Una polemica nata nel 2003 quando le studiose Gabriella Lo Ricco e Silvia Micheli hanno pubblicato “Lo spettacolo dell’architettura. Profilo dell’archistar©” e per la prima volta hanno parlato della trasformazione dell’architetto: “figura chiave dello star system architettonico, la cui attività non è solamente incentrata sulla progettazione di edifici, ma anche sulla divulgazione della propria immagine“.
Un dibattito che in questi anni non si è mai fermato, anzi, ancor più provocatorio è oggi il critico Achille Bonito Oliva: “C’è chi ha costruito veri gadget, depositati come astronavi in uno spazio urbano molto complesso, senza tener conto del contesto”. Ed è categorico – Archistar addio. Non si risparmia neanche Vittorio Sgarbi, che parla del mito culturale delle archistar e se la prende con le architetture religiose. Basta con le archistar atee e le loro chiese scatole. Le polemiche arrivano anche da un voce fuori dal coro: John Silber, docente di filosofia e diritto, rettore dell’Università di Boston, autore di Architetture dell’assurdo – Come il “genio” ha tradito un’arte al servizio della comunità, scritto nel 2007, ma arrivato in Italia solo all’inizio del 2009. Gli fa eco No alle archistar. Manifesto contro le avanguardie di Nikos Salingaros, matematico esperto in teoria urbanistica. Terz’occhio gli dedica la copertina del 2° numero del 2009 Archistar tutti a casa.
Ma rispettando il contesto non si rischia di limitare l’innovazione?
Ne abbiamo parlato con i protagonisti. House Living and Business apre il 1° numero del Web Magazine intervistando gli architetti Paolo Portoghesi e Vittorio Gregotti, teorici del paesaggio, e Daniel Libeskind, teorico del bello.