
Cosa s’inventerebbe Marcel Duchamp se negli ultimi anni avesse goduto della tv italiana, apprezzando lo spettacolo mediatico che vede come protagonista l’onnipres(id)ente Silvio Berlusconi? E se il vero artista, a sorpresa, fosse Silvio Berlusconi, che con grande ironia e senso estetico sta scrivendo la storia più che con la penna… col pennello? L’unica certezza è che il nostro presidente è musa ideale per un folto stuolo di artisti, letteralmente contagiati dall’arte del pennello di Silvio Berlusconi.
Quest’autunno, e più precisamente ad ottobre, lo street artist Beast aveva drappeggiato la Galleria Vittorio Emanuele in pieno centro a Milano con manifesti che ritraevano Mister B. in versione “cavaliere”, non del lavoro, ma cavallo di elettrizzanti e bizzose donnine, in chiaro atteggiamento dominante, sulle parole della canzone “Ma la notte no” di Renzo Arbore. Noi di House living and business vi avevamo proposto una divertente versione arricchita di altri fatti e misfatti parlando di Crisi culturale? Per questa rottura non si trova la cura, ma la notte no. Solo un anno prima Beast era stato solleticato dall’idea di vedere Berlusconi in versione John Lennon… et volilà, eccolo ritratto assieme alla compagna della vita, Yoko Ono – vincitrice dell’ottavo Hiroshima Art Prize – nelle più suggestive immagini che, anche in quell’occasione, avevano girato per la città di Milano. In quell’occasione erano le parole del cantante (quello senza bandana) a fare da testo di fondo dei manifesti di guerriglia art.
Pochi giorni dopo, sempre nel mese di ottobre, tornò in voga la saponetta di Silvio Berlusconi, titolo mani pulite, opera del 2005 di Gianni Motta che fu riproposta al pubblico dal Museo d’arte contemporanea Migros di Zurigo. La storia della saponetta vuole che il grasso con cui è stata realizzata venga direttamente dall’adipe presidenziale, per l’esattezza dalla pancia, sottratta da uno dei dipendenti della clinica Ars Medica di Gravesano per finire tra le mani e le cure metamorfiche dell’artista, tra le smentite imbarazzate delle clinica. Motta avrebbe anche azzardato che «Il grasso di Berlusconi puzzava come burro avariato o come vecchio olio per frittura » come si legge sul sito di Tio.ch. In quell’occasione anche noi non abbiamo resistito alla tentazione di lavare i panni sporchi del Bel Paese con Il sapone di Berlusconi, uno strumento ad arte per… mani pulite!
A Milano, nel mese di maggio 2010, si è consumata nel silenzio, alla galleria Antonio Battaglia, Cronache Mitologiche, la personale di Filippo Panseca, “ucciso” – come lui stesso afferma in un’intervista al Corriere della Sera del 23 agosto scorso, per essere stato amico dei potenti (Bettino Craxi, ma anche Silvio Berlusconi) nella Milano da bere, andata di traverso dopo Mani Pulite e quindi considerato artista di regime, quello socialista. Cronache mitologiche arriva a circa un anno dagli “scandalismi” della precedente mostra a Savona, con la presentazione del presidente in versione “putto” alato, ritratto insieme alla ministra Mara Carfagna a seno nudo. La mostra del 2009 «Art & Savonnerie» aveva solo dato un assaggio della più grande e milanese versione che ritrae le nudità presidenziali in pose mitologiche, in compagnia di ancelle e donzelle. Vi avevamo allora proposto un commento diretto di Panseca, lo scorso 21 settembre, quando intervenne nel nostro dibattito con Giuseppe Veneziano su Arslife, in uno scambio di battute sull’arte di regime dal punto di vista di Panseca, sono io che con Craxi ho cambiato l’immagine del PSI.
Andando ancora più indietro nel 2010, inciampiamo in una più inquietante versione di Berlusconi-Buddha. Lo scorso 6 febbraio a Roma, il Mam ha dedicato una mostra a Sislej Xhafa, artista del Kosovo, residente in Italia per un periodo (ora sta a New York) che, nella sua 2705 baci (esposta poi al Röda Sten, di Goteborg in Svezia fino aprile), ha realizzato come opera suprema Silvio un grosso mezzobusto in sabbia del presidente del consiglio. La sembianza resa dall’artista è quella di una divinità, il volto è però accigliato e pensoso, trascendente e mistico. La grande scultura-orcaolo fu posizionata al termine di un percorso per rendere la visita alla divinità italica un vero pellegrinaggio.
Ultima tappa del 2010 è a gennaio, Bergamo, al Baf. L’artista Omar Ronda espone un quadro che ritrae Berlusconi nel suo emblematico sorriso eternamente ottimista, un quadro rotondo, rilucente di stelle fiabesche e marine, l’immancabile cravatta blu a pois bianchi, la capigliatura con la saracinesca alta. Ronda commentò l’opra dicendo che Berlusconi è un personaggio che fa tendenza, al di là di ogni valutazione politica. La foto che ritrae il premier è spalmata di oro e cosparsa di stelle marine, tratto peculiare dei miei quadri e simbolo del raggiunto successo, come dire, una versione très chic dei gradi militari conquistati in valorose battaglie.
Niente male per un sol uomo, ma come se non bastasse, la provocazione dell’ultim’ora arriva da Hypnos, alias Gilberto Di Benedetto, che ci precipita subito nel 2011: una moneta del valore di 1 Silvio d’argento per pagare il ponte sullo stretto di Messina invece di attingere alle disastrate casse dello Stato per costruirlo si possono emettere tanti ‘Silvio’ d’argento, come spiega l’artista ai microfoni di Adnkronos lo scorso 8 gennaio.
Ma qual’è viceversa il rapporto di Silvio Berlusconi con l’arte? Il 2010 è stato un anno esaustivo su questo frangente e ne viene data spiegazione in un articolo tratto da Il Riformista, attraverso le parole di Cesare Lampronti, antiquario romano di Via del Babuino: Un autentico appassionato, un cultore del bello, senza canoni particolari e già scritti. Ama quello che piace a lui, si lascia affascinare da un colpo d’occhio positivo. Non si preoccupa delle opinioni degli storici dell’arte. Vive d’arte con molta schiettezza e semplicità. Predilige quadri con figure, mentre non gradisce molto le scene sacre, o poco gradevoli. Cerca la piacevolezza e la bellezza: soprattutto la pittura veneziana, anche le sculture in marmo. Archeologia? Non ne è particolarmente attratto mentre acquista anche il 900, ma anche dalle parole di Alessandra Di Castro, antiquaria, o Vittorio Sgarbi che racconta Come a D’Annunzio gli piace l’atmosfera, non è propriamente un collezionista. Gli ho trovato delle opere di cui non può fare a meno, due capolavori di Canova, che stavano nella cappella della villa Gernetto, smantellata negli anni sessanta. Furono comprati dallo Stato, ora sono a Palazzo Mirto. Sarebbero di sua proprietà, così come anche altre opere della villa, i marmi di Giuseppe Fabris allievo di Canova: li ho rintracciati, glieli ho segnalati almeno sei volte, ma lui mi ha detto “faccio mettere delle copie”.
Quest’anno Berlusconi si è improvvisato anche esteta del restauro: ha fatto cioè risistemare a proprio garbo una statua del dio Marte del 175 a.C. destinata alla sua residenza a palazzo Chigi, investendo per l’occasione 70mila euro. Il restauro ha reintegrato, oltre ad una mano mancante della venere, la viril divinità o il perduto pene, sostituito con uno posticcio, salvando almeno le apparenze del dio della guerra. Occasione splendida per sollevare un dibattito di Estetica a livello internazionale, persino il Daily Mail e il Guardian ne hanno parlato.
Per tutte queste ragioni vogliamo insignire il presidente Silvio Berlusconi con uno speciale “premio alla carriera 2011″, per aver rappresentato, nella migliore tradizione rinascimentale italiana – Federico da Montefeltro, Federico II Gonzaga – il mecenate ispiratore, con la sua speciale arte del pennello, di molti artisti contemporanei con la certezza che le sue memorabili gesta saranno sempre di grande ispirazione anche negli anni a venire.