
Se in America i prezzi delle case sono crollati in tutte le 20 più grandi città americane per la prima volta in quasi un anno, ce lo dicono gli indici S&P/Case-Shiller e CoreLogic … da noi sono crollati ma in effetti non lo sono e i prezzi sono ingessati come il Bel Paese. Nelle segrete stanze delle trattative private i prezzi scendono del 30/40% per incontrare domanda/offerta ma pubblicamente vige la visione illusoria di numeri fittizi, per non dire fasulli, costruiti ad hoc da uffici studi … Scenari immobiliari – Nomisma … che si sono avvitati in una spirale di propagandismo senza fine. La realtà è ben diversa, negli Stati Uniti l’agente immobiliare è alla soglia della disperazione e tempesta di sms ed email chiunque per implorarlo di affittare almeno un appartamento …
In Italia, l’agente immobiliare, passa le giornate cercando da una parte di convincere i suoi potenziali acquirenti a rompere l’indugio e comperare, dall’altra di far capire ai proprietari che, se non tagliano il prezzo, non venderanno mai, cioè se l’immobiliare italiano non ritornerà alla Lira, cioè vendendo al prezzo degli anni ’90 e se non sgonfieranno i prezzi delle case usate, del nuovo invenduto, dei bilanci delle società, delle banche … il settore dell’edilizia – costruzioni – immobiliare non ripartirà mai.
La double dip, doppio minimo, dei prezzi delle case americane è in atto e porterà una notevole pressione su tutta la gamma di prodotti strutturati che giacciono nei bilanci del sistema finanziario mondiale ed in particolar modo nei bilanci delle banche centrali. Paradossalmente, in Italia, i rischi possono arrivare dallo stesso mercato Usa: perché il debito a stelle e strisce, impacchettato in prodotti finanziari e titoli più o meno affidabili, è arrivato nella pancia delle banche europee.
Il recente sondaggio della Gallup, sull’opportunità a meno di acquistare una casa oggi in America ci dice che gli americani confidano che non è proprio un buon momento per investire nel mattone, vista la disintegrazione del potere di acquisto e l’aumento del patrimonio negativo delle famiglie.
A prima vista, l’economia statunitense si sta riprendendo abbastanza bene, anche se lentamente, dalla Grande Recessione del 2007-2009. L’anno passato, la crescita del prodotto interno lordo statunitense è stata di un rispettabile 2,8%, e nel 2011 la Federal reserve pronostica un’accelerazione fino al 3,5 – un’ ottima velocità di crociera per il Paese. I tassi d’interesse sono bassissimi e persino il mercato del lavoro – sembrerebbe – dare segnali di vita.
I mercati se la stanno godendo – lo Standard & Poor’s 500, l’indice-guida, è aumentato di più di un quarto in solo sei mesi – e anche Wall Street sorride, con migliaia di banchieri pronti a celebrare i loro bonus prima della fine del mese. Putroppo, l’invito a questa bella festa per la ripresa dell’economia più grande del pianeta non è arrivato al settore immobiliare. A più di tre anni dall’inizio di un terremoto economico che ebbe il suo epicentro proprio nel mercato delle case, la ricostruzione deve ancora iniziare. Visitare i sobborghifantasma delle grandi città americane – pieni di negozi sbarrati, case deserte e desolati cartelli «for sale» (in vendita) – è un viaggio in un’altra America, lontana anni luce da Wall Street e la Borsa di New York. In questo Paese non si parla di bonus milionari dei banchieri e nemmeno dei nuovi record dello S&P 500, ma del fatto che i pignoramenti (dati RealtyTrac) sono saliti nel 2010 ad oltre un milione, una cifra record mai raggiunta nella storia dell’economia mondiale.
Ci spiega la Stampa in La crisi continua e lo Zio Sam resta senza casa … ci sono tante, troppe case sul mercato e i prezzi continuano a scendere – ma la situazione della domanda è forse peggiore: nononstante gli sforzi del governo, milioni di americani non hanno né le risorse né la volontà per pagare il mutuo.
Studi seri stimano che 12 milioni di americani sono molto indietro con le rate del mutuo – una proporzione enorme della popolazione – mentre altri 8 milioni fanno fatica a tenersi in pari. Nouriel Roubini, che è diventato un guru dopo aver predetto l’implosione del mercato immobiliare in tempi non sospetti, parla della possibilità che più di 11 milioni di persone smetteranno di pagare i loro mutui nei prossimi quattro anni. Se ha ragione, l’ondata di inadempienze prolungherà un circolo vizioso di perdite per banche, pignoramenti e vendite forzate di case, aumentando la montagna di immobili vuoti.
Vista la situazione, non è una sorpresa che, a dispetto dei prezzi bassi e dei tassi d’interesse praticamente rasoterra, ci sia pochissima gente pronta a comprare casa. Le domande per mutui a dicembre sono state 60 percento in meno del record raggiunto nel 2005, quando l’America era in preda al sogno che il valore degli immobili immobili non sarebbe sceso mai.
Anche se sono lontane le abitudini economiche, le famiglie americane sono grandi debitrici – quelle italiane grandi risparmiatrici, la crisi morde di qua e di là dall’oceano e la disoccupazione cresce vorticosamente anche nel nostro Paese. Quando e se finiranno gli ammortizzatori sociali sulla cassa integrazione e sulla moratoria dei mutui si apriranno le falle nella stabilità economica delle famiglie … Il lavoro è precario nel senso che dipende dal mercato … in questo momento non accenderei mai un mutuo, e se dovessi pagarne uno, non credo che ce la farei sembrano gridare gli italiani.
A Milano, uno studio del Diap – Dipartimento di Architettura e Pianificazione del Politecnico – ci racconta una realtà fatta di troppe case a prezzo di mercato, per cui non c’è domanda, e niente alloggi a canone sociale di cui, invece, ci sarebbe bisogno come il pane, ne servirebbero – solo a Milano – mezzo milione da costruire entro il 2018.
Gentile Giovanni Pivetta,
ho apprezzato il suo articolo che una volta tanto mi sembra rispecchiare la realtà del mercato.Lei mette a confronto le abitudini e le mentalità dei due paesi nel contesto dell’economia mondiale e ci azzecca bene.
Lavorando con Italiani e Stranieri mi sono fatta un’idea simile alla sua.
Invece di stime fasulle mirate a lusingare la mentalità affarista sarebbe auspicabile creare più trasparenza su i prezzi realmente scambiati.
In questa ottica io ho cominciato a pubblicare sul nostro sito le ultime vendite con i dati di prima richiesta, ultima richiesta ed effettivo prezzo di vendita.
Il mio intento nel condividere questi dati è quello di educare i venditori per trovare un equilibrio più immediato, suscitare maggiore interesse da parte dei potenziali acquirenti e quindi velocizzare il processo di vendita nell’interesse di tutti.
Secondo me la mancata richiesta di mutui corrisponde anche alla disperata mancanza di denaro liquido da parte dei istituti bancari che oltre a fondersi in continuazione hanno perso lo sguardo, la propria direzione e competenza nelle decisioni.
I tempi sono inspiegabilmente lenti e i rapporti dei dirigenti (che appunto non sono dirigenti) al quanto insoddisfacenti che il gioco non vale la candela.
Meglio non lavorare con capitali altrui (poi i tassi stanno nuovamente salendo) ma cambiare i propri – anche se si riceve poco si rispende comunque poco e chissà che non sia alla fine il giusto! In quel senso io vedo del movimento e delle pari opportunità.
Cordiali saluti
Claudia Voss