano, nasce
la petizione di Battisti e Deganello, ad oggi 1341 firmatari
EN  FR  DE  ES  PR  [by Google]  |  COMMENTI    
Share
| Print Print | Email | A- A A+
LA PETIZIONE PER L’EXPO
Abbiamo scelto Il Parco Agricolo Sud Milano, per identificare l’Expo diffusa. Intorno ad esso ruota il progetto delle Vie d’Acqua.47 ettari di terreno agricolo, centinaia di cascine, il comparto agricolo milanese è il più importante d’Italia. In atto una proposta progettuale del gruppo agro alimentare coordinata dall’architetto Paolo Deganello. Per saperne di più. Expo, uno straordinario evento universale, il luogo ideale per trattare i grandi problemi dello sviluppo sostenibile, che potrebbe dare visibilità alla tradizione, alla creatività e all’innovazione nel settore dell’alimentazione. Concetti non nuovi, ma che potranno essere riproposti in uno scenario globale sicuramente diverso.



16 Febbraio – Maggio 2009
Milano 2015. Verso l’Expo e oltre
L’Ordine degli Architetti ha organizzato nei primi mesi del 2009 una serie di incontri  con esperti architetti e urbanisti, Federico Acuto – Augusto Cagnardi – Pierluigi Nicolin – Vittorio Gregotti – Gae Aulenti, per discutere delle scelte urbanistiche attuate nelle diverse città sedi di Esposizioni Universali, con particolare attenzione agli esiti prodotti a Expo conclusa. Durante ogni serata sono state presentate le immagini  scattate da cinque fotografi italiani di architettura e paesaggio, Gabriele Basilico – Claudio Gobbi – Marco Introini – Maurizio Montagna – Claudio Sabatino con l’intento di  rilevare la condizione odierna dei quartieri e delle infrastrutture lasciate dalle Expo.
Che cosa offrirà Milano all’Expo del 2015? E che cosa lascerà a Milano l’Expo nel 2016? Non vogliamo e non possiamo rispondere alla prima domanda, ma ci poniamo il problema di cercare di rispondere alla seconda. Per questo l’Ordine degli Architetti P.P.C. della Provincia di Milano ha organizzato una serie di incontri con urbanisti, architetti e politici coinvolti a vario titolo nelle scelte urbane e territoriali di alcune città che sono state sede di Expo negli anni passati, che hanno affrontato il tema espositivo in modo differente e nelle quali la manifestazione ha prodotto esiti diversi con diverse ricadute di qualità sul territorio, specialmente a Expo conclusa.

LA TESI DELL’ORDINE DEGLI ARCHITETTI DI MILANO
Lisbona, che nel 1998 ha colto l’occasione dell’Expo per costruire una serie di edifici pubblici largamente utilizzati dopo la manifestazione.
Hannover, dove il riutilizzo dell’area Expo del 2000 segna il passo nonostante la manifestazione fosse ben inserita nel programma di sviluppo urbano della città.
Siviglia, città nella quale la scelta di costruire un quartiere per l’Expo al di fuori del contesto urbano ha stimolato la crescita delle infrastrutture cittadine, ma si è rivelata problematica per il riutilizzo delle aree espositive.
Expo Suisse, nel 2002 si è svolta in tre località diverse nella regione dei laghi: Bienne, Neuchâtel e Yverdon les Bains, scelta che rende l’esperienza elvetica particolarmente significativa per il territorio, soprattutto per l’opzione a favore dei principi di reversibilità.

PROSPETTIVE Pensiamo che rendere possibile il confronto e il dibattito sul tema dello sviluppo urbano e infrastrutturale che una manifestazione di questo genere comporta, possa essere un contributo ai progetti che Milano sta elaborando per questa grande occasione che non può essere perduta, né prima, né durante, né dopo.

PER UNA EXPO DIFFUSA E SOSTENIBILE
COME è NATA LA PETIZIONE Dopo l’incontro del 9 marzo che abbiamo organizzato, Emilio Battisti e Paolo Deganello, per parlare di EXPO 2015 e di altri tre incontri, proposti dall’Ordine degli Architetti sui casi di Lisbona, Hannover e Siviglia, si è sentita l’esigenza, insieme ad alcuni amici e conoscenti, di portare avanti una qualche azione per cercare di ottenere, da parte degli organi responsabili e del BIE, una sostanziale revisione del programma della manifestazione.

28 marzo 2009 – LA PETIZIONE
“MILANO EXPO 2015: CITTA’ SOSTENIBILE DOPO LA CRISI”
Milano non deve fare lo stesso errore di Siviglia, Lisbona, Hannover e di altre città realizzando l’assurdo luna park di padiglioni che a manifestazione ultimata dovranno essere demoliti o andranno inevitabilmente in rovina in una landa desolata e senza vita, facendo scempio di quasi due milioni di metri quadri di prezioso territorio agricolo.
Si abbia il coraggio di prendere atto una volta per tutte, dopo i recenti fallimenti, che così come il BIE la concepisce, questa manifestazione è totalmente anacronistica, soprattutto se viene realizzata nel tempo della crisi economica che investe l’intero pianeta, con gravissime conseguenze per tutti i paesi ricchi e poveri che parteciperanno alla manifestazione.
In questa situazione è doveroso, oltre che inevitabile, rinegoziare nei confronti del BIE il programma della manifestazione. E ciò potrà avvenire impegnandosi da subito a ottenere il consenso e l’appoggio dei paesi partecipanti, alcuni dei quali hanno già manifestato la propria volontà di non realizzare un proprio padiglione per evitare lo spreco di risorse, privilegiando invece l’impegno per una migliore presentazione dei contenuti.
Siamo tutti consapevoli che a Milano subiamo gli effetti negativi del degrado ambientale più di altre città europee e che tutti indistintamente paghiamo un prezzo molto elevato in termini di qualità della vita e salute, per cui le questioni di sostenibilità si pongono in modo sempre più urgente e non rinviabile.
Il dossier di candidatura dell’EXPO 2015 aveva giustamente indicato una serie di provvedimenti e di buone pratiche – che purtroppo nessuno sembra voler tenere in considerazione -, finalizzati a garantire la sostenibilità degli interventi. Per cui, invece di sprecare ingenti capitali, territorio, cubatura, lavoro e progetto, per costruire, in tempo di crisi, un luna park di padiglioni più o meno sostenibili, proponiamo che Milano chieda di investire tutte le risorse destinate all’Expo in un percorso virtuoso verso una sostenibilità sia ambientale che sociale di quanto esiste di già edificato e urbanizzato.
Evitiamo quindi, prima di tutto, di realizzare un nuovo insediamento, con conseguente accentuazione degli squilibri, della congestione e dell’inquinamento, e proponiamo ai visitatori dell’Expo 2015 di visitare una città che sarà già oltre la crisi, perché avrà attuato il recupero ecosostenibile delle sue strade e spazi pubblici, dei suoi monumenti, dell’architettura e del maggior numero possibile di edifici esistenti, anche demolendo e ricostruendo quelli irrecuperabili, nel rispetto di una rigorosa politica di piano.
Promuoviamo – sia sfruttando gli incentivi già operativi sia elaborandone di specifici – tecniche di costruzione per ottenere l’autosufficienza energetica mediante il ricorso a fonti di energia rinnovabile, serre solari, pannelli fotovoltaici, sonde geotermiche, pompe di calore e tutti i sistemi di risparmio energetico che l’evoluzione scientifico-tecnologica già oggi mette e metterà sempre più a disposizione nel prossimo futuro.
Se così sarà, la Milano dell’EXPO 2015 potrà diventare l’esempio di una città che non investe risorse pubbliche e private finalizzate soltanto a un contingente rilancio di investimenti e occupazione, tutti da verificare, ma che usa l’evento Expo quale occasione di riqualificazione della sua abilità complessiva. Proporrà così un nuovo modello di Expo che è un intelligente risposta alla crisi.
Il nostro proposito è che i 29 milioni di visitatori, forse incautamente previsti, non siano costretti all’interno di un assurdo luna park, ma possano invece muoversi liberamente in tutta la città e nel suo hinterland, ma anche visitando i padiglioni esistenti della Fiera di Rho-Pero dove, percorrendo la sua lunghissima galleria si possa però apprezzare come i tetti dei padiglioni siano diventati degli enormi collettori solari, quale inizio di una riqualificazione dell’intera Fiera verso la autosufficienza energetica.
Sempre nella Fiera potranno visitare la maggior parte delle rappresentanze nazionali, mentre quelle che non vi troveranno posto potranno essere ospitate in altri contenitori tra quelli già esistenti: dal monumentale hangar di viale Sarca; ai capannoni dell’ex Ansaldo, al nuovo Velodromo Vigorelli; dalla Fondazione Pomodoro, alla Permanente, al Castello Sforzesco, alla Triennale, al Museo della Scienza e della Tecnologia, con tutti gli altri musei e le sette università milanesi, potenziati da strutture espositive che poi resteranno a loro disposizione per una immediata riutilizzazione.
Ma si potranno utilizzare anche i mille spazi espositivi del Fuori Salone: anch’essi potranno ospitare in questa occasione l’insieme delle mostre dedicate ai sette sottotemi, alle sei aree di interesse specifico oltre che alle 212 tematiche complementari per un totale di 485 progetti concordati con gli stati partecipanti che diventeranno un circuito espositivo diffuso non solo nella città ma esteso a tutto il suo hinterland. Se il tema per l’Expo 2015 è “nutrire il pianeta”, giustamente scelto perché capace dei radicali ripensamenti necessari a migliorare la qualità dell’abitare del mondo intero, alimentazione e risparmio delle risorse del pianeta. La crisi impone una diversa utilizzazione delle risorse e ciò significa anche una nuova agricoltura capace di soddisfare le drammatiche esigenze dell’emisfero della fame e cambiare l’insalubre alimentazione dell’emisfero del benessere, caratterizzata dallo spreco.
Milano ha un grande, innovativo progetto: il Parco Agricolo Milano Sud, che esiste dal 1990, interessa 47 mila ettari di territorio e può rappresentare una risposta avanzata a un tema di conseguenza di una agricoltura diversa, capace di ricostruire un rapporto virtuoso tra la città e la sua campagna.
Le 40 cascine di questo parco (20 intorno a Milano sono di proprietà pubblica), restaurate con criteri di rigorosa sostenibilità, possono essere arricchite da un esteso agriturismo, che potrebbe diventare una delle strutture per l’ospitalità e la ristorazione a basso costo.
Il recupero delle cascine dovrà corrispondere a una diversa modalità di produzione in direzione della filiera corta ortofrutticola, intensiva, creando maggiore occupazione, e anche in grado di ospitare dignitosamente la numerosa immigrazione impiegata nell’agricoltura, perseguendo così concretamente anche obbiettivi di sostenibilità sociale e interculturale.
A questa riqualificazione delle cascine può corrispondere, nel centro urbano, un intervento incentivato della riqualificazione sostenibile e orientata all’autosufficienza energetica dei 90.000 appartamenti sfitti e dei 300.000 mq di terziario inutilizzato esistenti in Milano. Tali edifici, al pari delle cascine, potranno ospitare, sia gli spazi espositivi sia una rete di luoghi per la ristorazione a basso costo gestiti dai diversi paesi espositori, per attrarre soprattutto i giovani visitatori e per assecondare la partecipazione giovanile all’EXPO.
Alla fine della manifestazione resteranno attrezzature residenziali e di ristorazione a prezzo calmierato, che potranno diventare residenza studentesca e giovanile e offrire ospitalità in una nuova Milano che investe per diventare meta imprescindibile di quella nuova modalità di apprendimento che, grazie ai voli low-cost, è il viaggiare come bisogno di vivere il mondo.
Il recupero dell’esistente, già edificato e urbanizzato, è una scelta politica e progettuale alternativa allo spreco di territorio agricolo, allo spreco di cubatura e al tempo stesso promuove l’intervento diffuso sulla città, un recupero che si estende, attraverso il Parco Agricolo Milano Sud, all’intero hinterland.
È necessaria anche una riqualificazione di tutta la mobilità nel vasto territorio interessato dall’Expo. Invece di una nuova viabilità più o meno spettacolare per raggiungere il luna park dei nuovi padiglioni si potranno concentrare tutte queste risorse sulla riqualificazione della mobilità esistente. L’Expo diventi l’occasione per completare i progetti in corso, realizzarne di nuovi, se possibile, in modo che il dopo-Expo ci consegni una città con una mobilità minimamente adeguata alle ambizioni di Milano capitale europea.
Il visitatore potrà fare cosi la sublime esperienza di spostarsi su mezzi silenziosi e sempre meno inquinanti lungo i percorsi di collegamento tra le varie sedi distribuite nell’intera area metropolitana, dormire in alberghi e ostelli diversamente dislocati in un’area assai vasta – nel Parco Sud come nel centro storico – economici ed estremamente confortevoli, perché realizzati secondo criteri di avanzata ecosostenibilità; potrà vivere la grande manifestazione gustando ottimi cibi biologici e biodinamici per riabituarsi al piacere dei sapori originali e imparando a nutrirsi in modo sano e prevenire così le gravi malattie dell’opulenza, spesso non meno gravi e devastanti di quelle causate dalla fame; potrà esplorare le coltivazioni della corona agricola, riorganizzate recuperando le cascine e aggiornando e innovando le antiche pratiche colturali e zootecniche (pensiamo alla riproposizione estensiva delle marcite, che hanno storicamente caratterizzato la zona dei fontanili), una nuova agricoltura testimonianza vivibile del recuperato rapporto città-campagna.
Il visitatore avrà al contempo l’opportunità di visitare, invece di assurdi padiglioni nazionali, il nostro patrimonio artistico e i nostri più importanti monumenti, resi anch’essi energeticamente autonomi, e al termine della sua visita sarà messo in grado di calcolare di quanto sia mutata la sua “impronta ecologica“ nel periodo della sua permanenza a Milano rispetto a quella del suo paese di origine.
I finanziamenti dell’Expo serviranno a incentivare il recupero dell’edilizia inutilizzata, in cambio di interventi esemplari sul piano della sostenibilità e dell’autonomia energetica basati sulla prevalente assegnazione di incentivi, che andrebbero a sommarsi alle agevolazioni fiscali per il risparmio energetico (55%) di legge. Ciò consentirà di ottenere una grande partecipazione dei privati e una diffusa e diversificata presenza di operatori, ridimensionando gli interessi forti legati ai grandi interventi edilizi concentrati.
Così si contribuirà anche a calmierare gli affitti e a instaurare una politica nei territori urbanizzati che, anziché incoraggiare nuove edificazioni, promuoverà il recupero e la riqualificazione dell’esistente, avviando una miriade di cantieri medi e piccoli in grado di incentivare l’occupazione molto più di quanto avvenga con i grandi interventi.
Tale strategia non dovrà riguardare solo Milano ma anche i comuni limitrofi, investendo l’intera area metropolitana per cui, oltre ai vantaggi ambientali, grazie al risparmio energetico si avrebbero anche effetti economici positivi e duraturi che consentirebbero il recupero, in un ragionevole numero di anni, di una quota consistente dei miliardi che saranno investiti.
La stessa area metropolitana si identificherà così con l’Expo, con la sua nuova ospitalità e diversa alimentazione di massa, con la sua autosufficienza energetica e alimentare, con la riqualificazione degli spazi urbani anche attraverso il rilancio dell’arte pubblica, con una nuova cultura del consumo, con una sostanziale riqualificazione della sua vocazione culturale, senza generare fuori porta mostruose baraccopoli dell’architettura.
I firmatari di questa petizione chiedono che, quale primo atto per la riformulazione del programma e per il rinnovamento dell’EXPO 2015, si rinunci alla realizzazione dell’insediamento in prossimità della Fiera ad essa destinato, evitando così di distruggere territorio agricolo, di sperperare risorse e di ritrovarsi, a manifestazione ultimata, con una orrenda collezione di padiglioni da demolire.
Invitano a utilizzare invece le risorse disponibili per interventi finalizzati ad adeguare la città e il territorio alle inderogabili esigenze di sostenibilità ambientale, applicando tale strategia non solo a Milano ma anche ai comuni limitrofi, per creare l’armatura della futura città metropolitana sostenibile.
Questa la petizione promossa dagli Architetti Emilio Battisti e Paolo Deganello che potete trovare e sottoscrivere » Sottoscrivi la petizione
Ad oggi la petizione è stata sottoscritta da milletrecentoquarantuno firmatari. Sempre nello stesso interessante ed aggiornato sito » Firmatari della petizione.
I promotori di Per un’Expo diffusa e sostenibile hanno inoltre dato vita a quattro gruppi di lavoro intorno al tema dell’Expo: Agricoltura e nutrizione – Territorio e sostenibilità – Economia e occupazione – Mobilità e trasporti gli argomenti.