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Andreas Kipar «Non si progetta
just for fun. Gli edifici devono
assolvere alle funzioni»
Chi costruisce con il mattone è più avvantaggiato.
Noi lavoriamo sul paesaggio, materia incerta, ma
espressione della società per garantire un sano sviluppo
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L’accento tradisce la sua origine tedesca, così come la sua determinazione. Andreas Kipar è il consulente del Sindaco di Milano per gli aspetti paesaggistici, colui che con la sua equipe cura tutto ciò che di verde c’è in città. Tanti progetti all’attivo, ma anche un po’ di rammarico per un’Italia burocrate che rallenta il progresso.

Sentire Andreas Kipar discorrere di architettura fa pensare ad un sognatore, ma non di quelli che parlano e non concretizzano, piuttosto dà l’idea di avere una visione e di star facendo tutto il possibile per realizzarla. Le città cambiano, le risorse economiche non sono tante quante i progettisti vorrebbero e serve una nuova metodologia di pensiero perché Dobbiamo ripensare la città con nuove forme di percezione.
Lavora per dare a Milano un nuovo vestito, di colore verde brillante. Ma non risparmia una piccola polemica a Renzo Piano e al progetto che vede coinvolti gli alberi e la piazza più famosa della città.

Andreas Kipar, lei è un architetto paesaggista. Nel 1990 ha fondato con l’agronomo Giovanni Sala lo Studio LAND. In cosa si differenzia da un architetto che progetta per costruire col mattone?

Gli architetti che costruiscono edifici sono più avvantaggiati rispetto a noi: loro lavorano con la materia certa e spazi finiti. Noi con una materia non certa e spazi che non hanno confini. Noi lavoriamo sul paesaggio che è espressione della società per garantirle un sano sviluppo. Noi siamo molto lontani dal landscape design. Non vogliamo imbrigliare la natura, ma costruirla intorno a una società. Noi stiamo tra la L e la D di Land – la sua società che in inglese significa “Terra” – “L” sta per “Landscape” paesaggio, “D” per “Development”, sviluppo. Oggetto e obiettivo del progetto legati fra loro in modo ineluttabile. Al centro “A” per architettura e “N” per natura. In mezzo ci sta un nuovo rapporto tra architettura e natura, una nuova forma di integrazione. Incentrata su una concezione morbida e amichevole della funzionalità e della tecnologia. Il paesaggio svolge un ruolo centrale all’interno di un modello di sviluppo territoriale basato sulla consapevolezza e sulla sostenibilità, caratteristico della fase storica che sta attraversando l’Europa.

Il bello oggi ha ancora senso in architettura?

Oggi non si fanno più cose just for fun (solo per divertimento). Quando si progettano degli oggetti o degli edifici bisogna pensare non a una funzione ma a quante più possibili essi possano assolvere. Non ha più senso fare una cosa solamente perché è bella. Oggi abbiamo bisogno di una società fluida in cui si integrino vari aspetti. Ma in Italia la società è tutto fuorché questo.

Ma come? Il governo cerca di razionalizzare, snellire la burocrazia. Dove sono finiti gli sforzi del ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione Renato Brunetta di muovere ingranaggi arrugginiti?

Sì, non nego che sia in corso un tentativo di semplificare, ma più si va avanti più si allunga la burocrazia. Bastino due esempi per tutti: per ottenere un permesso per effettuare un progetto sul Carso – Carso 2014 +, avviato dalla Provincia di Gorizia, in sinergia con la Regione autonoma Friuli Venezia Giulia e la Provincia di Trieste, per promuovere il sistema territoriale e paesaggistico dell’altopiano Carsico in relazione ai siti della prima guerra mondiale – io ho impiegato tre anni. Inoltre, se nel resto d’Europa per indire un concorso bastano due pagine, qui ne occorrono duecento. Così oggi, in queste condizioni, per farsi largo in Italia i nostri progetti devono avere caratteristiche ben precise: essere forti, integrati e inattaccabili.

… la faccenda degli alberi in Piazza Duomo a Milano… è stata una nostra idea, poi è subentrato Renzo Piano… direi come un elefante.
Il sindaco Moratti avrebbe dovuto parlare prima dell’esistenza di questo mio progetto e con voce più forte.
Ci parli di uno dei suoi progetti che si è fatto largo a Milano: i Raggi Verdi.

Provengono dal laboratorio sviluppatosi nel 2005 con la nascita dell’ Associazione Interessi Metropolitani, fondata dall’avvocato Pier Giuseppe Torrani e da Luisa Toeschi, due volte presidente della sezione milanese di Italia Nostra. Alla base vi stanno due riflessioni. La prima prende spunto dalla metafora della ruota che è all’origine della tecnologia umana: spesso si vuole inventare una ruota nuova piuttosto che rivisitare quella vecchia. La seconda muove da certe operazioni di abbellimento delle città: spesso si fanno lifting su tessuti urbani, cogliendone solamente qualche aspetto e senza averne una visione d’insieme. Col risultato che in apparenza abbiamo cose belle ma che vanno solo a coprire le macerie sottostanti. Invece bisogna partire dalle città occidentali di oggi come Milano, che sono organismi vecchi, con arterie ostruite, sui quali occorre innestare bypass per ridare loro ossigeno e farli tornare a funzionare regolarmente. Così, a Milano mi è stato proposto di mettere in rete le cose positive esistenti in termini di verde, valorizzandole e aggiungendo qualche altro elemento. Ponendo assieme il tutto sono usciti 8 raggi per 8 circoscrizioni, assi ciclo-pedonali attrezzati a verde, che partono dai quartieri storici del centro per condurre verso le periferie, che rappresentano ambiti di particolare attenzione verso lo spazio pubblico cittadino e lo proiettano verso l’esterno della città. Una città pubblica concepita come fluida nell’interscambio di questi spazi in cui viene ripensata la mobilità urbana. Dai Raggi Verdi è nato poi il primo piano del verde propedeutico al Pgt, Piano di governo del territorio della Regione Lombardia. Successivamente i Raggi Verdi sono entrati direttamente nel Pgt.

Cosa ci sta dietro alla strategia dei Raggi Verdi?

Abbiamo utilizzato la metafora del raggio di luce che significa che oggi, a inizio progetto, non lo si vede, ma quando esce il sole, cioè l’opera che lo valorizza, appare improvvisamente in tutta la sua dimensione che si allunga sul territorio. Poi ci muoviamo in diversi ambiti: il verde, la mobilità, le vie d’acqua. Inoltre, abbiamo firmato un accordo quadro con Ibm Italia per realizzare un programma per pc che si chiamerà “Raggi Verdi”. Uniamo aspetti variabili ad altri invariabili del territorio.

Una visione filosofica quindi sta alla base dei Raggi Verdi?

Sì, ma anche molto pratica perché serve a chi deve investire sul territorio, ma anche a chi deve comprar casa e deve abitarci e lavorarci. Prima occorre sviluppare il Pgt e poi si partirà. Prima serve l’impianto complessivo.

Quale budget è previsto per i Raggi Verdi?

Sono pronti 8 milioni di euro per il raggio numero 7 della Fiera, City Life, Portello, in vista dell’Expo 2015.

A proposito dell’Expo, ce la farete per il 2015?

C’è un’accelerazione, il grosso del lavoro con i progetti e gli stanziamenti è stato fatto. Adesso si tratta di partire.

Lei è anche il promotore e il presidente del progetto di Green City Italiala promozione degli spazi verdi, pubblici e privati, nel contesto urbano non più come puro elemento decorativo, bensì come fattore che incrementa il benessere e la qualità della vita – Dopo il debutto a Milano il 10 marzo, il 4 giugno sempre il capoluogo della Lombardia, all’interno del Festival Internazionale dell’Ambiente, ha ospitato il primo forum europeo Green City toward the cities of the future. Che cosa avete proposto in quell‘occasione?

Si tratta di un grande progetto per costruire un verde più fluido e al contempo di difesa dell’identità della nostra città. Con i cinque partner – Amsterdam, Berlino, Londra, New York e Parigi - abbiamo parlato della strategia dei Raggi Verdi che aspettano solo che pubblico e privati inizino a realizzarla. Anche dal privato ci attendiamo molto. Piazzale Maciachini a Milano è un bellissimo esempio della realizzazione del verde pubblico con contributi privati. Green City intende essere un messaggio europeo: perché non c’è solo la green economy, l’ecohousing, l’energia rinnovabile, il riciclo. Anche la città deve essere verde. Già a Berlino – dove nell’aprile del 2009 è stato esposto il progetto milanese – si era detto che questa è una strategia necessaria per tutte le città europee. A differenza di Paesi asiatici come India e Cina – che crescono da soli, come giovani piante e hanno bisogno di maturare – le città della nostra vecchia Europa appaiono più come un organismo anziano o come una vecchia quercia su cui intervenire senza distruggere l’esistente. Il 4 giugno sono partiti anche 8 portali internet sui Raggi Verdi, per i bastioni, che illustrano ai cittadini i progetti in corso.

In Italia per far approvare un progetto si passa attraverso una burocrazia lunghissima… Se nel resto d’Europa per indire un concorso bastano due pagine, qui ne occorrono duecento.
Può indicarci dei buoni esempi di progetti verdi realizzati nelle città?

A Rimini posso citare il primo tassello del Raggio Verde del 2007, da noi progettato, che collega il “centro affari” della città con il suo “centro ricreativo e naturale” rappresentato dal mare – un raggio capace di creare un nuovo spazio urbano, un catalizzatore con il fine principale di esportare cultura dal centro verso il mare e importare natura nel cuore della città. Il nuovo parco su cui si affaccerà il foyer principale del Palacongressi, sarà dominato dal nuovo ponte di via della Fiera, che restituirà alla città la continuità dei percorsi ciclo-pedonali, by-passando il traffico veicolare e collegandoli fino al mare – A Napoli: il percorso che unisce Capo Posillipo all’isolotto di Nisida. Abbiamo poi realizzato i parchi di Reggio Emilia e della provincia di Monza e Brianza dal titolo Molta + Brianza. All’estero poi posso citare il raggio che collega Milano a Lugano passando per l’Expo 2015, Cracovia – il comune polacco ha creato una linea di tram espressi e sta costruendo parcheggi esterni per disincentivare l’uso delle auto. Poi ha valorizzato la pista ciclabile esistente. Quest’anno, inoltre, saranno in funzione 50 terminal per ricaricare le auto elettriche – ed Essen.

E a Milano?

Piazzale Maciachini – un parco polifunzionale con uffici, spazi commerciali e ricettivi, attività di ristorazione multietnica, centro fitness, attività culturali con un teatro all’aperto, area congressi, negozi e altri servizi. Avrà ampie zone verdi intervallate da fontane, strade e piazze per offrire un ambiente gradevole – e il quartiere Isola risistemato dall’architetto Stefano Boeri che ha previsto tra l’altro le due torri con boschi verticali.

Lei è il consulente del Sindaco Letizia Moratti per gli aspetti paesaggistici della città, come ha vissuto la querelle dei 90mila alberi che il maestro Claudio Abbado voleva piantare in piazza Duomo con il sostegno dell’architetto Renzo Piano?

Quando Claudio Abbado lanciò l’idea, io l’accolsi subito positivamente. Tanto che mi recai a Bologna dove lui stava dirigendo un concerto e gli consegnai una scatola di colore verde che conteneva tutti i nostri progetti verdi su Milano. Maestro gli dissi ci dia una mano a realizzarli. Poi è subentrato Renzo Piano che ha colto l’occasione per entrare nel dibattito… direi come un elefante. Il Comune spiegò che non era contrario al progetto in sé, non che non volesse piantare questi alberi, ma che aveva già un piano verde progettato da me. Probabilmente, il sindaco Moratti avrebbe dovuto parlare prima dell’esistenza di questo progetto e con voce più forte. Avrebbe dovuto dire che da 20 anni noi lavoriamo sul verde della città e in questo periodo abbiamo piantato più di 100mila alberi. Non è che non abbiamo fatto niente. Tuttavia, prima di lanciare questo dibattito, avrebbero potuto venire a sentirci, avremmo potuto parlarne assieme…

Il sindaco Moratti è intervenuto recentemente al forum di Green City. Che cosa ha prospettato per il verde cittadino del futuro?

Ha illustrato che negli ultimi tre anni sono stati piantati 70mila alberi, accrescendo di un milione di metri quadrati il verde cittadino, che è arrivato a 21 milioni di metri quadrati. Ha anche annunciato che da qui al 2012 ne saranno piantati altri 70mila con l’obiettivo di arrivare al 2015 con 50 milioni di metri quadrati di area verde, raddoppiandola.

Cosa pensa delle archistar che fanno progetti bellissimi ma che poco si conciliano col contesto?

Non si deve pensare ai singoli lavori, ma a un sistema di progetti in cui inserirli. E poi tutto va pensato in funzione dell’utente finale. Tuttavia, ritengo che, se le archistar non sono troppo concentrate su se stesse, sanno creare bei progetti.

Le città del futuro saranno sempre più all’insegna del riciclo mantenendo l’esistente?

No. Questo non vuol dire che certi edifici, se sono desueti e inutilizzabili, non possano essere rifatti. Contemporaneamente, tuttavia, mi piace citare il filosofo americano James Hillmann – psicoanalista, saggista e filosofo nato ad Atlantic City nel 1926 – Lui sostiene che non ci serve più la post-modernità, non ci servono più nuove ideologie, ma una nuova forma di percezione. Le città della post- modernità chiedono di essere scoperte per nuove forme di percezione non tanto per nuove forme di progettazione. Non siamo più nel Settecento, nell’Ottocento, in cui si voleva cambiare tutto delle città. Oggi non abbiamo le disponibilità economiche per farlo e ci scontreremmo con culture diverse e movimenti di cittadini volti alla difesa di questo o quel luogo. Oggi non siamo più Georges Eugène Haussmann – più conosciuto con il nome di Barone Haussmann, nato a Parigi nel 1809 dove è morto nel 1891, è stato un politico, urbanista e funzionario francese – che a metà dell’Ottocento rinnovò il volto di Parigi. Dobbiamo invece ripensare la città con nuove forme di percezione.

Cosa sono i Raggi Verdi?

I Raggi Verdi saranno spazi lineari ombreggiati da migliaia di alberi dove sarà possibile passeggiare, oziare, correre, andare in bicicletta godendo del verde già presente e programmato sul territorio urbano: un giardino, una piazza alberata, un parco di quartiere, un grande parco urbano. Il progetto è nato con AIM – Associazione Interessi Metropolitani – Studio Land e con la collaborazione di AISTP – Associazione Italiana per lo Sviluppo ed il Trasferimento della Professionalità -, ed è stato proposto al Comune di Milano che lo ha accolto tra i suoi programmi da sviluppare per la città. Il progetto prevede all’inizio 8 Raggi Verdi di una lunghezza media tra i 7 e i 12 Km lineari: ogni raggio, partendo dal centro della città, arriva a uno dei grandi parchi urbani o della cintura milanese. I Raggi Verdi sono 8: R1 Bicocca-Martesana; R2 dell’Est, R3 Santa Giulia, R4 del Sud, R5 dei Navigli, R6