Diffidare dei maghi. Ma anche degli economisti. E, in ogni caso, diffidare di ogni tipo di previsione, che venga da chiunque, sia esso un ciarlatano, sia esso un economista. Benedetto XVI, nell’Angelus di inizio d’anno, ha voluto dare un messaggio che suona come una speranza, un antidoto contro il pessimismo. Ma che, in fondo, non fa che sottolineare ancora una volta una delle verità del cristianesimo: che il futuro è nelle mani di Dio, ma che allo stesso tempo il disegno divino non si compie automaticamente, perché è un progetto d’amore, e l’amore genera libertà e chiede libertà. Solo l’uomo, insomma, può plasmare il suo destino.
Ma lo può plasmare perché Dio gli ha dato il libero arbitrio per farlo.
Sullo sfondo, Ratzinger ribadisce un concetto che gli sta molto a cuore: e cioè che l’uomo senza Dio difficilmente dà un senso alla sua vita.
Non sviliamo il significato del messaggio del sommo pontefice della Chiesa cattolica che sintetizziamo in un Uomo, abbi fede. Già uomo ricordati che sei libero di fare le tue scelte ma non dimenticare che sei responsabile delle tue azioni. Da questo punto in poi cercheremo di fornire elementi di analisi sullo stato delle cose del Real Estate italiano a uomini e donne cattolici, cristiani, buddhisti, ebrei, induisti, mussulmani, atei, agnostici e per essere politically correct seguaci dell’Ayyali, Bahà’i, Caodaismo, Confucianesimo, Celtismo, Neopaganesimo, Odinismo, Rastafarianesimo, Sciamanesimo, Shintoismo, Sikhismo, Taoismo, Zoroastrismo, Wicca.
Se anche due uomini come George Akerlof e Robert Shiller sono giunti alla conclusione in Spiriti animali – Come la natura umana può salvare l’economia che le onde dello tsunami partito dai subprime si propagheranno al modo in cui ognuno di noi vivrà le relazioni fondamentali dell’esistenza come il lavoro, la casa, il risparmio e i tassi d’ interesse, che i due definiscono il prezzo del tempo, significa che la rivoluzione epocale si sta estendendo ai maitre a penser, e da lì ai ministri dell’economia, agli statisti, insomma a tutti noi. Parliamo di due alchimisti dell’econometria come George Akerlof, Nobel per l’economia nel 2001 per i suoi studi sui limoni, ossia sull’ incertezza della qualità dei meccanismi di mercato e Robert Shiller che ha previsto le ultime due grandi crisi economiche ed è riconosciuto come il metronomo dello stato di salute dell’economia americana con il suo indice del mercato immobiliare lo S&P’ s Case/Shiller.
Più psicologia che modelli econometrici, l’economia non è il regno della razionalità e i mercati non tendono per niente, se lasciati liberi di fare, verso l’ equilibrio virtuoso che molti auspicano. Secondo Akerlof e Shiller l’ultimo quarto di secolo, quello del liberismo puro, è andato nella direzione sbagliata. Ciò è potuto accadere perché ci si è focalizzati su come si comporterebbe l’economia se le persone avessero soltanto motivazioni economiche e fossero pienamente razionali.
Un arcobaleno di emozioni, negli spiriti animali (troviamo gli “spiriti animali” in Cartesio), fiducia – desolazione – crisi di panico virali – avidità – corruzione – giustizia ma anche l’illusione monetaria un errore di valutazione di chi ragiona in termini di valore nominale della moneta, tenendo conto in modo inadeguato della variazione del suo valore reale e rischio. Una Grande Bouffe di favole moderne le promesse di ricchezza nella bolla tecnologica o quella sulle possibilità di rifinanziare il proprio mutuo estraendo prestiti all’infinito grazie alla crescita senza sosta del prezzo delle case.
L’uomo ha sempre bisogno di favole in cui credere, gli autori giungono alla conclusione attraverso la metafora del genitore che controlla l’emotività dei figli che ci sia bisogno in futuro di governi più presenti e attivi per stabilire le regole e fungere da arbitro.
Una ventata di aria fresca le tesi di George Akerlof e Robert Shiller che richiamano opportunamente l’attenzione sulle motivazioni non economiche ed irrazionali che muovono gli operatori economici. Non si comprendono le vicende economiche senza una sufficiente consapevolezza del ruolo svolto da tali fattori.
Pur ritenendo corretto questo richiamo, farei ai due autori alcune obiezioni: la propensione ad agire mossi, in una variabile ma significativa misura, da motivazioni irrazionali e cedendo a spinte emotive non caratterizza soltanto consumatori, risparmiatori ed operatori economici in genere bensì anche i governanti. Che, del resto, nelle democrazie devono ottenere il consenso proprio di quei soggetti al comportamento irrazionale dei quali dovrebbero porre rimedio. In realtà la mentalità degli operatori economici, dei consumatori, degli investitori e degli stessi governanti non è immutabile quanto al rapporto tra componenti irrazionali e razionali, economiche e non, lungimiranza e gretta miopia.
Un po’ più di maturità, di sano scetticismo, di costruttiva attenzione ai problemi generali non sembra un obiettivo impossibile. E può davvero fare buone cose.
Ma l’immobiliare italiano non può confrontarsi con quello americano perché non è volatile sempre secondo una definizione di Robert Shiller e non è leva per l’economia come negli USA. Lo testimoniano quell’1,3 miliardi di carte di credito esistenti negli Stati Uniti: in media oltre quattro per abitante, neonati inclusi. E lo riafferma l’ osservazione che l’americano medio, un esemplare sociale spesso sull’orlo della bancarotta, spende fra il 60 e il 110 per cento di più quando può pagare con la carta anziché in contanti.
Ma che c’azzecca Renato Carosone con il Real Estate italiano?!
Ve lo raccontiamo nel prossimo numero del web magazine, giovedì 14 gennaio 2010,
dandovi i numeri e i dati e le previsioni dell’immobiliare all’italiana.
Un auspicio di Buon Anno a tutti.