Al mondo le Vertical Farm non esistono, nulla di costruito appunto, solo tre progetti: il primo, new yorkese e avveniristico, porta la firma del giovane architetto belga Vincent Callebaut; il secondo, arabo, è stato pensato dal veneto Studiomobile. Il terzo, invece, è completamente made in Italy: non solo progettato dalle firme del nostro Paese, ma proposto anche al Sindaco di Milano Letizia Moratti perché diventasse l’edificio simbolo dell’Expo del 2015. Una proposta interessante, sicuramente in linea con il tema Feeding the Planet, Energy for Life, ma ormai ferma da mesi. La causa?
Le (poche) risorse. O almeno questa è la motivazione ufficiale. Intanto, però, l’Enea continua a studiare e a migliorare il proprio progetto, Skyland, che a differenza degli altri è ecosostenibile ed energetico perché, questa appunto, è la missione dell’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile. Alla base di questo ambizioso lavoro, gli ultimi e preoccupanti dati diffusi dall’Onu: Entro il 2050, l’80% della popolazione mondiale, che avrà raggiunto nove miliardi di abitanti, sarà concentrata nelle grandi metropoli. Per soddisfare le esigenze alimentari sarà necessario reperire dieci miliardi di ettari di terreno coltivabile: una sfida impossibile.
House Living and Business ha intervistato l’architetto Funaro che ha spiegato caratteriste e particolarità di Skyland, non senza ribadire più volte la differenza: Il nostro progetto è diverso, non è stato pensato nulla di simile prima; e intanto lancia una frecciatina alle Archifarm. Però, confessa, di amare i grattacieli e le star dell’architettura, Daniel Libeskind in testa, perché Innovare vuol dire progredire.
E intanto dagli Emirati Arabi arriva la chiamata di Abu Dhabi, Lo sceicco è interessato a Skyland.
Skyland è un eco-edificio urbano, una serra verticale di 30 piani che pensiamo di poter inserire nelle metropoli del futuro, un eco-edificio che integra in un’unica struttura l’intera filiera agro-alimentare partendo dalla produzione indoor fino alla commercializzazione dei prodotti, alla valorizzazione della cultura e del turismo sul territorio, alla promozione del benessere e della salute. Questo perché oltre ad essere una serra a sviluppo verticale, Skyland prevede anche una serie di servizi collaterali, ovvero avrà per la distribuzione il packaging dove i prodotti coltivati verranno confezionati, verranno distribuiti nel mercato o supermercato previsto nella zona inferiore della struttura, avrà dei ristoranti, avrà un fitness center, avrà… una serie di servizi che daranno un valore aggiunto a questo discorso che non è solo quello di produzione alimentare bensì anche di valorizzazione e poi diventa un elemento particolarmente interessante dal punto di vista culturale, abbiamo pensato anche a un auditorium, a delle sale conferenze. Tra l’altro è anche autosufficiente dal punto di vista energetico, utilizzerà esclusivamente delle fonti alternative, tra cui una facciata fotovoltaica di 8mila metri quadri che è un po’ una sfida energetica e diventa un’attrazione, perché diventa un’immagine della serra del futuro, del terzo millennio.
Ovviamente saranno i prodotti che verranno coltivati con questi sistemi di idroponico – tecnica alternativa di coltivazione fuori suolo, la terra è sostituita da un substrato inerte con argilla espansa, fibra di cocco, perlite, vermiculite, lana di roccia - quindi senza l’utilizzo di fertilizzati e pesticidi, essendo Skyland una serra chiusa non c’è il problema delle infestazioni da insetti, calamità naturali dovute a piogge acide o altro… saranno tutti prodotti che potranno crescere in assenza di pesticidi e di agenti nocivi che si usano purtroppo normalmente nell’agricoltura all’aperto.
È proprio questo il valore della nostra Vertical Farm che si differenza dalle altre che stanno studiando a livello internazionale perché la nostra si basa sui “Cinque Zeri”: vuole dire che ha zero emissioni. Skyland – proprio basandosi sul fatto che integra queste tecnologie per la produzione di energia da fonti rinnovabili – può soddisfare il proprio fabbisogno energetico e quindi si riducono le emissioni di anidride carbonica di una quantità che è almeno pari a quella che si può produrre per far funzionare l’edificio stesso, quindi è molto importante. Poi zero rifiuti perché è un sistema che ricicla tutti gli scarti dovuti sia alla produzione sia alla raccolta dei prodotti e dell’acqua, con la propria biomassa la reintegra per il proprio fabbisogno energetico.
Non ci sono nè scarti nè sprechi, esattamente. E poi abbiamo zero chilometri perché l’intera filiera agro-alimentare è integrata, dalla produzione fino alla commercializzazione dei prodotti e all’utilizzo degli stessi. Non c’è bisogno del trasporto su gomma che tra l’altro, come sappiamo, è molto inquinante. Quindi zero chilometri vuole dire che si coltiva, si distribuisce, si utilizza non solo all’interno di Skyland ma anche all’interno del quartiere dove si prevede di inserire una struttura di questo genere. Se guardiamo al futuro, sappiamo che purtroppo gli spazi per coltivare saranno sempre meno… vengono sempre più a mancare, quindi abbiamo pensato di integrare Skyland in un quartiere di circa 20mila abitanti in quanto il volume di prodotti che questa struttura potrebbe offrire soddisferebbe circa questo numero di persone… che è praticamente un quartiere di una grande metropoli.
Tutta la metropoli? No… pensiamo di inserire Skyland in quartieri di grandi città dove sarà sempre più necessario avere vicino la produzione, dove il suolo verrà sempre più a mancare…
Assolutamente, grossomodo se pensiamo anche a una città come Roma o Milano, in un quartiere periferico può essere costruito questo grattacielo, anche se non vogliamo definirlo tale, insomma quest’edificio di 30 piani – come è stato inizialmente progettato – fa sì che i prodotti che vengono coltivati siano sufficienti, in termini di vitamina A e vitamina C che ogni individuo ha bisogno giornalmente, per soddisfare un 20-25mila abitanti. E in più con i rifiuti, con la raccolta dei rifiuti organici del quartiere… anche questi verrebbero immersi nella produzione di biogas e contribuirebbero all’autonomia energetica di Skyland. E poi zero pesticidi: essendo questo un sistema chiuso, quindi altamente controllato, non necessita di prodotti chimici per coltivare le piante, quindi si risparmia anche in pesticidi, diserbanti e quant’altro.
Assolutamente sì.
No, non è un paragone eccessivo, è quello che dobbiamo augurarci di riuscire ad ottenere perché sappiamo bene quant’è il costo che viene a gravare sul prodotto proprio a causa del trasporto. Se pensiamo ad esempio al pomodoro Pachino che parte da Ragusa e che deve arrivare a Bolzano e anche ben oltre… immaginiamo invece che noi con lo Skyland possiamo produrre il prodotto in loco e quindi questo rappresenta un vantaggio.
Questo discorso è relativo… proprio un paio d’anni fa siamo stati interpellati dall’Amministrazione di Ragusa, che sta avendo problemi enormi a livello paesaggistico e quindi ambientale per il fatto che Pachino e tutta la zona del ragusano, dove c’è questa produzione, è cosparsa di centinaia di chilometri di serre, serre con queste plastiche che stanno deturpando il paesaggio e che stanno creando grossi problemi a livello turistico perché arrivano fino sulla costa, costa che è meravigliosa ma che non può essere sfruttata. Quindi siamo stati interpellati proprio per cercare di risolvere, di trovare qualche soluzione a questo problema. Da lì è nata l’idea di costruire in verticale pensando di liberare delle aree che possono ospitare delle infrastrutture anche turistiche, come ad esempio nel caso della Sicilia e di Pachino, ma non solo in Sicilia… abbiamo la Liguria, la Campagna… in Italia ne abbiamo parecchie purtroppo di queste realtà… e andando in verticale possiamo occupare meno spazio e produrre quattro volte tanto perché con la cultura idroponica possiamo coltivare su più livelli, quindi un ettaro all’aperto corrisponde a 4, 4 ettari e mezzo al chiuso perché facciamo 3, 4 livelli di produzione.
No, Pachino intanto può continuare a produrre il suo pomodoro a livello locale, però dall’altra parte liberando i suoi terreni li può utilizzare per un avere altri tipi di introiti… tipo il turismo. Poi non è detto che nella Vertical Farm coltiverà soltanto Pachino, dato che può coltivare qualsiasi tipo di prodotto perché essendo un sistema chiuso non c’è più il problema di essere a Sud o a Nord.
Ecco, sarà buono? Sarà buono allo stesso modo perché ovviamente… adesso la maggior parte dei prodotti arrivano dalla produzione in serra, abbiamo le melanzane anche a gennaio, una volta erano un prodotto estivo ovviamente… sarà buono? Sarà buono, ma non solo. Dobbiamo pensare che nel terzo millennio il problema deve essere quello di come ci alimenteremo perché se la popolazione tende ad aumentare a dismisura – abbiamo letto tutti le stime dell’ONU… quanti milioni di persone abiteranno le città, 9 miliardi di persone entro il 2050 e l’80% sarà concentrato nelle grandi metropoli – non possiamo più porci il problema se il Pachino ha preso il sole della Sicilia, ma dobbiamo porci un nuovo problema: come facciamo ad avere i prodotti necessari comunque e sempre a disposizione? Diminuiscono anche gli spazi… non ci sono più i terreni da coltivare, come fare? Ecco quindi che l’idea di Skyland è quella di guardare al futuro e di soddisfare le esigenze alimentari che comunque aumenteranno.
Sì, certo. Di mangiare però con una qualità comunque adeguata. E in più non ci saranno i problemi climatici, sappiamo ad esempio che andiamo incontro alla desertificazione delle aree del Sud, anche solo dell’Italia. Quindi il fatto di poter garantire sempre e comunque alcuni prodotti, che per noi sono fondamentali, nella dieta delle popolazioni che siano mediterranee o che siano di altri paesi, ecco questo fa sì che dobbiamo cercare di coltivare il coltivabile con i sistemi più avanzati che ci offre ovviamente anche la tecnologia.
Sono prodotti naturalissimi, innanzitutto c’è una luce artificiale ma c’è anche una luce naturale. Lo stesso Skyland ha una parete esposta a sud che sarà semi trasparente perché avrà questa facciata fotovoltaica ma le altre due, essendo state concepite con una forma circolare, sono completamente vetrate. Quindi comunque la luce naturale in ogni caso arriva. Poi sarà integrata con quella artificiale, questi led che servono proprio per le coltivazioni agricole sono avanzatissimi e sono assolutamente non nocivi per la salute e il prodotto cresce adeguatamente, magari più velocemente, ma è un po’ come il bestiame, i pesci o quant’altro… . Guardiamo sempre al fatto che il mondo va avanti e purtroppo il pollo ruspante non lo possiamo avere sempre. Queste colture non necessitano di terreno, nè di pesticidi nè erbifici che purtroppo vanno sempre utilizzati, ma grazie al fatto che si coltiva in acqua o con pochissimo suolo, è un’alternativa praticamente ottima. La terra in pratica è sostituita da un substrato di inerte con dell’argilla espansa, con varie cose, fibre di cocco, ecc… quindi la pianta praticamente viene irrigata con una soluzione nutritiva che è composta dall’acqua e da queste sostanze che sono per lo più inorganiche e che portano tutti i vantaggi di una nutrizione minerale che invece proverrebbe dalla terra e non c’è più il problema della siccità, della pioggia, della grandine che distrugge i raccolti, ecc… avremmo sempre garantita la produzione così come concepita. Si possono addirittura fare 4 o 5 semi di un ortaggio, ovviamente non di tutti.
Sostenibile perché non ha pesticidi nè erbicidi e quindi bene soddisfa le esigenze. Questi alimenti garantiscono un apporto vitaminico giornaliero e questo è dovuto al fatto che ognuno, che sia pianta da foglia o da frutta, cresce con una certa quantità di vitamina così come se fosse coltivato in terra, ha una certa quantità di acqua che non cambia il rapporto; perché noi abbiamo un certo tipo di fabbisogno di vitamina C e A, dovuta agli ortaggi e ai frutti, che ognuno di noi deve soddisfare e queste coltivazioni lo consentono.
Siamo partiti dal problema di coltivare in poco spazio, ci siamo guardati intorno, abbiamo analizzato la filosofia di Dickson Despommier che è stato l’ideatore delle Vertical Farm, che comunque per ora sono ancora in fase di progetto e non sono ancora state costruite, abbiamo iniziato a capire i criteri con cui lui voleva progettare l’urban agricoltura. Lui però ha sì concepito una serra verticale, un sistema chiuso, una coltivazione idroponica, ma ha concepito un sistema tradizionale. Noi invece come Enea, appunto perché ci occupiamo di energia e di fonti alternative, abbiamo pensato di fare una struttura che fosse completamente sostenibile, completamente autosufficiente dal punto di vista energetico. Ecco la differenza tra nostra struttura e le Vertical Farm che stanno progettando a livello internazionale. E abbiamo detto va bene produrre in verticale ma allora perché non pensare al chilometro zero, al packaging, a tutti servizi che possono essere inseriti in una struttura che noi chiamiamo polifunzionale come è Skyland… cosa che nessuna delle altre serre che stanno progettando ci risulti contempli. E questo per noi è un grandissimo valore aggiunto. In ultimo abbiamo detto: questo prototipo sarebbe interessantissimo da realizzare per l’Expo di Milano, visto che è totalmente in linea con il tema Feeding the Planet, Energy for Life, anzi potrebbe diventare quasi il simbolo dell’Expo. Da qui l’idea di portarlo all’attenzione dell’Amministrazione comunale.
Abbiamo avuto dei contatti con l’Assessorato alla Salute che l’ha molto apprezzato e ha inizialmente collaborato per vederne una possibile realizzazione, tra l’altro a Milano sarebbe dovuta nascere la Città della salute e del gusto in una certa area… un’idea che poi è andata a scemare… . Da questo, grazie all’Assessorato alla Salute, siamo arrivati fino al Tavolo della Dott.ssa Moratti, abbiamo avuto un incontro con lei e con il comitato scientifico dell’Expo. Poi, diciamo per vicissitudini che leggiamo sui giornali, questi finanziamenti che sono stati assegnati… non sono arrivati… e momentaneamente il discorso è stato sospeso. Fermo restando che noi come Enea continuiamo a muoverci per vedere se in effetti possono esserci degli spazi… e non necessariamente debbono arrivare dei finanziamenti da parte dell’Expo… chissà, anche da un’imprenditoria privata… certo realizzarlo nell’area milanese sarebbe molto molto importante.
Sì… ma la struttura è molto importante, molto impegnativa, sarebbe il primo prototipo… noi intanto continuiamo a studiarlo, a studiare dal punto di vista tecnico e tecnologico i dettagli… . Nel frattempo siamo già stati contattati a livello internazionale da altri Paesi, come gli Emirati Arabi, che sono molto interessati perché Skyland è un prodotto esportabilissimo. Poter coltivare in alcuni paesi, come negli Emirati Arabi, dove tutto viene importato, diversi tipi di ortaggi è importantissimo.
Sì, però non sono Vertical Farm. Sono strutture diverse, non hanno le stesse caratteristiche. Noi la vorremmo concepire con l’intera filiera al suo interno, dalla produzione al consumo. Quella che è in studio anche a Dubai non è proprio esattamente la stessa cosa, anzi… . Futurista, avveniristica, però… eccessiva. Noi vorremo farne una struttura tecnologicamente avanzata utilizzando il fotovoltaico, il biogas, la geotermia perché noi abbiamo pensato a delle pompe sotterranee che potessero prelevare calore dalla torre e lo utilizzassero per la parte di raffreddamento e riscaldamento interna degli ambienti… tutto ciò a partire da fonte alternativa, ecco rendiamo Skyland un modello ben diverso da quelli più tradizionali.
Assolutamente sì!
Anche questo è un progetto diverso… adesso un po’ tutti si stanno muovendo in questa direzione… orti, anche su edifici di civile abitazione, bosco verticale… come i grattacieli che stanno costruendo a Milano per l’Expo… ma non hanno nulla a che vedere con Skyland… Dragonfly è bellissimo a vedersi, ma mi sembra molto avveniristico, è più un edificio di architettura fantascientifica che un edifico per la produzione. Però non è compito dell’Enea arrivare alla Dragonfly, ma è compito dell’Enea vedere se si trovano soluzioni per l’agricoltura del terzo millennio.
Ecco, probabilmente, sì. Noi abbiamo concepito la forma di Skyland all’incontrario… abbiamo pensato a una struttura verticale che utilizzasse il fotovoltaico con una parete esposta a sud che potesse dal punto di vista energetico avere efficienza massima, quindi serviva sole da est a ovest… quindi ecco un quarto di circonferenza… è stato tutto un ragionamento che è partito a livello tecnologico e funzionale, poi ovviamente è stato anche abbellito. Questo è il primo prototipo che abbiamo costruito, se dovessimo realizzarlo alcune cose potrebbero cambiare… però questa deve essere la logica se lo facciamo in Italia, diversa se lo facciamo negli Emirati Arabi dove il sole ha un altro tipo di inclinazione. Siamo partiti, al contrario, dalla sostenibilità, dall’agricoltura, dalle tecnolgie che utilizziamo… poi l’abbiamo ottimizzato anche dal punto di vista architettonico, mentre invece chi ha progettato Dragonfly probabilmente ha fatto un discorso da architetto… faccio una struttura avveniristica al massimo, se sono esposto a sud, nord, est o ovest poco mi importata perché tanto ci saranno chissà quali condizionamenti… quant’energia verrà utilizzata per poi farlo funzionare… mentre il nostro dovrebbe funzionare a zero: il nostro è molto diverso, è questo secondo noi il valore aggiunto di Skyland che spetta all’Enea come ente tecnologico
La loro reazione è stata positiva, è stata condivisa in pieno l’idea di associare la Vertical Farm, quindi la coltivazione per alimenti del futuro, al tema dell’Expo, e quindi il fatto che fosse un edificio polifunzionale che diventasse il simbolo dell’Expo; così come a Parigi uno va sulla Tour Effeil, qui uno sarebbe andato a vedere una struttura avanzata dal punto di vista tecnologico, sarebbe salito sul 40° piano, avrebbe cenato al ristorante panoramico e avrebbe visto tutta Milano… poteva diventare veramente il simbolo dell’alimentazione per il futuro. Poteva essere un discorso molto interessante, però come ben sappiamo non è tutto così semplice.
Siamo stati contatti da Adu Dhabi, abbiamo avuto un contatto da parte dello sceicco che si è detto interessato a incontrarci per valutare l’effettiva opportunità di una struttura di questo genere nel contesto degli Emirati. Siamo in rapporti stretti e a breve ci incontreremo per vedere se ci sono delle possibilità veramente realizzative. Dobbiamo trovare chi può finaziare una struttura di questo tipo.
Diciamo che sono costose… noi avevamo messo in conto però che se avessimo dovuto realizzarlo per l’Expo di Milano, avremmo avuto un tempo di ritorno degli investimenti molto ridotto perché – pensando che diventasse il simbolo, pensando che questi milioni di visitatori previsti per l’Expo andassero a visitarlo pagando anche solo un biglietto di ingresso – avrebbe in poco tempo già abbattuto notevolmente i costi d’investimento, essendo un edificio polifunzionale ci sono anche degli altri servizi, come il ristorante… che danno degli introiti non indifferenti che fanno ovviamente diminuire i tempi di ritorno. Noi abbiamo ipotizzato circa un centinaio di milioni di euro di costruzione, forse saranno qualcosa di più, ma questo è l’ordine di grandezza.
Credo che sia forse un’idea eccessiva, ci sono delle verità sicuramente, ma è anche vero che chi tende ad allontanarsi dalle città – e ormai ci sono sempre più persone che tendono ad allontanarsi dalle metropoli per andare a vivere nei piccoli centri… nel piccolo centro, nella casa, nella villetta autonoma, nel piccolo contesto è molto più facile trovare delle soluzioni anche dal punto di vista energetico che possano rendere più vivibile l’ambiente urbano e possono facilitare anche lo stile di vita. Ovvio che, per esempio, la raccolta differenziata viene fatta più facilmente nel piccolo centro che in una metropoli, in un piccolo centro ci sono molte meno macchine e molti meno mezzi che inquinano. Mi sembra molto opinabile come discorso.
Appunto. L’inquinamento dell’aria è sicuramente diverso in un piccolo centro piuttosto che in una grande metropoli, si vede anche solo passando con l’aereo lo strato di smog che c’è sopra una grande città oppure sopra un piccolo centro, questo mi sembra evidente. Anche dal punto di vista dei consumi energetici, quanto si consuma in riscaldamento… se ho una casa autonoma e sono una persona energicamente conscius posso ottimizzare al meglio sia dal punto di vista dell’isolamento termico sia dal punto di vista dei consumi il combustibile, se sei in un condominio sappiamo bene che c’è chi vuole l’appartamento a 22°, chi lascia sempre le finestre aperte e disperde calore e così via… sono piccoli esempi, ma mi sembra un’idea… sono un po’ scettica.
Ride… mah, anche questo… mi sembra molto drastico, mi sembra che voglia sostenere l’insostenibile. Gli ambientalisti a volte esagerano, però… mah, non so… io penso che sia eccessivo. Dobbiamo pensare che sempre più persone vivranno nelle metropoli, la popolazione è in costante aumento, si vivrà sempre più nelle città, il lavoro sarà sempre più nelle città piuttosto che nelle campagne… chissà i lavori agricoli… tra qualche centinaio di anni, non ci sarà più neanche l’agricoltore, è ovvio che si tende a venire in città e come tale le città si popoleranno… questo è evidente. Non nascondiamoci dietro il fatto che la città sia migliore, ma cerchiamo di renderla migliore… sempre più sostenibile, cerchiamo di darle dei servizi in grado di abbattere i consumi energetici, l’inquinamento… che sono effettivamente le cause più gravi che distruggono il pianeta, questo è verissimo.
…in questo modo non possiamo progredire, mi sembra evidente. Le città una volta avevano tutti i lumi a petrolio e adesso abbiamo l’energia elettrica… mi sembra senza senso… . È vero, ben venga che ci sia ancora la possibilità di coltivare, l’orto in campagna è sempre meraviglioso, come il pollo ruspante che piace a tutti, ma ci saranno sempre meno aree disponibili per fare agricoltura, mancherà proprio lo spazio. Ad esempio io vivo a Roma e quando giro attorno all’accordo anulare, mi accorgo che non c’è più un centimetro quadrato di terreno libero perché stanno continuando a costruire quartieri periferici che stanno allargando la città. È evidente che se dobbiamo continuare a mangiare i prodotti che la terra una volta ci dava, dobbiamo trovare delle soluzioni differenti.
Come architetto ammiro e apprezzo le costruzioni meravigliose dove si vede la tecnologia, la creatività, l’inventiva… sono stata a Dubai, ho trovato affascinante in un posto deserto queste costruzioni folli, diciamo pure folli, che stanno realizzando, niente a che vedere con una New York… Dubai è una città pazza, ma lì si vede che c’è un notevole sforzo dell’uomo verso l’impossibile. Lo stesso Burj – Burj Khalifa Dubai – il grattacielo altissimo lascia effettivamente senza parole, ma testimonia che si stanno facendo passi da gigante anche a livello delle tecnologie, dei materiali, oltre che della tecnica
No, non sono d’accordo. Vedo in modo positivo questo skyline che cambia le città perché per me è progresso, assolutamente progresso. Un po’ come quando vedevamo i grattacieli di New York e ci sembravano chissà che cosa perché noi vivevamo in città con al massimo 12 piani di altezza… e quelle adesso fanno ridere rispetto a queste grandi metropoli che stanno costruendo.
Sì… mmmm… si e no. Non mi dispiace perché hanno rivalorizzato un’area difficile da recuperare, è una struttura con cui devo ancora farci l’occhio. Così è stato anche per l’Auditorium di Renzo Piano – 2002 – oltretutto ci abito a fianco e quindi lo vedo tutti i giorni… da un primo impatto piuttosto negativo, adesso devo dire che non è niente male. Con il Maxxi, devo un attimo farci l’occhio ma in quello spazio lì è stato effettivamente un recupero di un quartiere… vistosissimo. Però può andare bene
Sì, assolutamente, può aiutare, può far rivivere e far riapprezzare anche la zona circostante perché l’elemento di novità fa sì che arrivi il curioso, venga a visitarlo e quindi è un elemento positivo, aiuta il quartiere che sarebbe invece morto a riprendere vita.
Il bravo architetto è quello che riesce da un lato a costruire il nuovo, vedi Dubai con queste nuove tecnologie e materiali, e dall’altro riesce a recuperare interi quartieri o strutture che viceversa sarebbero andati distrutti… piuttosto che costruire magari dei palazzoni che sarebbero insignificanti. Mentre invece mettere queste architetture molto forti e vistose in quartieri anche antichi, può avere un senso perché fa rivivere la storia di città architettoniche che andrebbero invece a morire. Quindi condivido in pieno. Poi non tutto piace, alcuni sono esagerati, ma… fanno sorridere
Ce ne sono diversi… Daniel Libeskind mi piace molto, sicuramente apprezzabilissimo. Ma ce sono diversi, per esempio non conosco i nomi degli architetti di Dubai… loro sono veramente dei signori architetti, fanno dei lavori incredibili. Quindi, meno male, continuiamo così che è il futuro.