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Desio non poteva non sapere
di avere la ‘Ndrangheta in casa
Reti sociali interpersonali di illegalità diffusa
a Desio, Pavia, Milano, Regione Lombardia
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Sangue e merda nella politica italiana… “La politica è sangue e merda” così chiosava Rino Formica negli anni ’80. L’importante, aggiungo io, è non mischiare troppo questi due fluidi. La campagna scatenata da tutti i grandi mezzi di comunicazione contro “i politici” ed i loro privilegi ha infatti tutte le caratteristiche per montare un’onda di opinione pubblica che, mossa dall’antipolitica e dal rancore sociale, rischia di gettare non la spazzatura (che come sempre si riciclerà) ma ciò che resta della partecipazione e della democrazia. Come fare allora per separare il sangue fatto di passioni, di lotte, di battaglie civili dalla merda che è cioè l’interesse non più solo di parte ma ormai spesso privato e personale che fa della politica uno strumento per accrescere il proprio potere e la propria ricchezza? L’unico modo credibile è accettare la sfida e sostenere che “la verità è sempre rivoluzionaria”.

Il glocale, paradossale sintesi fra locale e globale, a Desio ne sanno qualcosa di capacità di pensare globalmente. La glocalizzazione sarebbe il risultato di individui, famiglie e organizzazioni che tengono interpersonali reti sociali che uniscono ampia e lunga distanza interazioni locali. L’Italia viaggia a folle velocità sul binario morto di una crisi economico finanziaria e politica di cui non si riesce neppure a intravedere il fine corsa. Ma gli italiani brillano, certo non tutti, per innovazione in un grande mercato d’affari import – export dal locale al globale e viceversa.
La materia prima più diffusa non viene estratta dalla miniera della green economy non è ecosostenibile eppure non sembra avere alcun impatto ambientale sulle coscienze dormienti degli altri italiani. La materia più diffusa è l’illegalità fonte di arricchimento primario per tutte le reti sociali interpersonali di tutti quei politici o affaristi che si connettono, e quindi ne fanno parte integrante, del sistema malavitoso sia che questo si chiami mafia o stidda o ‘ndrangheta o camorra o sacra corona unita.
E a chi è lasciato il ruolo di “coscienza collettiva” alla magistratura e alle forze di polizia non più all’opinione pubblica, alla società civile, agli intellettuali. L’Etica Italia è arrivata al capolinea ed è deragliata in un conflitto d’interessi tra il bene e il male e il giudice deve essere un novello Nietzsche nichilista passivo determinato dall’attenuarsi dell’energia dello spirito e che comporta l’accettazione rassegnata della crisi dell’epoca.
Ma guardiamo all’agenda di luglio 2010 dettata inevitabilmente dalla magistratura perché i personaggi e le reti sociali coinvolte soffrono di un delirio di onnipotenza e godono di indulgenza e impunità collettiva che ci riportano alla memoria i socialisti craxiani degli anni ’80 pre Hotel Raphae. Massimo Ponzoni, Rosario Perri, Pietrogino Pezzano, Natale Marrone questi i nomi eccellenti emersi dall’inchiesta sul ‘Ndrangheta e tutti coinvolti da decenni nella vita economica e politica del Comune e della città di Desio. Questi nomi si intrecciano con quelli di Giancarlo Abelli, Carlo Alberto Chiriaco, Angelo Ciocca, reti sociali a Pavia, in Provincia di Milano, di Monza e Brianza, in Regione Lombardia, reti sociali interpersonali che si diffondono glocalizzando ma sarebbe meglio dire metastatizzando il territorio, perché di cancro si tratta certamente.
Ma Desio non poteva non sapere perché Massimo Ponzoni, fino a ieri Consigliere Segretario dell’Ufficio di Presidenza di Roberto Formigoni, è da dieci anni il plenipotenziario politico e affaristico della città, sono note le sue attività e i suoi appetiti immobiliari, perché Rosario Perri è stato il city manager per quasi un decennio, perché Pietrogino Pezzano è a Desio all’USSL dagli anni ’90, perché Natale Marrone e la famiglia dei Marrone grandi demolitori d’auto avevano anch’essi grandi appetiti immobiliari. Sì, Desio e i desiani non potevano non sapere della reciproca disponibilità esistente tra gli accoliti della “locale di Desio” come emerge da alcuni atti di intercettazione depositati e riguardanti l’inchiesta sulla ‘Ndrangheta. Da non credere, nove mesi fa, il 29 settembre 2009, il consiglio comunale aveva organizzato un dibattito Criminalità organizzata: un dibattito a Desio per capire. È un appuntamento richiesto e condiviso da tutti i consiglieri comunali – aveva dichiarato il Sindaco Giampiero Mariani. Il tema della criminalità organizzata interessa tutto il territorio nazionale e anche la nostra città deve tenere le antenne ben puntate su un problema che può essere devastante se non lo si conosce. Come dire: bisogna combattere ogni piccolo germe di ingiustizia. Avremo interlocutori di altissimo livello, che certamente ci aiuteranno ad approfondire l’argomento”… Come potevano non aver scoperto, già allora di avere la ‘ndrangheta in casa propria.

L’Etica Italia è arrivata al capolinea ed è deragliata in un conflitto d’interessi tra il bene e il male e il giudice deve essere un novello Nietzsche…

Ma la rete è glocale nel senso che pensa globalizzata e si era già diffusa a Milano e in Lombardia. Giuseppe Grossi, il “re delle bonifiche” in affari con Rosanna Gariboldi, moglie di Giancarlo Abelli, che aveva patteggiato la pena per aver riciclato proprio una parte dei fondi dell’evasione realizzata grazie alla mancata bonifica di Santa Giulia, è oggi accusato di avvelenamento delle acque. E chi era l’assessore all’Ambiente della regione Lombardia all’epoca dei mancati controlli sulla bonifica ambientale di Montecity Massimo Ponzoni. Reti sociali interpersonali che s’intrecciano all’infinito ma il cui comun denominatore è arricchirsi con l’illegalità diffusa.
Cosa penseranno, oggi, gli abitanti e gli acquirenti della mirabolante Santa Giulia a 8mila euro al metro quadro costruita sulla bomba ecologica di Milano? Basterà una “class action”, entrato in vigore a gennaio 2010 l’articolo 140-bis del Codice del consumo, a risolvere il problema risarcendo collettivamente con un unico processo il danno subito da questo gruppo di cittadini danneggiati. Cosa faranno, domani, gli abitanti se non avranno o potranno avere giustizia? Anche se non siamo giustizialisti, ma non è arrivato il tempo di mietere il grano e di imbracciare il forcone… perché la politica è sangue e merda.