ABBONAMENTI HOUSE LIVINGANDBUSINESS registrazionI COMMUNITY NETWORK dell'INDUSTRIA DELL'ABITARE ISCRIZIONI IMMOBILIARE
Arturo Lanzani «Un parco regionale
per fermare mafie e consumo di suolo»
Brianza Milanese, il 65% del suolo è occupato,
record di urbanizzazione in Europa
EN  FR  DE  ES  PR  [by Google]  |  COMMENTI    
Share
| Print Print | Email | A- A A+
Perché fare focus pensando di definire un nuovo parco? E che progetto c’è dietro?
Perché naturalmente un parco regionale andrà a vincolare delle aree, volendo arrivare al consumo del suolo a zero, ma significa avere un progetto.

Certo certo, un passo per volta. Innanzitutto l’iniziativa è nata dopo una serie di colloqui più o meno strutturati non solo all’interno del Politecnico, perché Paolo Pileri insegna ingegneria ambientale, io insegno sia architettura che urbanistica, Marco Frey è un economista che insegna a Pisa e lavora alla Cariplo come consulente sulle problematiche ambientali, Emilio Padoa Schioppa è un ecologo e Stefano Bocchi è un agronomo, insegna ad agraria, quindi abbiamo una provenienza accademica diversa. Il focus riguarda un’area che sta tra il Parco del Lambro e il Parco dell’Olona ed è più estesa come superficie del comune di Milano. Il focus interessa 19 comuni, ma se mettiamo insieme Monza e qualcos’altro… l’area è più estesa e lo si vede bene nelle mappe, noi abbiamo focalizzato l’attenzione in particolare su quei 19 comuni. Ed è una delle aree con i livelli di urbanizzazione più elevati in Europa. Ma non solo questo, non ci troviamo di fronte a un’isola densamente urbanizzata in mezzo a una campagna aperta, al contrario si trova in una zona con un livello di occupazione del suolo pari al 65% ed è appena sotto Milano. A est e a ovest il Vimercatese e il Saronnese non è che siano situazioni di aperta campagna, e se andiamo verso il Canturino e sotto a Mariano Comense, ci sono situazioni con livelli di urbanizzazione attorno al 35-40-50%, Milano idem al 65%. Quindi siamo in un’area fortemente urbanizzata che confina con aree fortemente urbanizzate. Il fatto di mantenere aperti e non edificati quegli spazi e riqualificarli diventa questione essenziale innanzitutto per garantire visibilità. Per questo ha una gestazione che si intreccia, e dopo spiego perché, con la ‘ndrangheta, ma è anche una questione come dire… Se aggiungiamo che soltanto nell’ultimo intervallo di rilevamento ci sono stati ulteriori incrementi di urbanizzazione consistenti, pensare di superare quei livelli vuol dire rendere quel territorio inabitabile. Gli spazi aperti sono oggi spazi di naturalità, di equilibrio ecologico, essenziali per garantire un minimo di qualità dell’aria e di ricarico della falda, e rappresentano anche lo spazio pubblico della città contemporanea, molto più della vecchia piazza di paese e lo si vede nella cava recuperata del Grugnotorto piuttosto che nel parco Due Giugno a Seregno, i due PLIS che coprono solo una parte di questo nuovo parco regionale, già lì si nota il tipo di vita e di frequentazione che già c’è. Quindi prima questione è la vera vivibilità, e garantire la vivibilità di questo territorio è anche garantirne lo sviluppo economico. Perché pensare che quel territorio diventi un’unica piastra tutta edificata vuol dire nel tempo medio pensare che un cuore produttivo importante del nostro paese diventi una periferia. Perché certi tipi di attività con valore aggiunto non stanno altrove, questo non è un qualsiasi luogo, altrimenti non si capirebbero alcune localizzazioni, altrove stanno attività con bassissimo valore aggiunto.

Mi perdoni la interrompo perché mi interessa questa chiave di volta, per capire e per far capire. Vediamo bene, quindi non è tanto…

Ma è solo il primo punto questo.

Quindi non è solo un fatto di vivibilità intesa come tutela dell’ambiente, ecologia, rispetto dei vincoli?

All’ecologia ci arriviamo dopo.

Ma la questione è: se ci si sposta dall’economia, dal modello di fabbrica produttiva, sia questa tessile o di design, e c’è una riconversione totale al residenziale, ogni area e ogni attività economica diventa un’operazione di carattere di speculazione immobiliare, allora abbiamo la perdita dell’identità del territorio, cioè la perdita della vivibilità. Questo è il senso?

Il senso è che se urbanizziamo tutto non diamo più la qualità della vita a quel territorio e le attività produttive, che sono attività non banali e quindi richiedono ricerca, professionalità elevate e competenza, non stanno in un territorio privo di vivibilità ambientale. Il tessile dalla lavorazione più tossica si può fare nella periferia peggiore di Bombay, ma non quel settore di industria importante che c’è ancora e che potrebbe esserci maggiormente. Non a caso, ma qui usciamo un po’ dal seminato, alcuni poli di innovazione tecnologica in Francia, alcuni luoghi di gran qualità della produzione, di innovazione tecnologica e di produzione, in Francia non stanno in un luogo qualsiasi, Canodio e Le Noble (7,48) stanno vicino a Nizza in un contesto ambientale di un certo tipo. Quindi qualità dell’ambiente come qualità della vita ed è funzionale allo sviluppo economico, uno sviluppo non banale, ossia attività con tecnologia avanzata, con valore aggiunto elevato, quello che aveva la Brianza e che un poco sta perdendo.
Seconda ragione del perché abbiamo fatto questa proposta. In questo territorio urbanizzato al 65% passa un piccolo corridoio ecologico, fondamentale nel piano territoriale regionale, e che impedisce che le Groane e il Lambro diventino delle isole; allora garantire un minimo di connessione ecologica dei suoli permeabili o dei suoli che possano assorbire carbonio, ecc. , danno un secondo significato a questa proposta di Parco che ha a che fare con l’ecologia e la vivibilità anche nel senso sanitario della qualità. Fare dei boschi, mantenere dei suoli che possano assorbire carbonio vuol dire garantire una vivibilità in questo senso prettamente ecologico per tutte le specie. Per le specie vegetali per cui è stato pensato il corridoio ecologico e anche per quella particolare specie di vita che è la nostra, di esseri umani. Il secondo punto importante è un punto di tipo ecologico ambientale.
La terza ragione è che in questo sistema di spazi aperti, un po’ frattale, non è una grande isola definita, lo avete visto dai disegni, è ciò che rimane, si sono concentrate interessi e attività della malavita. Non possiamo non saperlo, lo sapevamo, personalmente mi era capitato di parlare di queste cose con Nando Dalla Chiesa un anno fa, ben prima degli arresti, in una serata pubblica a Desio dove veramente il pubblico era un po’ scarsino, non avevamo i Soloni che ci sono stati dopo…

Perfetto.

Dal city manager al direttore dell’Asl, ai fratelli Marrone, a Ponzoni, sono a Desio…

…da una vita.

…almeno da 15 anni e sono le figure principali.

Bene. Perché è importante mantenere gli spazi? Perché è importante non edificarli? Perché è importante fare il parco da questo punto di vista? Innanzitutto, anche se non c’entra tanto con la questione della legalità, incomincia ad esserci tanto dismesso molecolare in questo territorio, vuol dire non grandi aree industriali dismesse, ma piccoli capannoni e alcuni edifici costruiti negli anni ’60 che cominciano ad essere abbandonati. Noi dobbiamo orientare le forze economiche del settore edilizio verso la rottamazione e il recupero di questo patrimonio e non verso l’urbanizzazione di nuovo suolo, per le ragioni dei due punti precedenti.
Invece che interessi ci sono sul nuovo suolo? Due tipi di interessi. Il primo è quello di rendere le nuove aree edificabili, spesso aree che hanno conosciuto dei passaggi di proprietà negli ultimi anni. Su cui si dovrebbe indagare. E come dire, il primo interesse di un’attività illegale che usa l’edilizia per pulire denaro è quello di rendere queste aree edificabili, pulire il denaro lo si può fare comprando un immobile, ma anche lucrando una rendita straordinaria che è frutto di una decisione amministrativa che dice area agricola uguale area residenziale e il valore aumenta di 100 volte, così ho già guadagnato. Il primo interesse dell’economia illegale a non fare il passo per me è questo. Il secondo interesse è che in questi spazi aperti noi non è che vediamo una bella campagna o dei bei parchi urbani, vediamo qualcosina, una premessa di queste cose nei due PLIS, che però occupano meno di un quarto dell’area che andiamo a ipotizzare come nuovo parco regionale.
Ma troviamo una quantità straordinaria, lo può vedere qualsiasi persona guardando dall’alto questo territorio con Google, una straordinaria quantità di recinti, piccoli, grandi medi, e cosa succede in questi recinti? Non lo sappiamo bene. A me sembra che si sia poco indagato su cosa succede in questi recinti. In tre recinti un anno e mezzo fa le forze dell’ordine hanno scoperto tre discariche abusive della ‘Ndrangheta. Sugli altri cosa c’è? perché l’Asl non va a vedere cosa c’è al suolo? Quasi sempre è stata scavata la terra di coltura ed è stata venduta. Io non sono molto competente da un punto di vista giuridico però non so se è lecito. Sono stati trasformati in piazzali con degli inerti e che composizione hanno questi inerti? Siamo sicuri che non ci sia dell’eternit, siamo sicuri che non ci siano stati versamenti di cisterne di materiale inquinato? Perché c’entrano tante volte dei camion? Perché sono impermeabili alla vista, con siepi fittissime e altissime? Nella migliore delle ipotesi perché diventano depositi a cielo aperto di materiali edili e di camion che comunque non potrebbero stare in una zona agricola.
Quindi c’è un secondo problema che ha a che fare con la bonifica di questi recinti, infatti vanno demoliti. Bisogna vedere cosa c’è al suolo e bisogna riportarli a spazi aperti, visibili, che siano o più agricoli o più di tipo naturalistico, più a bosco o più a prato, è importante.

Una leva possibile, importante anche se non l’unica, potrebbe essere l’aiuto
a chi ancora fa agricoltura… Certamente chi fa finta agricoltura
costruendo maneggi, alberghi e residence camuffati non ha diritto a nulla,
ma per chi fa agricoltura a chilometro zero può esserci un coinvolgimento imprenditoriale interessante.


Queste sono le tre ragioni per farlo. Come farlo? Non è facile. In modi diversi, un po’ grazie alla mano pubblica… . La superficie è pari a 10 volte il Parco Nord, che è stato fatto tutto attraverso l’azione pubblica. Quindi appare impossibile ripetere l’esperienza del Parco Nord, ma qualche anno fa non era molto diverso da queste aree, c’era una fabbrica dismessa, dei rottami, non era quello spazio di qualità che vediamo adesso. Dirottare una parte degli investimenti pubblici non per fare quei giardinetti costosissimi, con tante aiuole, ma dei parchi molto semplici con filari e prati, con costi di gestione bassissimi, anzi dove la gestione la possa fare, come nel Parco di Monza, un’impresa agricola che tre volte all’anno taglia il fieno e poi lo dà alle mucche.

Ma inquadriamolo meglio, date le tre motivazioni l’analisi di fondo c’è sicuramente. Dal punto di vista dell’interesse pubblico vorrebbe dire in qualche misura far sedere allo stesso tavolo dal sindaco di Giussano a quello di Monza e via via quanto meno tutta la parte politica di questo territorio?

Si.

…e in piccola parte la provincia di Milano

E la provincia di Monza.

…in gran parte quella di Monza, e la prima domanda che mi verrebbe spontaneo fare sarebbe “Dario Allevi, Lei che in una serie di incontri su Abitare il futuro della Brianza

Diceva che bisogna evitare una nuova colata di cemento.

…ha dichiarato No a nuove iniziative edilizie, sì al consumo di suolo zero. è d’accordo nel fare di questo grande territorio, di questo grande corridoio un parco regionale? Tutto passa da una serie di legittimazioni.

E certo. Era giusto che noi in questo momento facessimo il nostro ruolo, quello degli studiosi, abbiamo lanciato una ipotesi. Le forze sociali, le istituzioni, innanzitutto Comuni, Provincia ma anche Regione, le forze politiche, il mondo associativo, ora tocca a loro. Certo noi ci saremo ancora, rilanceremo la cosa a settembre ma il passo ulteriore passa, non anche ma inevitabilmente, attraverso una presa in carico da parte delle istituzioni. E questa cosa non si può fare in questo territorio fuori dal parco regionale, i due PLIS esistenti, già qualcosa di buono, sono soggetti istituzionalmente troppo deboli, bisogna rafforzarli.

Stiamo parlando di?

Grugnotorto e Brianza Centrale. Bisogna metterli in rete, fare economie di scala per le professionalità esistenti, inserirvi territori nuovi, e non basta il nuovo PLIS che si è ipotizzato ad Albiate, Sovico e Macherio. Non basta che si mettano insieme questi territori in un’idea di parco, anche se non è un carrozzone burocratico, ma una struttura leggerissima anzi che risparmia rispetto a tanti PLIS e qui il parco non si costruisce e basta, non abbiamo un bosco di qualità come sull’Adamello quindi si fa il parco e contemporaneamente una politica di conservazione e tutela. Qui bisogna fare come al Parco Nord, in forme nuove, con investimenti molto più contenuti, un ragionamento più attento sui costi di gestione, soprattutto riflettendo su come un’agricoltura di possibilità, un’agricoltura urbana, un’imprenditorialità nuova agricola possa dare un contributo a realizzare un nuovo parco. Però è una natura e un’ambiente da ricostruire, non abbiamo il residuo del bosco delle Groane da rendere fruibile e fermare l’edificazione che minacciava trent’anni fa…

Anche perché più che di un parco, stiamo parlando di uno spazio a cielo aperto definendo questo corridoi e queste aree. Va innestato il recupero di aree…

Diciamo che lì noi abbiamo tutti un’esperienza che dovrebbe essere modello.

Diciamo così: se inquadrato in maniera onesta intellettualmente e corretta il sistema della perequazione urbanistica potrebbe servire in qualche misura a recuperare risorse?

Sì, è una leva, non è l’unica. Cioè se costruisco fuori dall’osso duro di questo parco, una parte delle risorse, una parte della rendita che realizzo devo destinarla a ricostruire ambiente in questi spazi. Una leva possibile, importante anche se non l’unica, ce ne sono anche altre, potrebbe essere l’aiuto a chi ancora fa agricoltura, e a certe condizioni fa un servizio pubblico, quindi va aiutato. Certo che chi fa finta agricoltura costruendo maneggi, alberghi e residence camuffati, no, ma per chi fa agricoltura a chilometro zero ci può essere un coinvolgimento imprenditoriale di questo tipo.

Mi sembrerebbe corretto dirottare una parte degli investimenti pubblici non per fare quei giardinetti costosissimi ma dei parchi molto semplici con prati e con costi di gestione bassissimi, come il Parco di Monza dove un’impresa agricola tre volte all’anno taglia il fieno e poi lo dà alle mucche.
Diciamo che l’iniziativa vuole riequilibrare sostanzialmente l’ecosistema del territorio tra ambiente, ecologia ed economia perché ritorni a vivere.

Esatto.

Questo è il quadro della situazione. Il problema è che nel momento in cui Lei semplicemente dice Ma sappiamo se là avremo dell’eternit, se quelle sono in realtà… ?

Vuol dire stare attenti, si tratta di andare a vedere in tutti i recinti che suolo c’è.

Vuol dire innestare nella politica pubblica dei piccoli comuni paure e una logica molto italiana

Bisogna andare a vedere cosa c’è. L’Asl faccia la mappa di tutti i recinti.

Scusi hanno appena inquisito il direttore dell’Asl di Monza, facente parte della cupola della ‘ndrina

Ma io non parlo delle persone, ma delle istituzioni. Io chiedo che l’Asl vada a fare prelievi e rilievi in tutti i recinti, veda se c’è ancora suolo di coltura, se non c’è più denunci questo reato, se ci sono degli inerti li analizzi e faccia dei carotaggi per vedere se ci sono stati dei versamenti di materiale inquinato. Ne va della nostra salute.

Assolutamente corretto. Il problema è che abbiamo appena scoperto tramite lo scandalo…

E ci sarà qualcun altro, ci saranno forze positive.

Non la veda come contrappunto negativo, sto semplicemente riflettendo con Lei in termini asettici ma anche con un pizzico di esperienza. Se tanto mi dà tanto e se abbiamo appena scoperto dalla scandalo di Santa Giulia che non ci sono controlli sui pozzi complessivamente, innestare questo significa che… basterà una petizione popolare a dare un senso?

E la facciamo fare…

Sto pensando che non c’è nessuna parte politica…

Ma vediamo, magari a settembre ci sarà qualcuno che si riconoscerà.

Si è già pronunciato e si già è arrabbiato con me al telefono Pippo Civati perché voleva portare avanti questa iniziativa subito…

Si.

Perché me lo ha detto al telefono, Civati che credo Lei conosca.

Sì sì. Perché si è arrabbiato?

Perché voleva che venisse già presentata, perché in qualche misura voleva essere dentro a questa iniziativa. Ho detto arrabbiato ma sto eccedendo adesso da questo punto di vista.

Penso che sicuramente Civati la rilancerà e la riprenderà questa idea, io ci conto.

Non è sufficiente, glielo dico dietro le quinte, c’è un sistema complessivo di opposizione che è peggio degli inerti e dei recinti.

Sì, non sono ingenuo. Però insomma ognuno farà il suo.

Purtroppo ci sono due mondi che vanno a toccare questo corridoio: il mondo della Provincia di Milano e quello della Provincia di Monza e Brianza e sono completamente separati, c’è una dogana in questo momento.

Ma si può superare la questione.

Ne è sicuro? Ora in Lombardia c’è la costruzione di una grande dogana con tanto di sbarra.