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La crisi non è ancora finita,
l’Europa avrà le eurozone
La crescita economica drogata dal quantitative easing
farà scoppiare la bolla dei debiti sovrani in Europa
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La recente accelerazione della crescita è solo un’illusione: gli indicatori fondamentali rimangono negativi e le difficoltà politiche e sociali legano le mani ai paesi membri. Ci aspettano ancora tempi duri. Il nuovo anno sarà marcato da una crescita debole dei paesi industriali e da un’inflazione elevata in quelli emergenti, ma soprattutto da una grande instabilità monetaria che potrebbe addirittura causare “l’uscita dall’eurozona dei suoi membri più deboli”. Secondo Nouriel Roubini, infatti, i piani di rigore e le riforme dolorose ma necessarie per risolvere il problema del debito sovrano di Grecia, Irlanda, Italia, Spagna e Portogallo (“Pigs”) devono andare avanti.

Lo dice Nouriel Roubini, il celebre economista che aveva previsto nel 2006 la crisi dei mutui subprime, in un’intervista a La Tribune.

Insomma, Noi europei, dovremo farcene una ragione: i problemi fondamentali della zona euro non sono finiti. A maggio 2010 il piano di salvataggio ha permesso di evitare un fallimento immediato della Grecia e il dissolvimento della zona euro. Ma oggi i differenziali dei tassi di interesse sono di nuovo al massimo.

L’accelerazione temporanea della crescita della zona euro nel secondo trimestre ha rilanciato i mercati finanziari, ma è ormai evidente che è stato un fenomeno passeggero. Il pil di tutti i paesi “periferici” della zona euro è in contrazione (Spagna, Irlanda e Grecia) o in aumento molto modesto (Italia e Portogallo). Anche l’attuale successo della Germania è tutt’altro che solido e le misure di stimolo all’economia si sono trasformate in un programma di austerità, cosa che rischia di frenare la crescita. Inoltre sono terminate le riduzioni delle scorte, così come le altre misure di sostegno alla domanda (come gli incentivi alla rottamazione).

Il rallentamento della crescita globale – e il rischio reale di una ricaduta di Stati Uniti e Giappone – limiterà la crescita delle esportazioni, anche in Germania. Per gli altri paesi “periferici” della zona euro, i problemi fondamentali rimangono inalterati: disavanzo di bilancio e alti livelli di indebitamento, enormi deficit delle partite correnti e debiti del settore privato, perdita di competitività e così via. Questo è il motivo per cui la Grecia è insolvente ed è inevitabile una ristrutturazione del suo debito pubblico. Sempre questo è il motivo per cui Spagna e Irlanda hanno seri problemi e anche l’Italia – anche se ha un bilancio relativamente più in salute – non dovrà lesinare i suoi sforzi.

Le misure di austerità implicano nel breve periodo forti pressioni recessive e deflazionistiche. Di conseguenza la Germania dovrebbe compensarle con un politica monetaria espansiva e un rilancio della sua domanda interna. Ma né la Banca centrale europea né il governo tedesco vogliono sentirne parlare, nella speranza che i buoni dati del pil si confermino da soli. Il resto della zona euro non va molto meglio: in Francia l’economia è decisamente anemica. La disoccupazione supera il 9 per cento, il deficit di bilancio è all’8 per cento del pil (superiore a quello dell’Italia) e il debito pubblico è in forte aumento. Nicolas Sarkozy, arrivato al potere con la promessa di grandi riforme strutturali, si trova oggi indebolito anche all’interno del suo partito e ha perso le elezioni regionali in favore della sinistra (unico caso in Europa).

Inoltre l’avvicinarsi della sfida con il candidato del Partito socialista – probabilmente Dominique Strauss-Kahn – in occasione delle elezioni presidenziali del 2012, spingerà probabilmente Sarkozy a rimandare le misure di austerità in favore di riforme di poca importanza. Il primo ministro belga Yves Leterme sembra incapace di mantenere l’unità del suo paese; Angela Merkel è indebolita all’interno della sua stessa coalizione e molti dirigenti europei si trovano a dover fare i conti con una dura opposizione politica: Berlusconi in Italia, Zapatero in Spagna, Papandreou in Grecia. Per di più la tendenza al nazionalismo in Europa si traduce in violente reazioni xenofobe e nell’affermazione dell’islamofobia e dell’estrema destra.

Tutto ciò indebolisce una zona euro che ha bisogno di piani di austerità, di riforme strutturali e di politiche macroeconomiche e finanziarie appropriate. Per questo motivo ritengo che la zona euro, anche se dovesse riuscire a salvarsi, dovrà comunque affrontare anni molto difficili.

E dulcis in fundo per il nostro Paese monta lo scandalo Ruby, gli atti sono alla Camera dei deputati, nei giornali dicono molto meno, pochi sanno che cosa c’è davvero nelle 400 pagine inviate dai magistrati al Parlamento, di quella che sembra essere la verità, per il linguaggio crudo con cui le ragazze intercettate descrivono i festini di Arcore.

La sentenza della Corte sul legittimo impedimento, il caso Ruby, sono una “profonda vergogna per l’Italia” che “merita di meglio”. Così il Financial times in un editoriale.

“Una enorme vergogna per l’Italia” conclude il Ft “che meriterebbe un dibattito onesto, in vista del voto, sui problemi da affrontare”. La settima economia mondiale “necessita di riforme” e di superare i nodi della disoccupazione giovanile, della criminalità, dei pochi investimenti esteri, della bassa crescita e del debito: “E la lista prosegue. Ora, invece di avere soluzioni a questi problemi” ci sarà quasi certamente “un a nuova puntata del Berlusconi contro giudici. L’Italia merita di meglio”.