ABBONAMENTI HOUSE LIVINGANDBUSINESS registrazionI COMMUNITY NETWORK dell'INDUSTRIA DELL'ABITARE ISCRIZIONI IMMOBILIARE
Claudia Bettiol «Non siamo più
la classe pensante, ma ci avviamo
a essere la classe di dipendenti»
Mancano due ruoli in Italia: uno è l’intellettuale che passi
il tempo a pensare, mentre l’altro è il giornalista che non pensi solo alle minigonne e faccia da volano culturale
EN  FR  DE  ES  PR  [by Google]  |  COMMENTI    
Share
| Print Print | Email | A- A A+
È la prima laureata in ingegneria civile in Italia, è romana e non ha peli sulla lingua. Due specializzazioni in Bioarchitettura, un Master in Giornalismo e Comunicazione scientifica e uno in Gestione di Impresa: Claudia Bettiol è una delle poche intellettuali rimaste in Italia, e con orgoglio dichiara che nel nostro Paese La classe pensante è stata uccisa. Oggi si occupa di energie rinnovabili e di geopolitica e sogna un futuro più cool. E cool, per la socio-ingegnere romana, fa rima con Efficienza energetica.

È un fiume in piena Claudia Bettiol, stanca di un Italia senza linee guida, con Politici incapaci di decidere e giornalisti amanti delle minigonne. L’Italia, spiega e ripete con insistenza nel corso dell’intervista come spinta da un naturale bisogno di mettere in guardia, è destinata a soccombere davanti all’intellighenzia cinese e al pragmatismo degli altri Paesi, di chi ha capito che le rinnovabili saranno la via da seguire per uscire dalla crisi. E noi? Siamo troppo pigri, ma Dobbiamo svegliarci, se non vogliamo diventare i nuovi schiavi del terzo millennio.

Dopo aver spulciato il tuo blog Cuoreeambiente.org, ho visto che hai scritto Bisogna costruire una vera politica energetica, non bisogna parlare solo di incentivi, non bisogna solo motivare le persone per assumere dei comportamenti con questa scusa… intanto il 19 maggio Italia Oggi ha pubblicato… il Governo stanzia 60 milioni per erogare contributi in denaro a favore delle persone che comprano una casa nuova ad alta prestazione energetica… l’Enea – Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile – ha dichiarato in 3 anni 156 milioni agli edifici verdi… che cosa pensi di queste manovre del Governo?

Io penso che questa è una politica vecchia. L’anno scorso ho concluso un contratto di ricerca sull’efficienza energetica, proprio cercando di capire l’interazione tra tecnologia e società. E ho fatto anche delle simulazioni a computer sul comportamento delle società davanti a certe situazioni. Gli incentivi servono soltanto ad una particolare categoria di persone, che non sono né i pionieri né gli innovatori, queste manovre possono essere viste soltanto se accompagnati da altre politiche. Da soli non bastano, non creano il cambiamento, attirano l’attenzione di poche persone, che non sono quelle che porteranno al cambiamento. Invece quello che noi vogliamo è che riparta l’economia. Quello che noi vogliamo è colpire le persone che sono in grado di far ripartire l’economia e questo lo devi fare con una vera azione politica che prevede azioni a 360°, azioni mirate a diversi target della società in modo che l’effetto sia amplificato.

Quale può essere una vera politica energetica?

Intanto bisogna prendere delle decisioni. Sapere che se vogliamo affrontare e risolvere il problema energetico nei prossimi anni, intendo domani e non tra un anno o due, dobbiamo parlare di efficienza energetica, dove però io con il termine efficienza energetica intendo anche energie rinnovabili di piccola scala. Cioè per me il concetto d’efficienza energetica è l’efficienza del nucleo familiare o della piccola comunità che trae vantaggio dalla gestione dell’energia. Negli ultimi anni la tecnologia è avanzata; tra l’altro tra un anno o due usciranno sul mercato tantissimi nuovi prodotti perché all’inizio della crisi USA, Cina, Corea, anche Giappone e Germania hanno dato forti incentivi all’innovazione industriale. Hanno investito molto in tecnologia, hanno dato soldi alle industrie. Per cui queste industrie stanno producendo. Arriveranno presto tante novità, i prodotti che noi conosciamo a grande scala vengono realizzati a livello di microscala, come il kit fotovoltaico per la casa, il sistema a induzione per i carica batterie dei telefonini cellulari, i sistemi per il recupero dell’energia, le batterie domestiche e le auto elettriche… . L’auto elettrica diventa in realtà un componente del sistema energetico, è un sistema di batterie, puoi collegarlo alla casa e fai un unico sistema energetico. Allora tutti questi prodotti, che si possono comprare anche ai supermercati si iniziano a vedere, se vai nelle grandi catene distributive…

Sono già in vendita?

Sì, sì ci sono già. È interessantissimo vedere quello che è accaduto in Inghilterra, perché lì c’è una mentalità pragmatica, non sono ideologi, l’anglosassone è pragmatico. Dopo che è stato presentato il Conto energia, il giorno dopo, Tesco, multinazionale inglese della distribuzione, è in pratica il più grosso distributore inglese, ha annunciato di aver creato un green store nei suoi supermercati per vendere prodotti per la famiglia, quelli che ti ho elencato prima. Ci ha impiegato due giorni, perché gli inglesi sono pragmatici. Ha pensato: se danno un incentivo vuol dire che ci sarà cultura, le persone saranno pronte e io fornisco i prodotti. Ti dico un’altra cosa interessantissima.

Dimmi…

Anche lo sport fa politica energetica. Guarda i siti delle squadre di calcio americano, di football, di baseball, di basket… tutte le più grandi squadre hanno tutte una sezione ecologica e vendono come merchandising l’eolico, i pannelli solari… . Se invece vai a vedere Inter, Milan o Lazio… trovi soltanto gadget per i tifosi che aizzano la violenza. Non ci pensano nemmeno minimamente ad essere ecologici. All’estero lo sono non per ideologia, ma per pragmatismo.

Troppi ambientalisti in Italia?

No, è il contrario! Ci sono troppo pochi anti-ambientalisti. Sia ambientalisti che anti-ambientalisti sono ideologici, sono tutti e due ideologizzati. Sono entrambi due movimenti politici, ma il loro modo di parlare è vecchio.

Cosa dovrebbero fare? Perché, leggo sempre in cuoreeambiente.org, non sono in grado di gestire una politica energetica? Hai scritto Hanno difficoltà perché dovrebbero prendere come riferimento se stessi, la loro vita, i loro figli. Cosa vuol dire?

Vedi quello che succede in Italia? Si cerca sempre una magia che risolva i problemi. O una grande industria. Così possiamo continuare a non pensare. In realtà, quando mi chiedono cosa penso del nucleare, dico: guarda il nucleare non mi interessa, intanto perché è lontano, e in secondo luogo perché ci lavoreranno le imprese, mentre in un’energia distribuita ci lavoreranno i nostri figli. Ci lavoreranno le persone locali, gli artigiani locali, ci lavoreranno le piccole medie imprese. Paradossalmente l’energia liberale è l’energia distribuita…

Paradossalmente?

Perché quando senti parlare di liberalizzazione dell’energia senti in realtà parlare del fatto che c’è concorrenza, non è vero è un unico monopolio… . L’energia distribuita dà lavoro a migliaia di imprese, crea una vera liberalizzazione molto più di tre imprese che si fanno fintamente la concorrenza. E il concetto sui figli è questo: noi comunque andiamo incontro ad un mondo che sarà popolato da 7 o 8 miliardi di persone, comunque… e non ci sono risorse per tutti. Noi siamo vissuti su un costo di materie prime basse perché eravamo un miliardo di ricchi e gli altri li facevamo lavorare come schiavi. Quando un cinese è pagato due euro al giorno è uno schiavo, allora noi avevamo un mondo che si basava su un miliardo di ricchi e tutti gli altri a che ci servivano? Oggi ci sono più ricchi in Cina che in Europa, anche se c’è molta povertà in Cina, però sono un miliardo e mezzo, tre volte gli europei. E l’India sta nelle stesse condizioni. Allora una delle ipotesi è che noi volevamo essere i padroni del mondo e noi dobbiamo…

Cosa dobbiamo fare?

Eh, il nostro destino è paradossalmente quello di essere servitori. Molte imprese italiane ed europee sono state comprate da indiani e cinesi. Allora noi non siamo più la classe pensante, ma ci avviamo a essere la classe di dipendenti.

Cosa porre rimedio?

Devi ripensare alla struttura del mondo, allora devi pensare alla pressione che esercitano questi, almeno un miliardo di nuovi ricchi, almeno un miliardo tra Brasile, Sud Africa, India e Cina, pensare che non lo possiamo impedire se non ripensando alle strutture sociali. E la struttura sociale passa attraverso l’energia, perché noi abbiamo bisogno di energia, in questo momento io e te stiamo consumando energia. Io sto consumando la macchina e la batteria del telefonino. Io non so se tu hai il computer acceso, se hai una lampada accesa, un telefonino acceso…

Ho anche un registratore…

Ecco, senza tutto questo, ci scriveremmo una lettera. Tutto questa energia è stata così connessa alla nostra identità che è diventata un diritto, ma è un diritto per 100 miliardi di persone, troppe. Quindi la pressione non è solo quella dei barconi che attraversano il Mediterraneo, la pressione che è sempre più evidente, è quella di migliaia di persone che vogliono l’energia che abbiamo noi per avere uno stile di vita tipo il nostro.

L’energia come opportunità per uscire dalla crisi?

Ce la stiamo perdendo, come un treno. Ci stiamo perdendo questa occasione. Sta diventando il punto di forza dei cinesi. Non produciamo tecnologie perché decidiamo di usare sostegni per comprare tecnologie che fanno altri.

A proposito degli incentivi, il Presidente di Assotermica Paola Ferroli – Il Sole 24Ore, 19 maggio – ha detto: Gli incentivi non bastano, ci vuole qualcosa di più, come una sorta di una tantum, un incentivo ulteriore che si affianchi agli sconti fiscali

Non serve, questo è un altro modo vecchio di fare politica. Dal mio punto di vista servono grandi costruttori, cioè avere il coraggio di dire: prendo la città e la trasformo tutta. Quindi come fanno in Cina e in Arabia Saudita. Se tu vai a vedere le politiche dell’Arabia Saudita dici: ma non è possibile! Questi sono troppo perfetti per noi! Perché loro vogliono essere protagonisti del lusso ostentatorio, quindi fanno scelte coraggiose. Adesso però c’è bisogno di grandi dimostrazioni che le imprese possano sperimentare, ma grandi dimostratori umani, perché devi dimostrare l’iterazione della tecnologia con la società, con le persone.

Chi sono i grandi dimostratori?

Serve un grande politico.

C’è?

Serve una guida che dia una visione e guidi verso quella visione perché le pressioni localistiche sono talmente forti… . Non è un problema di incentivi, è un problema di cultura. Servono dimostratori di grandi dimensioni, serve una città, non serve una casa.

Non basta costruire una casa che si autoalimenta, ma un quartiere… più quartieri?

Non serve una casa, già 10 anni fa le costruivano in Europa e in Germania. Oggi servono 500 case che dialoghino tra loro. Se tu non hai il coraggio di farne 500, quindi di prendere un quartiere, di trasformare un paese… purtroppo lo fanno gli altri, sperimentano le tecnologie e noi ce le compriamo.

Facciamo un passo indietro: Copenhagen. Abbiamo intervistato Brian Schroeder all’inizio dell’anno, subito dopo il summit di Copenhagen. Ha detto Il problema di questi eventi è il fatto che sono condizionati troppo da interessi economici, per questo motivo non è stato totalmente un successo.

Guarda, io ho scritto un articolo che si chiama Il successo.

Sì, ho letto…

Mi ero stancata di sentire persone che si lamentavano perché non erano stati raggiunti tutti gli obiettivi, perché non hanno una visione geopolitica. Oggi non puoi più ragionare su 50 milioni di italiani che sono una piccolissima tribù del pianeta. Allora 300 milioni di europei sono veramente una tribù un po’ più grande ma, insomma, una città in un pianeta. Allora se tu allarghi lo sguardo e ti occupi di geopolitica, io me no sto occupando da qualche anno perché mi affascina tremendamente, capisci che cosa è successo.

Cos’è successo?

Il problema è che nel momento in cui io metto degli obiettivi vincolanti, arrivano persone per comprare le lampadine, la casa ecologica, la macchina elettrica… per raggiungere questi obiettivi. E chi vende questi prodotti? Tu capisci, le industrie che hanno quei prodotti hanno fatto bingo. Allora che cosa succede? I cinesi, che sono pragmatici… se tu vuoi capire un cinese devi capire un ingegnere napoletano: l’attività di un mercante spregiudicato ma tecnicamente bravissimo… che poi gli ingegneri napoletani sono molto bravi. Allora torniamo al cinese, che dice: Scusa, ma se io metto gli obiettivi mi devo comprare i prodotti tedeschi? Io ho investito più dell’Europa e degli USA in tecnologie verdi… ho investito nelle tecnologie verdi, ho le mie risorse che sono pronte a produrre milioni di pezzi… allora io aspetto e faccio imporre anche obiettivi più alti, ma… i prodotti li vendo io. E tutti i paesi che nel frattempo hanno ancora una visione ecologica dell’ambiente, pensano che ambiente significhi una visione statica e non un’efficienza energetica, sono sicuro che vanno a comprare i miei prodotti e io divento sempre più potente… Quindi nella visione geopolitica quello che è accaduto è serissimo; e quello che dovrebbero fare gli stati è dire: facciamo anche noi un piano strategico, che si chiama industriale e di politica energetica. La politica energetica non è una centrale, la politica energetica sono i miliardi di utenti. Quando questi miliardi di utenti andranno da Ikea e troveranno il parcheggio fotovoltaico assemblabile e se lo monteranno a casa da soli…

Accadrà?

Potrà accadere, ma con prodotti realizzati da altre industrie. Noi importeremo questa visione da altri Paesi.

Sei ottimista?

Io credo che qui voi giornalisti abbiate un ruolo importante. Cioè ci sono due ruoli che mancano in Italia: uno è l’intellettuale, persone come me che passano il tempo a pensare, perché abbiamo ucciso la classe pensante, e l’altro è il giornalista che non pensi soltanto alle minigonne, ma che faccia da volano, da estensione culturale. Allora noi italiani poi siamo bravi, cioè non ho una visione negativa degli italiani, però oggi manca questo. Senza questo poi ti ritrovi il politico che segue il quotidiano… Tremonti – il Ministro dell’economia e delle finanze Giulio Tremonti – ha delle idee molto carine, ha percepito tutto ma gli manca un passaggio, che è il passaggio un po’ più tecnologico. E gli altri seguono la giornata, seguono le intercettazioni tecnologiche, seguono le belle donne, seguono questo.

L’Italia è destinata a soccombere davanti all’intellighenzia cinese e al pragmatismo degli altri Paesi. Noi siamo troppo pigri, dobbiamo svegliarci, se non vogliamo diventare i nuovi schiavi del terzo millennio.

Quando decideranno di sedersi ad un tavolino e pensare, poi saranno in grado, se non sarà troppo tardi. Quindi non ti so dire se sono ottimista o pessimista. Certo, quello che è sconvolgente, che mi fa proprio rabbrividire, mi fa ribollire, quando senti rispondere al politico di turno che manda tutti i figli all’estero a studiare. Ma perché?! Siete voi che avete il controllo in questo momento, ma perché devi mandare tuo figlio all’estero a studiare? Pure io la manderei, pure io scrivo su riviste estere ma… io non sono un politico, i politici possono cambiare quello che non funziona.

Basta una nuova classe politica per cambiare?

Loro possono cambiare la situazione, ma non possono cambiarla da soli. Perché accanto ad Alessandro Magno c’era Aristotele, senza Aristotele Alessandro Magno era un guerriero sanguinario, perché poi cos’ha fatto? Ha ammazzato migliaia di persone.

A noi manca Aristotele, l’uomo di cultura?

Manca la cultura, manca proprio l’aspetto culturale, esatto!

Che differenza c’è tra risparmio ed efficienza energetica? Hai detto, sempre nel tuo blog, Uno è triste l’altro è cool. Perché?

Certo! Perché per il risparmio devi spegnere la luce, e quindi, voglio dire, con il risparmio sei al buio. Efficienza energetica invece significa che tu produci energia magari facendo spinning a casa, e però ti senti la musica che ti piace, guardi il programma che ti piace in televisione, stai in contatto con internet con la Cina, tutto mentre fai spinning. Questa è efficienza: cioè io produco energia e magari la vendo pure, se sono brava a fare spinning la vendo pure! Questa è un visione positiva.

Abbiamo intervistato Roberto Cherubini… non so se lo conosci, anche lui è romano, fondatore del Centro Studi di Architettura e dell’Ambiente. Ha creato a Roma la prima casa che si autoproduce. Ha detto Mi sento uno sperimentatore pacato perché la limitazione non deve essere vista come punitiva.

Ti dico due cose: questa è una visione del passato, quella del presente è la 2.0, cioè che tu sei collegato alla rete ma per prendere energia. Io non so quando ha costruito la casa, però le tecnologie vanno avanti ad una velocità tale per cui… una casa fuori dal mondo, fuori dalla città… non ha senso… invece oggi puoi produrre energia anche in centro. Puoi ricaricarti l’auto elettrica gratis in garage di notte perché col generatore produci energia elettrica e calore, dopo di che di giorno vendi l’energia prodotta. Questo è uno stile di vita cool… potrai governarti la casa dal tuo Ipod, dal tuo Iphone. Ad esempio, oggi stavo leggendo una newsletter, hanno inventato applicazioni per l’Iphone per controllare l’impianto fotovoltaico.

La decrescita non c’entra niente! La decrescita è un movimento filosofico molto interessante – nato all’inizio degli anni 2000 sui temi della demitizzazione dello sviluppo fine a se stesso, poi sfociato nell’Associazione fondata da Maurizio Pallante, esperto di risparmio energetico. Il movimento, chiaramente ispirato alla decrescita teorizzata da Nicholas Georgescu-Roegen, fondatore della bioeconomia, ed in linea con il pensiero di Serge Latouche, parte dal presupposto che la correlazione tra crescita economica e benessere non sia necessariamente positiva – perché parte da quello che ti dicevo prima: 7 miliardi di persone, noi eravamo la classe dominante e abbiamo colonizzato… noi abbiamo fatto di tutto insomma, quello che noi occidentali abbiamo fatto è sui libri di storia, però fondamentalmente noi stavamo bene e gli altri stavano ai nostri servizi. Ora non è più così: siamo tantissimi e vogliamo tutti lo stesso stile di vita. Allora è chiaro, cioè la cosa migliore sarebbe essere meno sul pianeta, quindi meno pressione demografica, però non si può. Allora noi possiamo dire: Tu resti al buio e continuiamo noi con questo stile di vita. Questo ci piacerebbe, ma non lo confessa nessuno, però ci piacerebbe… eccome… quando tu vedi i grandi leader d’Associazioni ambientaliste che si comprano il Suv e dicono: Guarda non ce la facevo più, proprio lo desideravo!…. non ce la fai a riformare il mondo partendo dalla testa, lo puoi fare soltanto partendo dal cuore. Quindi devi fare uno stile di vita che sia cool, che gli altri lo vogliano. Allora l’Iphone, l’Ipod… cioè tutto ciò che è tecnologia, perché noi ormai viviamo così, tutto questo ci fa pensare ad un mondo efficiente, che poi porterà a decrescere un certo tipo di consumi, cioè porterà ad un cambiamento dei modelli di consumo.

Cosa decrescerà?

Tutte le rivoluzioni creano vincenti e perdenti. Ci saranno prodotti che non saranno più vendibili perché non li compra più nessuno e altri che avranno il boom. Come quando sono usciti i cellulari: ricordati che quando è uscito l’Iphone costava dieci volte più degli altri telefonini, credevano che fosse una roba da pazzi, invece Nokia ha dovuto addirittura chiudere dei centri perché è entrato in crisi e l’Iphone ha superato qualsiasi pronostico di vendita.

Non basta avere una nuova classe politica per cambiare le cose…
servono intellettuali veri. Senza Aristotele, Alessandro Magno
era solo un guerriero sanguinario…
Le nuove tecnologie però hanno anche un problema di smaltimento…

Questo è il ruolo della politica, deve prevedere tutto, studiare i processi, non subirli. Quando si tratta di fare un progetto politico a 360°, partendo dal fatto che siamo 7 miliardi e vogliamo tutti le stesse cose, che non siamo più i migliori… Obama va in Cina e fa anche lui la fila. Allora oggi non siamo nessuno: 50 milioni di italiani su 7 miliardi di persone, ma chi siamo?!

La politica deve pensare a come smaltire le nuove tecnologie?

Devi pensare ad un processo, devi guidare il processo. Sono cose che devi tenere in considerazione, e agire di conseguenza! Perché magari puoi dare la tua tecnologia all’Africa, devi pensare al processo in tutto il suo ciclo di vita. Oggi è solo una questione di processo: però oggi noi non guidiamo il processo, lo subiamo.

Energy Harvesting – il processo per cui l’energia comunemente disponibile nell’ambiente viene catturata e convertita in energia elettrica utilizzabile – sarà il futuro?

Hai voglia te! Quello è nodale! Il recupero dell’energia sarà quella che permetterà di avere in fondo dei vantaggi.

Recupereremo energia anche dall’ambiente, dal camminare, dal correre… dai gesti quotidiani?

Esatto! Dall’induzione, dai passi… se tu vai su wikipedia, e vai a vedere Energy Harvesting scopri una decina di sistemi diversi, più o meno pronti a livello industriale, del recupero dell’energia. E lì capisci che c’è un mondo che sta andando avanti.

In Italia se ne parla ancora troppo poco…

In Italia siamo ideologizzati. Un paio d’anni fa ho iniziato a parlare del recupero delle energie, mi hanno risposto: Tu sei un’ambientalista. E io dicevo: No, guarda, il recupero dell’energie è ottimo perché sono piccole e medie imprese, non c’è ancora una leadership mondiale, quindi possiamo diventare protagonisti. E oggi quello che io dicevo due anni fa viene capito, però probabilmente se due anni fa avessimo cominciato a prendere decisioni, oggi magari saremmo leader.

E che cosa mi dice delle architetture monumentali? Archistar che non rispettano il contesto e architetture ecosostenibili: come convivono?

Con la politica! Perché la politica dice alle archistar di costruire l’edificio grande, imponente perché ha un valore simbolico d’aggregazione della società e gli dice di farlo ecosostenibile. Quando Norman Foster ha disegnato il cetriolone a Londra, l’hai presente? – 30 St Mary Axe, sede centrale della Swiss Re, Londra,1997 – 2004, conosciuta come “The Gherkin” (“il cetriolo”) - che è della Swiss Re, una compagnia d’assicurazione, gli hanno detto di farlo eco. Considera che se vuoi capire gran parte del mondo devi andare a vedere le politiche delle assicurazioni. Le assicurazioni già una decina di anni fa hanno cominciato a capire che loro stavano spendendo in calamità naturali molto più di quanto era stato preventivato, quindi, stavano andando fuori budget. E hanno cominciato quindi a promuovere l’ecologia e quando hanno commissionato la sede londinese della Swiss Re, hanno chiamato Foster e gli hanno detto di farlo ecologico.

Il politico deve occuparsi anche di mobilità sociale?

Certo, certo!

Un altro handicap tutto italiano?

Certo! Allora quando tu non hai coraggio, quando tu pensi che vivere ad impronta ecologica minima sia ideologico, sei vecchio. Noi abbiamo invece paura addirittura di parlare di impronta ecologica… siamo vecchi e chiediamo gli incentivi.

L’auto elettrica, ne parlavamo prima… faccio fatica a pensare che l’italiano che vede l’auto come un simbolo di ricchezza, potere ed immagine, la sostituisca con un’auto elettrica. È ancora un problema di cultura?

È un’impronta di cultura. Guarda, ho incontrato un anno fa, ma forse due anni fa, un imprenditore che aveva iniziato a commercializzare auto elettriche a Roma, mi diceva che aveva due tipi di clienti: o persone molto benestanti che la sceglievano come opportunità e cultura o persone che la sceglievano di pancia, che andavano da lui, con uno stipendio basso ma fisso e quindi vedevano nell’auto elettrica un risparmio. Ma ti dico un’altra cosa: l’auto elettrica non è un’auto, se noi continuiamo a chiamarla auto elettrica non capiamo che cos’è. L’auto elettrica è un sistema energetico, io sto lavorando ad un’iniziativa, che non è ancora stata fatta in Italia, in cui l’auto elettrica addirittura vende energia. Non è un’auto, si sposta come un’auto, ma non è un’auto. È una batteria su ruote. E siccome è una batteria, se io la uso sistematicamente, produco energia e la vendo. Ad esempio, ho vent’anni e mia madre non mi vuole più dare i soldi perché le hanno ridotto lo stipendio… io utilizzo bene la macchina e magari, vendendo energia, riesco anche a guadagnare. Diventa una risorsa. Per chi è intelligente, per chi ha voglia di cambiare.

Gli obiettivi del 2020 sono questi: 20% di energie rinnovabili in più, 20% d’efficienza energetica in più, 20% di riduzione delle emissioni climalteranti. Un pronostico: come saremo?

Come i cinesi!

E Roma? Come sarà nel 2020? … auto elettrica, mobilità sociale, quartieri che si autoalimentano… ?

Questo è difficile, perché non ci sono le premesse per questo. Se mi chiedi Roma, devi leggerti il libro di Guido Morselli, “Roma senza Papa”, e io mi auguro che sia così – Roma senza papa. Cronache romane di fine secolo ventesimo, Adelphi Edizioni, 1992

Bisogna lavorare ancora parecchio?

Se non la smettiamo di ideologizzare l’ambientalismo, sì. Quello che avviene in Italia è che noi non siamo un processo evolutivo, fino a qualche anno fa l’Italia aveva un sua minima autonomia decisionale, oggi no. Se i cinesi decideranno che Roma sarà moderna, allora sarà moderna. No aspetta, forse così è troppo crudo. Però rende l’idea, è un po’ troppo crudo… però se non ci diamo una mossa… . Anche ai ragazzi, io dico Svegliatevi. Siete perdenti, oggi se non studiate 10 ore al giorno siete perdenti. Perché in Cina ci sono 600.000 ingegneri ogni anno, cioè una volta e mezza Bologna. E i cinesi studiano 10 ore al giorno con umiltà, con la voglia di apprendere, con voglia di avere successo. Dove andiamo noi?

Sei in partenza – 20/23 maggio, Lecce – per il Festival dell’Energia, di cosa parlerai?

Cercherò di spronare le coscienze, più ne parliamo in questo senso più forse troviamo politici che ci stanno a sentire. Perché dobbiamo cambiare, serve un nuovo movimento ambientalista che non è ambientalista, è un movimento che rispetta l’ambiente, ma è culturale.

Come possiamo chiamarlo questo nuovo ambientalismo?

La mia rubrica si chiama Energie e società, non è un movimento ambientalista, però è politica, tutto parte da lì. Perché vedi la casa la può fare il singolo individuo, un quartiere lo deve fare la politica. Ci sono paesi nel mondo che lo stanno già facendo e noi invece stiamo a guardare. Però è politica! Io ce l’ho il pannello fotovoltaico, io l’ho messo appena è uscito, però quello sta a casa mia. Se io voglio fare il sistema, devono averlo anche le 2.000 case accanto a me. Per questo ci vuole la visione di un politico. Cioè la visione la dà un intellettuale ma poi è il politico che cerca di trasmetterla.

Il ministro Tremonti?

Secondo me potrebbe farcela perché è una persona pragmatica. Ma da solo non basta perché gli manca la competenza culturale.