Ci scusiamo, anticipatamente, per eventuali omissioni, accoglieremo con piacere aggiunte, rettifiche e proposte da qualsiasi parte queste provengano.
29 Aprile 2009 – Presentazione della petizione
«Milano Expo 2015: città sostenibile dopo la crisi»
Alla fine del mese di aprile 2009 venne presentata al sindaco Moratti una petizione che allora raccoglie va allora 400 adesioni da parte di architetti, storici, liberi professionisti. Alla luce anche di quanto era emerso dagli incontri organizzati dall’Ordine degli Architetti di Milano e Provincia sull’esito delle opere architettoniche realizzate nelle Esposizioni universali del passato, i firmatari chiedono sostanzialmente che non sia edificata la nuova area espositiva in vista di Expo 2015. Piuttosto auspicano che le finanze disponibili siano finalizzate a riqualificare le aree già esistenti. Una «proposta di buon senso». La presentano così: sono architetti, liberi professionisti, imprenditori, storici, rappresentanti della società civile. Tutti amanti di Milano e tutti sostenitori dell’Expo, «perché davvero è la nostra occasione». Si sono trovati col passaparola ed erano già una settantina. Questa la tesi di Paolo Deganello ed Emilio Battisti promotori della petizione Per una Expo 2015 diffusa: città sostenibile dopo la crisi che potete leggere qui. Ad oggi sono milletrecentoquaranta i firmatari di questo appello preparato, anche alla luce di quanto emerso durante gli incontri organizzati dall’Ordine degli Architetti.
28 Maggio 2009 – Convegno Nuove forme per una vocazione storica
Opere e Strategie per l’area metropolitana milanese del 2015
Forum di Architettura organizzato dal Sole 24ore. Ad aprirlo il commissario straordinario per Expo 2015 Letizia Moratti che aveva illustrato nel merito lo stato dell’arte del suo mandato, fino ad ora contraddistinto da 2 linee portanti:
- EXPO come progetto italiano: già firmati 50 accordi con le numerose città, ‘da Sondrio a Ragusa’, che si sono volute consorziare per la loro valorizzazione turistica in relazione ad Expo Milano, con ricadute stimate di 500 milioni per Roma, 400 per Venezia e Napoli etc.
- EXPO come Solidarietà Internazionale: Milano dimostra la sua vocazione al volontariato, avendo già in corsa 40 progetti internazionali di cooperazione legati alle tematiche dell’Esposizione internazionale, coordinati con i diversi Ministeri competenti, anche grazie alla collaborazione di Banche e dell’Associazione di imprenditori ‘amici per Expo’. Il Sindaco di Milano in questa sede rilancia un attacco ai media «i media creano confusione inutile» rispetto alle informazioni sui tempi e i luoghi dell’Expo. Le contraddittorie voci della stampa riguardo diverse ipotesi di ubicazione della manifestazione – prosegue la Moratti – non fanno i conti con le precise prescrizioni concordate in fase di candidatura con il BIE, che non vuole una localizzazione diffusa, ipotesi, dice, già proposta a suo tempo anche dall’amministrazione, né in aree già esistenti (vedi Fiera).
3 Giugno 2009 – Serata d’onore alla Triennale di Milano
Oltre 2015, Cronaca di una morte annunciata?
Al dossier di candidatura del Comune che riportava espliciti riferimenti a funzioni urbane rinnovate ed infrastrutture come effetti permanenti e positivi sulla città hanno fatto eco diverse autorevoli proposte e commenti: Il parco per bambini “Aulì aulè” di Fulvio Scaparro – La città ideale, affascinante sogno di Guglielmo Mozzoni – L’Expo diffuso nella città di Battisti e Deganello – Il no expo di Vittorio Gregotti – L’Expo scetticismo di Renzo Piano – Il disastro Expo dell’ipercritico Vittorio Sgarbi – L’evento anacronistico da terzo mondo culturale di Pierluigi Cervellati – La celebrazione di rimasugli inutili (gli stand) di Paolo Portoghesi – Lo scetticismo degli effetti duraturi sulla città di Alessandro Benevolo – La preoccupazione di un luna-park abbandonato di Gae Aulenti. Cassandre snob, intellettuali senza sintesi, che suonano il de profundis su una manifestazione fortemente voluta per rilanciare il ruolo di Milano, culla della “cultura del fare”, quale locomotiva economico-culturale per la ripresa del Paese?! Per la cronaca dell’evento – sito dell’Ordine degli architetti di Milano. Leggere Qui
9 luglio 2009
Lettera della Moratti a Battisti e Deganello (promotori della petizione)
Vi ringrazio per la lettera del 25 giugno scorso, che richiama i contenuti della precedente e dimostra il grande interesse Vostro e dei Vostri colleghi per l’Expo del 2015; Expo che, come nel passato, chiama l’attenzione etica e creativa di tutti gli architetti e i progettisti, i quali nel corso degli ultimi secoli hanno trovato sempre una palestra formidabile nella realizzazione delle Esposizioni Universali. Esposizioni che hanno visto coinvolte le capacità precognitive e innovative della scienza, dell’industria e dell’architettura in un’unica arena, dove nell’arco di sei mesi vengono presentati gli ultimi traguardi raggiunti nel progresso democratico e civile dell’umanità intera. Di fatto l’architettura è sempre stata chiamata a rappresentare oltre a tutte le innovazioni tecniche e materiali, anche l’evoluzione globale dei diversi linguaggi espressivi e le anticipazioni del prossimo futuro. Partendo da questi presupposti, voglio innanzitutto rassicurarVi del fatto che intendiamo imparare dalle esperienze precedenti e non ripeterne gli errori, impostando, anche in uno stretto dialogo con il BIE, una nuova modalità di approccio all’evento adeguata al nostro tempo.
14 Luglio 2009 – L’Associazione Expo diffusa e sostenibile
Le critiche strutturali al dossier ufficiale di candidatura
«Il progetto per l’Expo 2015 porta alla realizzazione di un pezzo di città che, una volta terminato l’evento, sarà difficile da integrare con la città attuale e potrebbe diventare una cattedrale nel deserto». Rivedendo con il BIE la formula organizzativa, «considerando il fatto che la crisi economica ci imporrà di ricalibrare i nostri progetti e terrà lontani molti dei visitatori previsti inizialmente, si potrebbero garantire gli stessi volumi di spazi espositivi sfruttando però i contenitori che già esistono, opportunamente adeguati» – Questa la tesi sostenuta dai promotori. «L’Expo – spiega Paolo Deganello – potrebbe diventare occasione per sperimentare un turismo low cost in queste strutture trasformate in agriturismo, destinate soprattutto ai giovani. Diventerebbe, questa, l’occasione per creare una maggiore connessione fra Milano e il mondo agricolo che la circonda: attuando nuove modalità di produzione, diffondendo esperienze come quella della Cascina Rosa, sull’alimentazione a prevenzione delle malattie e così via».
A fronte della riqualificazione delle cascine, nel centro urbano potrebbe esserci un intervento di riqualificazione sostenibile e pensata per l’autosufficienza energetica delle migliaia di appartamenti e di terziario sfitti esistenti a Milano. In sintesi, l’idea è che chi verrà a Milano nei mesi dell’Expo potrà sperimentare l’ecosostenibilità come modo di vita: dormire in un agriturismo, mangiare cibi biologici e biodinamici, muoversi su mezzi pubblici non inquinanti, visitare mostre in spazi pubblici già sparsi per la città, verificare nuove forme di agricoltura, imparare a cucinare cibi che prevengono le malattie più gravi. Il tutto, proteggendo due milioni di terreno agricolo, rendendo più vivibile la città e scongiurando il rischio di edificare spazi che resterebbero poi senza destinazione, ennesima ferita alla città. Il programma dell’Associazione Expo diffusa e sostenibile lo potete leggere qui
RIFLESSIONI DELLA REDAZIONE DI House Living and Business
Avrete modo di vedere come si tratti di una posizione propositiva che non si propone affatto di impedire che l’Expo venga realizzata, come ipotizzato da alcuni come unica scelta responsabile in questo momento di crisi economica, ma di realizzarla invece come esemplare esperienza di avvio della realizzazione di una metropoli sostenibile proprio per far fronte alla crisi economica, ma anche con il proposito di interpretare nel modo più adeguato il tema della manifestazione «Nutrire il pianeta. Energia per la vita».
30 Novembre 2009 – Incontro con le personalità di Expo 2015
Masterplan concettuale, Expo Milano 2015
Vi vogliamo riportare alcuni stralci del dibattito avvenuto il 30 novembre del 2009, organizzato dai promotori della petizione, tema il masterplan, con alcune autorevoli personalità dell’Expo tra cui l’architetto Stefano Boeri della Consulta Architettonica. Vi riportiamo alcune affermazioni, integrate da nostre attuali interviste, perché, riteniamo, non solo che non abbiano avuto la giusta eco ma sono da considerarsi tuttora attuali nella costruzione work in progress del piano concettuale della manifestazione che scade il 1 maggio di quest’anno, come obbligo di presentazione al BIE.
TRADURRE O TRADIRE IL MASTERPLAN, CHE NE SARÀ DI EXPO 2015
Il dopo Expo Per progettare l’impianto dell’Expo è necessario pianificare il dopo Expo. Quale sarà l’eredità che ci lascerà l’Expo, gestire il dopo Expo, recuperare il sito dell’Expo. Una delle proposte di recupero sul tavolo è che diventi un parco urbano…
Le aree dell’Expo A questo punto è necessario spiegare che il territorio interessato dall’Expo si estende a cinque vaste aree che vanno ben al di là del sito dove verrà realizzato la stessa Expo. Queste aree però sono soggette allo sviluppo coordinato con il masterplan, vale a dire, la loro destinazione non è definita dal PGT (Piano di governo del territorio) ma dalla legislazione speciale, per decreto legge, collegata direttamente all’Expo. Pertanto, pur avendo progettato un’urbanizzazione soft del sito dell’Expo – Emilio Battisti – ma non essendo stato definito il ruolo di queste aree, non si vede come si possa pensare al riutilizzo dell’Expo come Parco agricolo.
Operazioni immobiliari sull’Expo Paolo Deganello (Architetto – promotore della petizione con Battisti) pone la questione in altri termini – Le scelte che stanno maturando – fa riferimento ad articoli apparsi sulla stampa milanese – fanno pensare che in quel luogo si voglia ritornare ad un’operazione di carattere immobiliare-finanziario, in quei terreni che sono soprattutto di proprietà di Fiera e Cabassi e altri. L’alibi è la necessità di un territorio recintato, la vera ragione non è quella. Il terreno, una volta riconosciuta l’edificabilità, potrà essere impiegato per destini assolutamente non chiari e misteriosi, si è parlato, anche sul Corriere della Sera, di una parziale utilizzazione dell’edificato per studi della Rai. Ora alle buone intenzioni del concept si sta sostituendo una cittadella di padiglioncini alti tre piani con giardini e forse possibili stabilimenti Rai che non si capisce cosa centrino.
I grandi progetti Altra questione posta in discussione sono i due grandi progetti «Le vie d’acqua e il recupero delle cascine» e «Le vie di terra e il percorso della cultura» presentati da Expo 2015 S.p.A. come elementi valorizzanti della manifestazione. L’AD di Expo 2015 S.p.A. – il senatore Lucio Stanca – avrebbe dichiarato che questi progetti non beneficeranno dei contributi per la realizzazione del sito dell’Expo e pertanto si dovrebbero autofinanziare. Il risultato, svuotamento di significato del fuori Expo, i progetti sono una grande operazione di comunicazione, fumo negli occhi, perché non verranno mai realizzati con la motivazione legata ad un taglio per mancanza di risorse.
Il progetto architettonico del sito Un’argomentazione di carattere architettonico, ma non secondaria ai fini del recupero dell’area per il dopo Expo, viene posta ancora da Emilio Battisti (Architetto) L’impianto morfologico «Cardo-decumano» del sito riprende l’idea progettuale di Rem Koolhaas per Il Parc de la Villette di Parigi, (si veda la descrizione del progetto per creare un pezzo di città, piuttosto che un’inserzione di natura nella città – ll parco doveva avere le qualità di uno spazio pubblico urbano secondo l’architetto olandese – progetto del 1982 – la realizzazione fu affidata all’architetto Bernard Tschumi), questa impostazione ha uno schema assiale che non si presta per l’utilizzazione futura a parco urbano, meglio si sarebbe prestata una soluzione morfologica insediativa sequenziale. Questa impronta che riprende la via tracciata da Fuksas per la Fiera la definirei una soluzione monumentale e al tempo stesso banale.
L’accesso all’Expo 2015 Il tema della mobilità e dei trasporti che hanno una ricaduta decisiva sull’efficacia della manifestazione sono posti da Giorgio Spatti (ingegnere – esperto di logistica e traffico) – riorganizzare la filiera agro-alimentare è un elemento prioritario, perché se guardiamo ai contenuti dell’Expo – dichiarato da Stefano Boeri (Consulta Architettonica) – nell’Expo 2015 vedremo delle colture del mondo, verranno riprodotte le condizioni di tutti i tipi, le tipologie di colture, alcuni esempi di processi di trasformazione innovativi ed eccellenti e se si realizza il sistema delle cascine, un nuovo modo di fare agricoltura che va sotto il nome di «Kilometro zero». Ad oggi non si sa se si faranno vedere altri progetti, i costi logistici incidono sul costo del prodotto agricolo, nei Paesi occidentali più evoluti per il 20%, in Italia addirittura per il 30%. La filiera agro-alimentare come è organizzata oggi, in Italia, produce sprechi perché la roba viene buttata via in virtù dell’inefficienza della filiera stessa.
La piattaforma logistica agro-alimentare Per una manifestazione, che si presenta come un’occasione di innovazione dello sviluppo, ci vorrebbe un progetto eccellente di piattaforma logistica agro-alimentare organizzata modernamente che certamente non può essere localizzata a Rho-Pero ma si potrebbe estendere al territorio più complesso dell’area metropolitana milanese. Se voglio fare un’Expo, che io chiamo diffusa e sostenibile, ma se vogliamo definirla completa ed economicamente produttiva cioè che coinvolga l’imprenditoria, trasportisti – operatori logistici – i produttori. Un esempio, gli egiziani riescono a far arrivare il loro pomodoro a Francoforte, da noi da oltre tre anni non arriva più il «pomodoro pachino» per le incongruenze della filiera stessa.
O Sistema di trasporti o blocco totale A questo punto viene posto il problema dell’accessibilità al sito dell’Expo e del sistema dei trasporti. L’Expo 2015 è stato localizzato in un territorio altamente congestionato, – è sempre Giorgio Spatti ad affermare che – sappiamo già dall’avvento della Fiera di Rho-Pero ci possiamo aspettare fenomeni di blocco totale della circolazione e di linea MM1 complessivamente sovraccarica da non poter trasportare più nessuno, pertanto esiste un problema serio di accesso al sito, oltretutto si prevedono 29 milioni di visitatori in sei mesi pari ad oltre 160mila visitatori al giorno. Al di là delle visite dall’estero che possiamo immaginare programmate e pertanto assimilabili dal sistema viabilistico, se vogliamo pensare ad un pubblico proveniente da tutto il Nord Italia che si muoverà in auto, tutto questo non è neanche sostenibile da un punto di vista trasportistico. Quindi è necessario garantire un accesso al sito di scala metropolitana, regionale di elevata prestazione ed efficienza. Va garantita la trasformazione del sistema ferroviario in un moderno trasporto rapido di massa.
Trasporto efficiente di massa Questo è il nodo della mobilità. Significa che la ferrovia non è più quella roba che siamo abituati a vedere che usano i pendolari tutti i giorni incazzandosi. La ferrovia è un treno con una frequenza elevata, 5′, 10′, con la velocità commerciale adeguata, insomma un sistema di mobilità adeguato alla situazione. Per fare questo ci vogliono i treni, tenete presente che un treno di composizione semplice costa 5 milioni di euro, ce ne vorrebbero qualche centinaia. Presto detto che una risposta in questa direzione non solo va data ma prefigura uno scenario della mobilità non epocale bensì a dir poco infernale per chi si volesse avventurare intorno al sito nei sei mesi dell’Expo.
Chi verrà e perché dovrebbe venire a Expo 2015 Claudio Cristofani (Architetto) – animatore di “angoliditerra.org” e di un progetto pilota di “orti urbani” a Milano, progettista in ambito manutentivo e storico-ambientale – pone l’interrogativo Dove trova luogo la risposta alla questione, chi verrà e perché verrà a vedere questa Expo?! Perché non vi è traccia nelle risoluzioni progettuali ciò che dimostrerebbe la tesi riguardante l’enorme aspettativa di quasi 30milioni di visitatori. Lo sforzo – riferito al conceptual masterplan – per convincerci del successo dell’evento mi pare inadeguato. Dopo di che tutte le teorie sulla necessità che l’agricoltura trovi un luogo dove si approfondisca i temi vanno bene, ma ahimé l’Expo nasce come qualche cosa che dovrebbe attirare le persone e lì mi sembra che la progettazione non sia ancora coerentemente coordinata.
Jurassic Park, per avere successo Abbiamo chiesto successivamente a Cristofani di precisare, visto che nell’incontro l’architetto Stefano Boeri aveva ampiamente spiegato la destinazione dell’Expo quale futuro Eden Park. Vale a dire una sorta di colonizzazione agricola del territorio dell’Expo, pensata, portando lì essenze, colture, piantumazioni, con largo anticipo e cioè recintando i terreni fin dall’inizio del 2011 e dando il tempo di radicarsi alle «;architetture paesaggistiche » attraverso dei sistemi temporanei di climatizzazione, ecco le immaginifiche Serre madri. In realtà la questione posta da Cristofani è una critica di fondo all’impianto “spettacolare” dell’Expo – Se si pensa veramente che il pubblico si possa appassionare allo spettacolo “inerte” dell’agricoltura si farà un buco nell’acqua. Il successo potrà venire, e potremo pensare di visitare l’Expo anche dopo il 31 ottobre 2015 solo a condizione di una spettacolarizzazione tecnologica dell’evento senza che questi divenga necessariamente un luna park.
E aggiungiamo, noi, perché non dirlo fin d’ora che il progetto contenuto nel masterplan verrà tradotto nella sua realizzazione in una direzione completamente differente, forse per non incorrere nei millenovecentoventuno giorni a venire nei fulmini continui della cultura post ambientalista ed eco sostenibile.
Non abbiamo riportato, dell’incontro citato, gli interventi dell’architetto Stefano Boeri, (che in ogni caso potete ascoltare Qui), non certo per volontà censoria, ma in quanto al di là dell’esposizione riguardante l’impianto filosofico dell’Evento, non ha dato, anche perché non spettava forse a lui darle, risposte esaustive alle molte questioni qui riportate. Ingrato compito, quello della Consulta Architettonica, oggi sotto i riflettori degli addetti ai lavori e in minima parte dell’opinione pubblica e domani completamente “fuori scena” nella prosecuzione della realizzazione dell’Expo. Fuori si è già chiamato Joan Busquets, che non ha firmato il progetto, e che doveva presiedere il coordinamento per la realizzazione dei due grandi progetti delle “vie di terra” e delle “vie d’acqua”.
I numeri di Stefano Boeri Rispetto a Stefano Boeri vogliamo però sottolineare che negli interventi ha dichiarato che i visitatori dell’Expo potranno essere 10 – 15 milioni
Quali sono i tempi e i costi del masterplan Il tema è proposto dal costruttore Camillo Agnoletto, membro dell’Ance sui tempi e sui costi del masterplan. Il tema scottante è – afferma Agnoletto Se il masterplan deve essere consegnato a maggio 2010, entro settembre 2010 deve essere fissato il preliminare, entro il settembre 2011 deve partire il definitivo, entro settembre 2012 la consegna per la costruzione ai costruttori e a settembre 2014 la consegna definitiva perché il sito andrà anche allestito. Tutto questo secondo la procedura della Merloni normale (legge sugli appalti pubblici). All’Ance, in un direttivo dell’associazione costruttori, ci siamo posti un problema: non è che faranno una legge speciale? Dove in deroga ai concorsi per la progettazione, in deroga ai concorsi per la costruzione finisce come per le Colombiadi di Genova del ’92?!. Ultima questio, reggono, dal punto di vista economico, questi mega investimenti infrastrutturali o monocentrici?! Io ho partecipato al progetto della prima Bicocca e a distanza di sedici – diciassette anni questi investimenti non funzionano.
Le risposte dell’architetto Boeri Qui, Boeri è perentorio – Mi auguro che non si ripercorra quel delirio, quell’errore colossale di ubicare un’area ad alta intensità senza aver previsto tutte le infrastrutture di accesso, per l’Expo la direzione è opposta. Sulla questione del budget, è evidente che la richiesta che ci è stata fatta, ma in modo non molto preciso, è stata quella di una sostanziale riduzione del budget inizialmente previsto, e in ogni caso di stare al di sotto del miliardo di euro di opere relative alla realizzazione del sito e delle infrastrutture di immediata accessibilità. Qui sta lavorando la Commissione e l’Ufficio di Piano valutando pragmaticamente i costi degli interventi che noi abbiamo previsto. Ma più di questo non posso dirvi, in quanto non sono la figura di riferimento, mi interesso quando mi interpellano, per una risposta più precisa. Sui tempi prosegue Boeri: Attenzione non ci troviamo di fronte a una procedura normale, alla progettazione di un quartiere residenziale. Qui c’è una variabile complicatissima che riguarda il verde, l’agricoltura i tempi di maturazione e di adattamento di alcune essenze, la possibilità di incominciare a impiantare alcuni sistemi di climatizzazione che consentono ad alcuni paesaggi di radicarsi. Si dovrà procedere con l’isolamento delle aree già dalla primavera del 2011. Ma la vera domanda, che mi ponete, è quella sulle procedure che risulta essere fondamentale. Chi gestirà? Con che possibilità di deroga sui tempi, eventualmente? Con che tipo di relazioni con le Istituzioni locali? Gli esempi che abbiamo, sono esempi in cui le emergenze in Italia vengono portate avanti attraverso o leggi speciali o attraverso il ricorso alla Protezione Civile. Questo è un tema politico fondamentale. O Milano si attrezza con una legge speciale ben fatta, perché no, in questo senso può essere una forma trasparente di gestione … altrimenti anche a me tremano i polsi.
O Bertolaso o una legge speciale gestita da Milano Alla luce dei rumors di questi giorni sulla possibile gestione dell’Expo 2015 affidata a Bertolaso potremmo affermare visto l’accreditamento della figura dell’architetto Stefano Boeri che più che un indiscrezione si tratta quasi di una certezza oltretutto decisa già da mesi.
Le questioni dell’Expo 2015 stanno ancora tutte sul tavolo ed è interesse della collettività che la manifestazione dell’Expo 2015 possa veramente essere un’occasione d’innovazione del territorio e del sistema Italia.
Che ne sarà di Expo 2015 Ad oggi vi lasciamo con le affermazioni del Professor Paolo Deganello – promotore della petizione- Le Istituzioni non hanno preso in considerazione la nostra proposta in modo diretto. Il progetto della Consulta Architettonica Expo 2015 però, parla della possibilità che l’Expo si diffonda su un’area più vasta, urbana ed extraurbana, così da diventare elemento vivificatore e rinnovatore del territorio. …La Consulta ha accettato, di non costruire un “villaggetto”, o una sorta di nuovo luna park dell’architettura a Rho-Pero, ma di realizzare una struttura espositiva definita dagli stessi autori “leggera”, risolta con dei terreni coltivati, realizzati dai diversi Paesi dove si mostravano diverse modalità di coltivazione seppur sperimentali e dove si cercava di rispondere al tema dell’Expo invece di costruire tanti palazzi e palazzetti per rappresentare i diversi Paesi… Cosa verrà fatto cioè come il concept diventerà un progetto esecutivo, come ha precisato più volte l’onorevole Lucio Stanca, è tutto da vedere. Sono state tracciate le nuove linee del progetto esecutivo, che ripropone i padiglioni non superiori ai tre piani; ripropone cioè un’Expo che è una contraddittoria evoluzione o abdicazione del concept, del progetto fatto dalla Consulta. Non sappiamo cosa si farà in definitiva, purtroppo anche la Consulta ha accettato la necessità, per me e i sostenitori della petizione assolutamente pretestuosa, di organizzare l’Expo all’interno di un territorio cintato, e questo fa pensare a ragioni diverse rispetto alle motivazioni date per questa scelta. Si sostiene che l’unica Expo possibile è un’Expo con i cancelli in cui si paga un biglietto per entrare, quando oggi con un biglietto è possibile circolare per l’intero territorio milanese; per cui si poteva pensare che il biglietto fosse una sorta di badge per entrare in duemila sedi.