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| Dario Gambarin, The hope is in the land | Teatro di Villa Mazzacorati, Bologna |
Esistono modi e mode di fare un hommenage. Eccone uno: prendete 200 grammi di marzapane, 50 di pistacchi, 300 di cioccolato fondente e crema di nocciola q.b. Poi seguite l’antica ricetta salisburghese di Paul Fürst (medaglia d’oro nel 1905 alla fiera di Parigi) e preparatevi a gustare le deliziose Mozartkugeln, le “palle di Mozart”, che il pasticciere s’inventò in occasione del centenario della morte del conterraneo Wolfgang Amadeus Mozart (Salisburgo 1756, Vienna 1791, 1890 nascita del pasticcino).
Oppure prenotate un posto al Teatro di Villa Mazzacorati a Bologna sabato 30 gennaio, ore 20.45, per assistere di persona a “Il viaggio di Wolfango a Bologna” (ndr. fuori dal programma di ArteFiera), il concerto - performance con musiche di Mozart: alla viola l’Orchestrale del Teatro Regio di Parma Giuseppe Donnici, Marco Verza al clarinetto e Kim Young Mi al piano, dirige e dipinge l’artista veronese Dario Gambarin, Eva Robin’s nella lettura di brani tratti dalle lettere del compositore.
A proporre l’evento è DAGM ART - follie musicali - un progetto di Dario Gambarin, artista poliedrico che spazia dalla pittura espressionista alla performance, alla land art. Suo The hope is in the land: Obama nasce dalla terra, Castagnaro - Verona 2009, la performance di 90 minuti in cui l’artista, in occasione della visita in Italia per il G8, ha ritratto il Presidente degli Stati Uniti con trattore ed erpice su un campo di 27mila metri quadri (Guarda il Video QUI che ha fatto il giro delle televisioni di tutto il mondo). Cofondatore del progetto è Giuseppe Donnici, violista, socio della NU-ORK String Quartet, prossimamente in tournè con Lucio Dalla e Roberto Vecchioni.
L’idea dei due artisti nasce per la divulgazione di musica, pittura e belle lettere e, in questa occasione, si avvarrà degli attributi timbrici del bolognese Roberto Coatti - in arte Eva Robin’s - che, ai primi di marzo al Teatro Puccini di Firenze, vestirà nuovamente i panni di Mirandolina, la locandiera goldoniana alle prese con avventori e pretendenti, tra cui il Marchese di Forlipopoli interpretato dal regista Andrea Buscemi.
“È brava e trovo che sia molto sensibile. Siamo tutti in amicizia, per questo ci troviamo in sintonia e durante la serata è probabile che improvviseremo qualcosa che non è in scaletta; forse sarò io ad aprire, suonando il piano” dice l’amico Dario Gambarin, che nel 1984 ha interpretato la parte del violoncellista Francesco Piantanida nel film “Noi tre” di Pupi Avati, la pellicola che appunto racconta del soggiorno di Mozart a Bologna.
Come da programma, si potranno ascoltare circa sette brani tra cui l’aria “Voi che sapete” - da “Le nozze di Figaro”, o “Vedrai Carino” - dal “Dongiovanni”. Dario Gambarin dirige con la mano sinistra, precisazione obbligatoria perché con la mano destra realizzerà contemporaneamente una “rischiosa” performance pittorica en plain musique su tela montata su cavalletto. Rischiosa perché Gambarin si assume tutta la responsabilità della duplice esecuzione, in un vero e proprio sdoppiamento: non esiste tracciato - come accade nelle sue performance di land art - ma un “tempo che è ritmo, è armonia, sia nella pittura che nel movimento”.
Il 14 gennaio dell’anno scorso, sempre al Teatro di Villa Mazzacorati, Dario Gambarin si esibì per la prima volta nella sua action music painting assieme al cantante degli Skiantos Freak Antoni, con musiche di Back e di George Frideric Handel e la lettura di alcune poesie di Baudelaire. In quella prima occasione dipinse “la gondola” un quadro che conserva come ricordo, nonostante le numerose richieste d’acquisto. La sua presenza agli eventi musicali non è nuova, ha lavorato col jazzista Teo Ciavarella al Ferrara Jazz nel 2008 e con Roy Paci, occasioni in cui ci racconta di aver dipinto al ritmo di musica. Come il concetto di assunzione del rischio, Dario Gambarin sente molto il concetto del tempo: “Troppi quadri vengono finiti fuori tempo” un aforisma tratto dal suo libro in uscita nel 2010 “Riflesse Riflessioni” (Ed. Campanotto), per cui ci spiega che talvolta gli artisti intervengono sul quadro “dopo”, un gesto anacronistico rispetto all’originalità del momento d’ispirazione-esecuzione. Anche nelle sue opere di land art il tempo ha un ruolo chiave. Il segno lasciato sul terreno dal trattore è assolutamente temporaneo perché a fine giornata il trattore passa di nuovo cancellando l’opera per sempre. Opera che - fa bene ricordare - non solo non compie violenza sulla terra su cui è tracciata, bensì contribuisce in fertilità perché la smuove prima della semina.
A fine serata non verranno offerte le Mozartkugeln. Le originali si gustano solo a Salisburgo.















