Vincitrice di questa edizione Ilsa Parry, designer ventinovenne di Liverpool che si è aggiudicata uno stage di 6 mesi, proprio con Starck. La carriera di Ilsa non inizia con Design for Life, già in anni precedenti aveva partecipato a mostre, premi, e insegnato design.
Per me è stata un’opportunità, un’occasione per capire se le mie idee potessero essere adatte ad un design di livello alto e professionale. Prima lavoravo nel mio studio, ideavo prototipi e al contempo insegnavo per avere disponibilità economica al fine di realizzarli. Volevo avere l’opportunità di incontrare qualcuno come Starck e imparare qualcosa di più della sua storia, ma soprattutto capire come riuscisse a passare dalla carta al prodotto finito.
Dal mio punto di vista è stata un’opportunità per mostrare il mio talento e imparare qualcosa di più dell’industria. Il fatto che fosse in tv è stato ovviamente positivo per me, perché è stata un’opportunità per far sentire la mia voce e la mia opinione. È difficile paragonarlo al Grande Fratello perché i partecipanti avevano un’agenda, un ordine del giorno personalizzato. Philippe Starck voleva usare la trasmissione soprattutto per far sentire la propria voce e mostrare che cosa fosse per lui un prodotto di design; questo per noi significava che tutto ruotava intorno a lui e alla volontà di far emergere il nostro talento. Il messaggio era abbastanza intellettuale, incentrato sul design, e lo scopo era quello di catturare l’attenzione di coloro che sono interessati al design, e non alla gente che segue generalmente il Grande Fratello. Per aumentare gli ascolti, ovviamente gli autori lo hanno reso più simile al Grande Fratello, hanno puntato sull’intrattenimento perché le persone potessero seguirci tutti i giorni.
No, non allo stesso modo del Grande Fratello. Non c’erano delle telecamere fisse, ma i produttori vivevano in casa con noi e a volte ci intervistavano inaspettatamente.
Non ci sono state molte occasioni per mostrare la mia personalità, la mia vita, i miei amici. Penso, tuttavia, che il mio lavoro e il mio modo di pensare siano emersi nel programma. Miravo a far emergere le mie idee e il programma ruotava proprio intorno a questo. Sono felice che nel corso di tutto lo show abbiano valorizzato e fatto conoscere il modo in cui lavoravo
Ride Non credo questo.
Sì, ma non sono d’accordo. Non penso che fosse l’intenzione di Starck. Penso che avesse un messaggio da dare a proposito di ciò che lui ritiene essere il buon design. E su questo ha basato la selezione dei partecipanti, valutando le tavole progettuali e i concept presentati dai designer, senza conoscerli di persona; inizialmente, infatti, abbiamo parlato solo con lo staff della produzione e non direttamente con Starck, in quanto incredibilmente impegnato. Le persone che hanno inviato la richiesta di partecipazione al programma erano neo-diplomati o interessati a entrare nell’industria del design.
Prima del programma non sapevo nulla del pensiero di Starck. Non ho mai seguito veramente il suo lavoro e prima ero totalmente ignorante su quel che pensava e produceva. Sono andata a Design for Life senza sapere come fosse, senza conoscere la sua opinione sul design, senza sapere nulla sulla sua reputazione.
Il progetto della bara nasce semplicemente dalla richiesta di Starck di proporre esempi di design che avessero concept forti, affermando, sia alla stampa che ai partecipanti, che sarebbero state accettate anche idee non effettivamente realizzabili e costruibili. Ho presentato un nuovo progetto di bara che trova fondamento solamente sull’idea di aiutare a risparmiare spazio nei cimiteri.
Starck era felice delle mie scelte. Ho comprato due oggetti: una scodella di vetro, esempio di buon design, e un attrezzo tecnologico creato per tagliare e mescolare l’insalata meccanicamente, esempio di cattivo di design. Ho dimostrato che utilizzando le mani per spezzare l’insalata e mescolandola nella scodella adoperando un solo oggetto, otteniamo lo stesso risultato riducendo al minimo i processi industriali e i materiali necessari. La scodella inoltre può essere utilizzata in tantissimi altri scopi.
No, assolutamente. Come nel caso della bara, mi sono ispirata al terreno. Penso che il nostro suolo non sia abbastanza sfruttato nella vita di tutti i giorni e ritengo che possa essere adoperato in modo più interattivo, basti pensare al pic nic.
Non ho mai disegnato per un mercato o target specifico. Al massimo posso aver pensato a qualcosa che possa dare beneficio a un gruppo di persone. Nel mio lavoro mi ispiro ai cicli della vita, cercando di massimizzare le opportunità di utilizzo dei materiali e comprendendone i benefici. Per quel che riguarda Flo, ho pensato che potesse dare un’extralife, una motivazione in più per continuare a muoversi. Kaspa invece si accende solo col buio e non prevede spreco energetico. In questo modo educhiamo i bambini, il nostro futuro, al risparmio delle risorse energetiche.
No, è mia anche perché l’idea della lampada fantasma Kaspa era già nata prima del programma.
Gli elementi comuni sono la volontà di creare qualcosa che dia beneficio agli altri e l’idea di utilizzare al minimo materiali e di processi. Inoltre è importante che il design sia elegante, che abbia un appeal visivo perché benefici e bellezza sono correlati. È importante il modo in cui si percepisce l’oggetto di design. Tutti questi elementi collegati al design sono d’importanza vitale perché se il prodotto di design non piace i consumatori non lo utilizzano e non ne beneficiano.
Io ritengo che ogni mio progetto abbia la sua storia. Ho un approccio più emotivo al mio lavoro, Starck è più funzionale e pratico. Lui è più per la funzionalità, io per l’emozione funzionale.
Ride Io penso che il buon design debba essere sostenibile in ogni caso e che sia difficile dire che sia morto.
Non penso, ritengo che Starck volesse solo dire che è il momento ideale per pensare e parlare della sostenibilità e dei materiali. Adesso il mondo del design deve diventare più umile.
Non sapevo chi fosse e durante il programma non ho avuto modo di conoscerlo molto bene. Penso che Starck mi abbia scelta perché i miei progetti erano in linea con le sue richieste. Ha visto la mia grinta, ha visto che credevo fortemente in quel che facevo.
Inizialmente seguivo un processo di produzione abbastanza complesso che col tempo sono riuscita a semplificare. L’ho fatto capire a Starck perché inizialmente aveva visto solo alcuni dei miei disegni, senza conoscere l’intero processo di realizzazione derivante dalle mie idee.
Quando le ho viste ho pensato che fossero eccessive per la loro funzione. Sinceramente non so cosa ci sia di ecologico o ecosostenibile. Penso che ha creato un oggetto che susciti appeal su un target che può permettersi di spendere più soldi e che di solito è poco sensibile allo spreco di materiali. Con queste casse, probabilmente, questo si evita.
Sì, non so perché abbia detto una cosa del genere. A parer mio spesso Starck si contraddice.
Volevo progettare un oggetto che aiutasse le persone a camminare migliorando la qualità della loro vita. Per me ecosostenibile significa dare benefici e utilizzare la minima quantità di materiale. Ho cercato di dare personalità al prodotto, in modo che le persone lo usassero e ne traessero i massimi benefici
Sì, prendo sempre in considerazione questo aspetto, sia che i miei progetti siano strettamente in linea con la responsabilità ambientale sia che nascano in funzione di chi ne usufruisce.
No, solo un appartamento in cui alloggiare nel corso di quei mesi.
Innanzitutto ho imparato a usare nuovi software e poi ho potuto lavorare con gli ottimi collaboratori di Starck. È stata una buona occasione per sviluppare e creare i miei progetti senza la pressione lavorativa quotidiana e la preoccupazione economica.
Solo chiedendo informazioni sullo svolgimento dello stage, abbiamo scoperto che la BBC2 ha mandato in onda con un anno di ritardo la trasmissione e i giornali britannici non ne hanno dato traccia; per cui Ilsa Parry ha svolto la sua esperienza di stage presso lo studio di Starck da gennaio a luglio del 2009.