
I NUMERI DEL SETTORE 30.000 imprese, 370 miliardi di euro di fatturato, 3 milioni di occupati, 100 associazioni il comparto Federcostruzioni di Confindustria che riunisce le categorie produttive più significative di tutto il mercato edile e infrastrutturale.
ANCE, Associazione Nazionale Costruttori Edili – Andil, Associazione Nazionale degli Industriali dei Laterizi – Anie, Federazione Nazionale Imprese Elettrotecniche ed Elettroniche – Anima, Federazione delle Associazioni Nazionali dell`Industria Meccanica Varia ed Affine – Assovetro, Associazione Nazionale degli Industriali del Vetro – Confindustria Metalli, Federazione delle Associazioni nazionali industrie sider – metallurgiche – Federbeton, Federazione delle Associazioni della filiera del Cemento e del Calcestruzzo Armato – Federchimica, Federazione Nazionale dell’Industria Chimica – Federlegno – Arredo, Federazione Italiana delle Industrie del Legno, del Sughero, del Mobile e dell`Arredamento – Oice, Associazione delle Organizzazioni di Ingegneria e Consulenza Tecnico Economica.
Dati e numeri importanti per la nostra economia che vengono troppo spesso dimenticati quando si parla dell’Industria Immobiliare ricordando in chiave ideologica, con demagogia tutta italiana, che il mattone è selvaggio a prescindere e omettendo il ruolo di leva e volano per l’economia di questo fondamentale settore dell’Industria italiana.
I NUMERI DELLA CRISI La crisi economica, non la crisi del mattone, si è portata via in un anno, secondo i dati Istat, quasi 150.000 occupati pari al 5% dell’intero settore, il doppio della media generale. Mentre secondo Ance, il comparto costruzioni ha già perso la bellezza di 25.000 imprese. Nel Nord-Ovest e nel Nord-Est l’emorragia continua è tutto un pianto generale nel vuoto di un silenzio senza precedenti.
I NUMERI DELL’ULTIMO DECENNIO Tenendo presente che il settore delle costruzioni ha avuto negli ultimi dodici anni una crescita a dir poco strabiliante, e forse irripetibile, oggi il settore edile sta vivendo una crisi internazionale paragonabile a quella dei primi anni ‘90, con conseguenze allarmanti dal punto di vista occupazionale e dei volumi di fatturato. In più, rispetto al passato, ha colto impreparati tutti gli economisti e i governi internazionali, in quanto mai si era vista una caduta finanziaria ed economica a livello mondiale, così repentina.
I NUMERI DELLA BANCA D’ITALIA In Italia il comparto immobiliare (investimenti in costruzioni, spesa per affitti e servizi di intermediazione) rappresenta quasi un quinto del PIL. Le attività immobiliari costituiscono oltre il 60% della ricchezza delle famiglie. Il credito erogato al settore (mutui alle famiglie, prestiti alle imprese di costruzioni e dei servizi connessi con le attività immobiliari) è un terzo degli impieghi bancari totali. È quanto si legge nel rapporto L’andamento dei mercati immobiliari in Italia e i riflessi sul sistema finanziario pubblicato dalla Banca d’Italia.
L’INDUSTRIA IMMOBILIARE E L’ECONOMIA I mercati immobiliari influenzano l’attività economica attraverso molteplici canali. Variazioni del valore degli immobili si riflettono sull’accumulazione di capitale sia nel settore delle costruzioni, in quanto alterano la redditività degli investimenti, sia nel resto dell’economia, laddove si accompagnino a mutamenti nelle condizioni di accesso al credito. Le variazioni dei prezzi delle abitazioni influenzano inoltre i consumi delle famiglie proprietarie, soprattutto se percepite come permanenti. Peraltro, un peggioramento della percezione dell’immobiliare, data la riluttanza delle famiglie a cedere la proprietà delle case, viene riassorbito soprattutto attraverso un calo delle compravendite e degli investimenti in nuove costruzioni, piuttosto che dei corsi immobiliari.
IL SISTEMA FINANZIARIO DELLE IMPRESE Il sistema finanziario è anch’esso esposto all’evoluzione dei mercati immobiliari. Il principale canale di trasmissione è la variazione del valore delle garanzie bancarie indotta dai corsi immobiliari, che influenza sia il costo e la disponibilità di credito, sia la qualità dell’attivo delle banche. Effetti rilevanti discendono inoltre dal legame tra i prezzi degli immobili e la capacità di onorare il servizio del debito da parte delle imprese, soprattutto quelle di costruzioni.
L’INTERVISTA A GIULIANO CAMPANA, VICE PRESIDENTE NAZIONALE DELL’ANCE
Giuliano Campana, classe 1942, geometra, alla guida di Campana Costruzioni impresa bresciana, attiva nell’edilizia dal primo dopo guerra, già presidente della Cassa edile e del comitato antinfortuni, da oltre vent’anni nel consiglio e nella giunta dell’Ance. È il vicepresidente nazionale dell’Ance con delega all’area tributaria, economico-fiscale.
Uomo forte, il leader dei costruttori bresciani, che arriva alla poltrona romana di Via Guattani, a fine giugno 2009, in un momento assolutamente delicato per l’economia. Le sue prime dichiarazioni «Credo – spiega – che il comparto edile possa e debba continuare a essere locomotiva del nostro sistema economico. La condizione primaria perché ciò possa avvenire resta però legata alle scelte fiscali del Governo, che dovranno essere incisive e innovative. È assolutamente necessario – conclude – rilanciare l’investimento immobiliare parificandolo a quello finanziario, rendendolo competitivo anche sotto questo punto di vista a beneficio del mercato delle compravendite e delle locazioni».
SCENDIAMO IN PIAZZA A MANIFESTARE Ma agli onori della cronaca arriva, nel dicembre scorso, con l’idea di far scendere in piazza gli imprenditori in corteo con cartelli e striscioni come fossero tanti metalmeccanici. Tutto questo avveniva dopo l’approvazione della Finanziaria e prima del decreto Milleproroghe. Poteva essere un atto strumentale, un modo per premere sul Governo Berlusconi tenendolo sotto scacco con iniziative clamorose per poi portare a casa un risultato. Poteva, ma non è stato così. Palazzo Chigi ha risposto picche su tutta la linea agli emendamenti presentati dall’Ance per alleggerire il carico fiscale sulla compravendita di immobili e per premiare la costruzione di abitazioni verdi, con elevate prestazioni energetiche.
IL 2010 SARÀ PEGGIORE DEL 2009 Ora viste le preoccupazioni per il nuovo anno – sempre secondo Campana – Per l’edilizia il 2010, senza misure di sostegno, sarà peggiore del 2009.
… E i «cosacchi italiani del mattone» premono alle porte, soffocati dalla stretta creditizia e da una recessione strisciante che non fa prevedere un rialzo a breve, in tutte le aree del Paese, della domanda abitativa non potrà l’Ance e tutto il comparto che prendere decisioni forti mostrando una buona volta di non essere una specie di curva sud del centrodestra ma di rappresentare per numeri, fatturati, capacità di innovazione un valore assoluto per la nostra economia.
Cosa avevate chiesto al Governo?
Detrazioni Irpef pari al 50% dell’Iva dovuta sull’acquisto di abitazioni di nuova costruzione e incentivi per l’acquisto di case ad elevate prestazioni energetiche. La risposta del Governo è stata nulla. Nonostante tutte le promesse fatte, questo governo continua a non capire che la prima leva per la ripresa è quella fiscale.
Confronti con il governo Prodi?
Già il decreto Bersani -Visco era stato penalizzante in maniera pesante e nel corso della passata legislatura preoccupato della possibilità di una crisi, mi ero rivolto agli allora Ministri Bersani e Visco. Visco mi rispose “Se ci sarà una crisi l’affronteremo”. È cambiato il governo, abbiamo riproposto la situazione ai nuovi esponenti delle istituzioni, i quali ci avevano confermato che sarebbero intervenuti per eliminare queste storture fiscali; abbiamo presentato emendamenti, avanzato le nostre richieste a tutti i parlamentari. Tutti ci hanno dato ragione, ma non hanno fatto nulla in concreto.
Scenderete, dunque, in piazza?!
La crisi c’è e si fa sentire eccome; ci sono 20 mila imprese chiuse e 150 mila occupati in meno nell’arco degli ultimi nove mesi nell’edilizia. Molte imprese sono state costrette a rivolgersi al privato, per la mancanza di appalti pubblici, queste, sono quelle che maggiormente rischiano la chiusura. C’è stata parecchia tensione per la chiusura delle imprese, molte, inoltre, sono costrette a ridurre il personale; non so se vorranno scendere in piazza, certo prima di fine mese ci faremo sentire.
Il Sole24 ore, il giornale di Confindustria dice che non dovete preoccuparvi, anzi ci sono motivi di ottimismo. Le imprese edili si risolleveranno con il denaro in arrivo dai fondi previdenziali – 7 miliardi di euro i flussi d’investimento da qui al 2012. Con le dismissioni pubbliche, in prima linea gli immobili del Demanio, della Difesa e la valorizzazione delle ex aree ferroviarie. Con il piano casa cioè attraverso gli interventi di social housing la cui direzione spetta al fondo da 1 miliardo di Euro della Cassa depositi e prestiti… e grazie ai proventi dello Scudo fiscale. Lei cosa ne pensa?
Il Mercato ha subìto un drastico rallentamento, anche se negli ultimi periodi abbiamo avuto qualche segno positivo, ciò non vuol dire, come affermano alcuni, di vedere già la fine del tunnel; io resto con i piedi per terra. Non so dirle come sarà il 2010, di certo una ripresa ci sarà, molto lenta e di certo non sarà più come una volta.
E sul piano casa?
Mi auguro che parta, ma di certo, non è con questo che si risolverà la crisi.
E sui soldi che arriveranno dalla Cassa depositi e prestiti per l’housing sociale?
Prima voglio veder il miliardo di Euro, di cui tanto si parla, e poi potremo fare housing sociale.
Le Banche hanno incrociato le braccia, erogano mutui con il contagocce
Non è del tutto vero che i mutui non vengono erogati, le banche chiedono maggiori garanzie ed erogano mutui al 60-70%.
Sono fiducioso, i soldi arriveranno dallo scudo fiscale, arriveranno soldi all’edilizia.
In Italia non è arrivata l’onda lunga dello tsunami subprime?
L’arretratezza ci ha «salvaguardati» ma non ci farà fare molta strada?!
No, non è vero che l’arretratezza ci ha salvaguardato, bensì l’oculatezza. In Italia, a differenza della Spagna dove su un bisogno pari a 100 è stato costruito circa il 150%, da Noi si è edificato meno e ci siamo tenuti sull’80% del fabbisogno; non abbiamo esagerato come in altri Paesi, anche se di certo non siamo stati virtuosi.
Il Governo Berlusconi ha promesso e non mantenuto?!
Mi auguro che ci sarà ancora un mercato, anche se sono convinto che non sarà più come prima. È importante per noi costruttori collocare l’invenduto, cosa che riuscirà difficile a coloro che non hanno tenuto conto delle nuove normative sugli standard energetici. è per questo che chiedevamo l’abrogazione della legislazione Iva del Decreto Bersani – Visco. Un cappio per un mercato recessivo come questo dove le Imprese non riuscriranno a collocare tutti i loro immobili in quattro anni dall’ultimazione dei lavori. In questo caso, l’impresa, per una stortura fiscale vedrà lievitare gli oneri fiscali a livelli insostenibili. Vuole un esempio? Per un immobile di 300mila euro non venduto o affittato, entro i 1460 giorni, l’impresa pagherà oneri aggiuntivi per 70mila euro. Risultato: margini operativi negativi e perdite di bilancio, esposizioni finanziarie insopportabili etc.
Ecco perché il Governo ha tradito l’edilizia.
Il futuro, Campana, il futuro?!
È importante per risollevare il mercato che si raggiungano livelli alti, di qualità, questa è l’unica strada. Ci aspettano profondi mutamenti e processi innovativi, che sono in via di sviluppo, che stanno rapidamente trasformando i caratteri prevalenti di concezione urbanistica della città, di un approccio ecologico nella sostenibilità ambientale, di investimento immobiliare, metodologia costruttiva e filosofia abitativa.
E ai Bresciani cosa può dire?
A Brescia e Provincia sono iscritte alla Cassa Edile circa 4 mila imprese, anche con un solo operaio, è ovvio che non c’è spazio per tutti, l’augurio è che non sia così, ma le previsioni sono queste, diminuendo la domanda deve diminuire l’offerta. Non è che a Brescia non si venda più, ma il mercato ha subìto un rallentamento drastico.
Milano, 29 gennaio 2010
Giovanni Pivetta
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